«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e reverenza sempre nuove e crescenti quanto più spesso e quanto più a lungo il pensiero vi si ferma sopra: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me» (I. Kant, Critica della ragion pratica).
L’esperienza umana è per I. Kant collocabile tra necessità naturale e libertà morale: il «cielo stellato sopra di me» della natura meccanica fenomenica è oggetto della conoscenza; della «legge morale in me» della libertà e del regno noumenico dei fini si occupa l’etica.
Tra il mondo fenomenico della conoscenza e il mondo noumenico dell’etica media il Giudizio estetico e teleologico o finalistico relativo all’ordine ed alla finalità nei fenomeni: alla facoltà di giudizio è da I. Kant dedicata la Critica del Giudizio del 1790.
La questione del Giudizio si inserisce tra il problema teoretico e il problema etico-religioso: il problema teoretico o conoscitivo è legato alla domanda su che cosa io posso sapere e riguarda bene la realtà e la conoscenza della realtà (ontologia, metafisica, logica, gnoseologia ed epistemologia), il problema etico è legato alla domanda su cosa devo fare e riguarda la morale e per estensione la politica e il diritto, il problema religioso è legato alla domanda su cosa posso sperare e riguarda appunto la religione; ai problemi teoretico, etico e religioso I. Kant dedica rispettivamente la Critica della ragion pura del 1781 e 1787, la Critica della ragion pratica del 1788 e La religione nei limiti della semplice ragione del 1793.
La conoscenza è per I. Kant unificazione categoriale intellettuale pura del materiale sensibile per giudizi determinanti, scientifici, che costituiscono la realtà oggettiva secondo una regola: verità naturale, necessità causale e leggi meccaniche del mondo fenomenico.
Il Giudizio è per I. Kant riflettente, non conoscitivo, non scientifico, sentimentale, universale soggettivo senza concetto, fra l’intelletto e la ragione morale, finalistico fenomenico tra meccanicismo fenomenico e finalismo noumenico.
Il giudizio estetico è da I. Kant ben riferito: 1) al bello come oggetto di piacere disinteressato; e 2) al sublime quale spettacolo grandioso e timoroso della natura.
Il giudizio teleologico è da I. Kant ben riferito a 2 ordini di finalità: la interna degli organismi e la esterna del disegno divino.
Metafisica, morale e religione ben segnano per I. Kant il passaggio dal sapere alla fede: la ragione pura può essere pratica e da sé sola muovere, determinare la volontà all’azione: la ragione pura pratica è sintetica a priori, c’è autonomia della coscienza morale, la coscienza della legge morale o imperativo categorico è un fatto della ragione e la moralità è la ratio cognoscendi della libertà; la ragion pura pratica ha i 3 postulati della libertà ratio essendi della moralità, di Dio garante del sommo bene come accordo di virtù e felicità e della immortalità dell’anima per la volontà santa quale pensabile soltanto in una vita infinita.
La religione è ormai in I. Kant appendice, e non più fondamento, della morale: la religione nei limiti della semplice ragione diventa la conoscenza dei nostri doveri come comandi divini.
«Ho quindi dovuto abbandonare il sapere per far posto alla fede» (I. Kant, Critica della ragion pura): ben concluso che la metafisica non è scienza Immanuel Kant ne recupera gli oggetti tradizionali sul piano etico-religioso: Dio, la liberta e l’immortalità dell’anima diventano i 3 postulati della ragion pura pratica.
Se la conoscenza è fenomenica, la metafisica è noumenica e fa così riferimento alla cosa in sé in quanto è pensabile ma non è conoscibile: l’uomo può conoscere solo i fenomeni sensibili e quello di noumeno è per Immanuel Kant un concetto-limite per circoscrivere le pretese della sensibilità; essendo quindi l’esperienza conoscitiva, scientifica solo sensibile I. Kant passa alla dialettica trascendentale come logica della apparenza illusoria o parvenza, la quale studia dunque errori e contraddizioni in cui la ragione cade naturalmente quando tenta di oltrepassare i limiti dell’esperienza possibile, secondo il suo bisogno metafisico e la sua funzione regolativa, per portare ad unità il sapere in una psicologia, cosmologia e teologia razionali.