PROF. MAURO LUCACCINI – FILOSOFIA e Catalogo online della Biblioteca microlatata filosoficamente configurata Filobiblìa oltrarno in Via Duccio Galimberti 19 a San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo: lucaccini.m@liceisgv.eu

Restaurazione e Risorgimento: da G. W. F. Hegel a Karl Marx: hegelismo, antihegelismo, filosofie, tradizione, rivoluzione ed eredità hegeliana

La reazione realistica, irrazionalistica ed esistenzialitica a Hegel

Se all’idealismo hegeliano J. F. Herbart opponeva il realismo, contro Hegel allo Spirito razionale e alla essenza replicavano con la volontà irrazionale e con l’esistenza rispettivamente Arthur Schopenhauer e S. A. Kierkegaard: se A. Schopenhauer si scontra direttamente con Hegel per finalmente vedere il successo arridere al proprio pensiero pessimistico dopo il crollo delle speranze rivoluzionarie europee del 1848, Kierkegaard non si decide per nessuna vita tra le tre possibilità stadiali esistenziali da lui indicate ma compone tuttavia svariati testi asistematici ed il Diario e in nome della tremenda serietà della fede cristiana polemizza con la chiesa danese.

Ideologia, tradizionalismo e libertà in Francia

Secondo la definizione di A. Destutt de Tracy l’ideologia è la scienza del formarsi delle idee basata sulla analisi delle sensazioni; e con P. Cabanis la ideologia porta il problema della conoscenza sensisticamente aggredito sul piano della fisiologia cerebrale e nervosa e però dalla ideologia allo spiritualismo passa M. Maine de Biran ponendo l’accento sulla spontaneità e sulla libertà dell’io e della sua volontà, ed eclettico è lo spiritualismo di V. Cousin che è influenzato dalla stessa “filosofia scozzese del senso comune” di Thomas Reid e che degli spiritualisti eclettici che si distaccano dal sensismo di E. B. de Condillac e ritornano alla coscienza è il rappresentante principale. La riflessione politica francese si faceva poi assolutamente conservatrice con i tradizionalisti: L. de Bonald e J. de Maistre sono insieme a R. de Lamennais i principali esponenti del tradizionalismo, che alle pretese della ragione illuministica oppone il valore della tradizione religiosa e politica come modello di vita e di società e che dalla rivendicazione del fondamento religioso della storia umana e dalla totale subordinazione dell’individuo allo Stato finisce quindi nel completo fideismo. La questione della libertà politica è invece al centro del pensiero di B. Constant e A. de Tocqueville, che rispettivamente fa ben del potere la garanzia dei diritti e indaga i rapporti individuo-democrazia.

Il socialismo utopistico

I filosofi sociali francesi saranno da Marx posti sotto l’etichetta del socialismo utopistico per opporli al proprio socialismo scientifico: per Lenin il marxismo era bene il legittimo successore della filosofia tedesca, dell’economia politica inglese e del socialismo francese; e il socialismo francese ha tra i propri pensatori più significativi C. de Saint-Simon, Ch. Fourier e P. Proudhon. Per Saint-Simon la società moderna vede bene al centro l’industria quale risulta dagli sviluppi tecnico-scientifici: la “nuova società” scientifico-industriale sarà ben riorganizzata attorno alla scienza ed al sapere e sarà guidata dalle nuove classi produttive con beneficio della «classe più numerosa e più povera». Per Ch. Fourier la riforma sociale rimanda invece alla armonia delle naturali attrazioni passionali rendendo quindi il lavoro attraente e massimamente produttivo ed eliminando concorrenza e sfruttamento. Per Proudhon la proprietà borghese capitalistica è un furto, poiché grazie alla produttività del lavoro collettivo organizzato il capitalista sfrutta l’operaio non corrispondendogli il vero valore del suo lavoro e si rende libero asservendo i lavoratori: un ordinamento socio-economico giusto garantisce la libertà con l’autogestione operaia della produzione.

