Francesco Bacone riconduceva la scienza al metodo dell’induzione dall’esperienza.
L’induzione di Francesco Bacone rivedeva l’induzione enumerativa tradizionale aristotelica le cui generalizzazioni erano anticipazioni della natura, ma non superava le definizioni sostanziali secondo lo schema aristotelico genere-specie.
Le interpretazioni della natura di F. Bacone rimandavano ad una induzione eliminativa di ipotesi formali senza teoria e matematica, ipotesi su forma o sostanza distanti dalle ipotesi teoriche funzionali matematiche della moderna scienza galileiana che portavano alle leggi della natura.
Il Novum organum (1620) di Francesco Bacone è un trattato di logica induttiva.
Oltre l’enfasi sulla tecnologia apre alla modernità l’accento di Bacone sull’esperimento: «Bisogna torcere la coda al leone»: l’osservazione è semplice constatazione, l’esperimento è intervento sulla natura.