La filosofia aveva esordito interrogandosi sul mondo fisico. Caratteristica delle cose fisiche, corporee, materiali è l’estensione spaziale. La realtà fisica, corporea, materiale è così estesa. L’estensione spaziale è continua: non ammette interruzioni. Essendo estesa, la materia si dispiega in questo modo senza soluzione di continuità. La materia dei primi filosofi non era tuttavia proprio continua: ammetteva interruzioni. Nel sistema filosofico pitagorico l’estensione materiale si risolveva così in punti-corpuscoli discreti. La sostanza dei pensatori che non ponevano pitagoricamente nel numero intero il principio delle cose lasciava pure luogo a lacune. A trarre rettamente le conseguenze della riduzione della realtà ad un fondamento materiale è Parmenide di Elea. Bertrand Russell rilevava che la critica di Parmenide muove da una debolezza di tutte le teorie precedenti: la contraddizione tra l’idea che tutto sia fatto di qualche materia fondamentale e il parlare di spazio vuoto.
Di Elea nella italica Magna Grecia Parmenide porta la domanda intorno alla realtà sul piano ontologico-metafisico: Parmenide tematizza l’essere stesso e dell’essere stabilisce i caratteri per via logica. Il discorso di Parmenide rimanda alla considerazione puramente matematica dell’estensione spaziale che caratterizza la realtà materiale: il punto e gli altri enti geometrici sono oggetti di ragione. Nella propria estensione la materia non presenta soluzioni di continuità ed è ininterrotta: per Parmenide l’essere è continuo e senza vuoti. Essendo continuo e senza vuoti, così per Parmenide: l’essere è e non può non essere, mentre il non-essere non è e non può essere; l’essere è uno, perché è compatto e non conosce fratture; l’essere è immobile, perché è tutto pieno e non deve colmare vuoti; l’essere è immutabile, perché identico a se stesso e senza spazi di trasformazione; l’essere è eterno, non potendo generarsi né dissolversi nel vuoto inesistente.
Nella impostazione e nello sviluppo del discorso sull’essere Parmenide portava avanti le istanze della ragione e della logica: la ragione imponeva di considerare ineludibile la materia dei monisti presocratici, il cui principio esteso pervadeva tutte le cose; la logica svolgeva coerentemente la premessa monistica dell’unico principio materiale della realtà. Nel condurre alle estreme conseguenze il monismo presocratico Parmenide mostrava tuttavia il limite della metafisica che ontologicamente risolve l’intero esistente nel solo essere: la mancata spiegazione e la riduzione ad apparenza del mondo dell’esperienza sensibile. Nel privilegiare la ragione rispetto ai sensi Parmenide esprimeva in ogni modo la consapevolezza filosofica gnoseologica ed epistemologica che la conoscenza umana è una costruzione razionale per superare l’opinione in un discorso scientifico vero.
Parmenide lega il nome alla scuola di Elea o eleatica ma non è l’unico rappresentante dell’eleatismo: con gli eleati la filosofia incomincia a profilarsi sullo sfondo delle conoscenze.