La filosofia italiana del Risorgimento

La filosofia italiana dei primi decenni dell’Ottocento si confronta con la cultura illuministica, con il sensismo di Condillac e con il pensiero degli Ideologi: se padre Francesco Soave ricorreva a John Locke per moderare Condillac, Melchiorre Gioia rileva tutta la differenza tra sensibilità e facoltà di combinare le sensazioni ma mette tra parentesi la questione dell’anima volendosi limitare alla descrizione empirica dei fenomeni psichici e morali. Il sensismo è poi temperato da Giandomenico Romagnosi: se afferma la autonomia del «potere logico» dell’intelletto, il Romagnosi vuole fondamentalmente costruire una «filosofia civile» che basi morale, diritto e politica sulle leggi della “natura umana” ben rintracciabili empiricamente secondo il metodo induttivo-sperimentale; studiando l’uomo sociale di fatto attraverso la storia culturale emerge per Romagnosi la naturale tendenza allo «incivilimento» come equilibrio di forza e utilità. Al problema della conoscenza ben si rivolge quindi Pasquale Galluppi: se riconduce la realtà delle nostre conoscenze all’esperienza, per Galluppi è dal dato immediato originario della coscienza che deve muovere la «filosofia dell’esperienza» per giungere all’esistenza dell’io e del mondo esterno e per inferire la esistenza dello stesso Dio dalla intuizione della nostra condizione di esseri mutevoli. A Dio quale «essere ideale» guarda Antonio Rosmini, il quale denuncia i limiti del soggettivismo moderno rispetto alla fondazione della conoscenza come sapere oggettivo: è l’idea innata dell’essere presente in noi in quanto postavi da Dio a garantire per Antonio Rosmini la oggettività della nostra conoscenza, conoscenza che è il risultato dell’incontro di sensazione e idea dell’essere, incontro che determina l’ente reale come sintesi a priori della formale idea dell’essere e della materiale sensazione; se da essere ideale Dio si precisa come persona assoluta, anche in sede morale Rosmini rifiuta il soggettivismo kantiano per un’etica oggettiva cristiana. Cristiana cattolica è altresì la filosofia di Vincenzo Gioberti, con la sua difesa dell’ontologismo, per il quale soltanto l’Essere di Dio come Ente reale è direttamente ed intuitivamente conoscibile dall’uomo: il primato ontologico di Dio si esprime bene nella formula “L’Ente crea l’esistente”, mentre  con la formula “L’esistente ritorna all’Ente” si afferma il carattere progressivo della tensione morale dell’uomo verso Dio. Apriranno infine la strada al positivismo italiano gli allievi di Romagnosi Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari.

Destra e sinistra hegeliane

Dopo la morte di Hegel la scuola raccoltasi attorno a lui a Berlino non tarda a ben manifestare divergenze sui rapporti tra la filosofia hegeliana e la religione: per la cosiddetta Destra hegeliana o vecchi hegeliani il pensiero hegeliano è in perfetto accordo con la dottrina cristiana, per la sinistra o giovani hegeliani il cristianesimo è invece inconciliabile con l’idealismo; dopo la svolta reazionaria del governo prussiano a partire dal 1840 il dissenso tra destra e sinistra  hegeliane da “religioso” si fa politico, e le posizioni critiche e la negazione della piena razionalità del reale sul piano di istituzioni politiche e religiose suscitano la reazione dell’autorità contro i giovani hegeliani.

Ludwig Feuerbach

Autore de L’essenza del cristianesimo del 1841 e poi de L’essenza della religione del 1845, influenzato da Hegel Ludwig Feuerbach ben passa dalla teologia alla filosofia e alla filosofia rimette la demistificazione della teologia. Ora, appartenente alla Sinistra hegeliana, Feuerbach considera la religione quale proiezione, hegelianamente alienazione dell’umano: Dio è una costruzione umana, è la personificazione dei bisogni e dei desideri dell’uomo inteso nella sua integralità, anche come corpo, non solo come puro pensiero; tale umanesimo integrale, capovolgendo il rapporto posto da Hegel tra spirito e natura, tra idea e materia, prelude al marxismo: Spiritualismo e materialismo (1863-66). Per Feuerbach la teologia si riduce ad antropologia e si sottolineano le basi materiali della religione nelle necessità concrete dell’uomo, la cui esistenza è quindi ricondotta a determinanti strutturali pratiche: l’uomo è ciò che mangia; gli attributi divini non sono che attribuzioni di caratteristiche, di desideri, aspirazioni, bisogni materiali umani ed attributi umani.

Individualismo e anarchia

Autore de L’unico e la sua proprietà del 1845 Max Stirner considera l’individuo, l’io singolo, l’unico come il solo valore e la sola libertà: tutto il resto è sua proprietà; è individualismo anarchico. Anarchico libertario solidale è invece l’antistatalismo di Michail Bakunin: Stato e anarchia, 1873.