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Pietro Abelardo: logica medioevale, problema degli universali e XII secolo

Nel XII secolo si sviluppano le attività commerciali e vi è una decisa ascesa della borghesia: la crescita della economia mercantile ben apre la società europea occidentale a sempre più stretti rapporti culturali con il mondo arabo e la scientificamente e tecnicamente più avanzata civiltà musulmana.

E’ l’epoca della Scuola di Chartres, che al culto delle lettere unisce decisi interessi filosofici e scientifici e un’attenzione particolare ai temi della cosmologia platonica. Alla Scuola di Chartres appartengono Bernardo e Teodorico, Gilberto Porretano (1080-1154) e Guglielmo di Conches (1080-1154). Evidentemente legati all’ambiente e alla cultura di Chartres sono Bernardo Silvestre ed Alano di Lilla (1125-1203). L’aspetto più significativo della esperienza chartriana è la rilettura cristiana del Timeo nella traduzione e con il commento di Calcidio. Testimonianza dell’interesse e dell’impegno scientifico della Scuola di Chartres è l’importanza accordata sia da Guglielmo di Conches che da Teodorico allo studio matematico della natura e l’elaborazione da parte di Teodorico di una teoria fisica in cui si precorre la teoria dell’impetus.

Il secolo XII è pure il secolo di Pietro Abelardo (1079-1142): la logica quale ars o scientia sermocinalis, l’impiego dei metodi della dialettica in teologia e la dottrina etica dell’intentio o consensus animi sono ben aspetti originali dell’opera del Maestro Palatino.

Dopo Severino Boezio dal XII al XIV secolo la logica medioevale si sviluppa in vetus e nova: la “vecchia” e “nuova” logica rimandano alla struttura e al carattere formale dell’insegnamento scolastico; è dalle scuole monacali, poi cattedrali fino alle università che la filosofia medievale è detta Scolastica. Lectio e quaestio e disputatio scolastiche medioevali configuravano un procedimento razionale centrato sulla logica o dialettica: la logica o dialettica era disciplina o arte liberale, e le arti liberali erano propedeutiche alla teologia; ogni studio poteva ritenersi avvantaggiato dalla logica. Se la logica nova vedrà subentrare alla “antica” la via modernorum, alla ars logica vetus appartiene Pietro Abelardo; e Pietro Abelardo «si può considerare il fondatore della logica formale pura (“terministica”) del Medioevo» (Giulio Preti).

L’orizzonte logico di Pietro Abelardo e della logica vetus comprende i commenti di Severino Boezio: «attraverso i commentari di Boezio… elementi stoici… lievitano la trattazione fino al punto di portare ad una intera rielaborazione delle originarie dottrine peripatetiche» (Giulio Preti). Alla rilettura linguistica stoica via Boezio della logica aristotelica Abelardo ben affiancava una risposta concettualistica al problema degli universali. Il problema medioevale degli universali o quaestio de universalibus riguarda la realtà dei concetti e nomi generali per i concetti e rimanda, pure via Boezio, al complesso interrogativo sollevato da Porfirio di Tiro nell’Isagoge o Introduzione alle Categorie di Aristotele: «se “generi” e “specie” esistano realmente in natura o siano solamente concezioni della mente umana, se nel caso esistano in natura siano corporei o incorporei, inerenti agli oggetti dei sensi o da loro separati» (Thomas Reid, Sintesi critica della logica di Aristotele 1774).

Le posizioni rispetto alla grande questione filosofica medievale degli universali o concetti oscillano tra nominalismo e realismo: realismo e nominalismo affermano l’esistenza rispettivamente reale e nominale di idee, generi e specie.

Il problema degli universali si fa oggetto della discussione filosofica medioevale col XII secolo. L’esordio del confronto sugli universali è legato al francese Roscellino di Compiègne: la coerenza rispetto al proprio nominalismo portava Roscellino all’idea teologica triteistica che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo della Trinità cristiana siano tre persone divine singole sostanzialmente distinte e non un unico Dio, “Trinità” essendo puro nome; per Roscellino erano nominalisticamente reali solo i singoli individui, i concetti universali riducendosi addirittura ad un flatus vocis ovvero un semplice “fiato di voce”. Se Roscellino si volge al dogma religioso della Trinità con l’atteggiamento della ragione, Anselmo d’Aosta costruisce la prova a priori dell’esistenza di Dio o argomento ontologico dell’Essere perfettissimo che non può mancare della perfezione della realtà sul presupposto della fede: secondo il suo concetto Dio è aliquid quo nihil maius cogitari possit ossia “qualcosa di cui niente può pensarsi maggiore”; come ad Anselmo subito ribatté il monaco francese dello XI secolo Gaunilone di Marmoutier di Tours la definizione di Dio qual massimo concepibile è tuttavia colma di senso per il credente, che aggiunge colla fede l’esistenza ai predicati attribuibili a Dio con la ragione.

La fede ben entra naturalmente nel realismo platonico di Anselmo d’Aosta: gli universali o concetti esistono realmente come idee nella mente di Dio. L’affermazione platonica della realtà degli universali, l’attribuzione ai concetti del carattere cosale di res, la considerazione essenziale dei termini generali si ripresenta poi con forza nel francese Guglielmo di Champeaux (1070-1121), al quale però Pietro Abelardo opponeva nominalisticamente il proprio concettualismo terministico o realismo moderato che risolve ogni idea nella mente, che riconduce la logica a discorso, che non indulge alle essenze reali della speculazione metafisica, che si concentra sui significati, che ben considera gli universali astrazioni intellettuali, che riduce l’esistenza dei concetti allo spirito umano comprendente ed alle sue operazioni. Se esistenza extramentale umana sarà alle idee ben assegnata da San Tommaso d’Aquino, terministicamente si approssimerà infine alla questione degli universali il princeps nominalium cioè “principe dei nominalisti” Guglielmo di Occam.

Il XII è inoltre il secolo della gran fioritura delle raccolte sentenziali: opera eminentemente scolastica e di parecchia fortuna nel Medioevo che si distingue per l’equilibrio spiccano i Libri sententiarum di Pier o Pietro Lombardo.

Altra personalità del XII secolo è Giovanni di Salisbury (1110-1180): cultore delle lettere classiche unisce allo empirismo di ascendenza probabilistica accademica un atteggiamento fideistico; e in politica rivendica il primato della legge fondata in Dio ed asserisce la stessa liceità del tirannicidio.

Rilevante per la spiritualità religiosa del XII secolo è l’escatologia di Gioacchino da Fiore (1130-1202): ne sono rintracciabili motivi nella concezione della storia di San Bonaventura.

Importanti per la mistica del XII secolo sono il cistercense Bernardo di Chiaravalle (1091-1153) e i vittorini Ugo (1096-1141), autore dello enciclopedico ed aperto alle arti meccaniche Didascalicon, e Riccardo (1123-1173): tutti e 3 rifiutano la cultura fine a se stessa non orientata in senso ascetico.