G. W. F. Hegel (1770-1831) e l’Assoluto come Spirito
Hegel, la fonte di tutto lo storicismo contemporaneo,… realizzò le cose più miracolose. Logico sommo, fu un gioco da bambini per i suoi efficacissimi metodi dialettici estrarre veri e propri conigli fisici da cappelli puramente metafisici… La fama di Hegel è stata ben fatta da coloro che preferiscono una rapida iniziazione nei più profondi segreti di questo mondo ai faticosi tecnicismi di una scienza che, dopo tutto, può solo deluderli con la propria incapacità di svelare tutti i misteri
K. R. Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945, Armando 1986, vol. 2, pp. 41-42
Moritz Schlick rilevava la radice dell’idealismo nella autocoscienza come conoscenza di sé nella propria intimità ed essenza: da Socrate a Sant’Agostino, da Cartesio a I. Kant.
Per I. Kant (1724-1804), in quanto unità sintetica dell’appercezione, l’Io penso è autocoscienza, coscienza di sé e della propria esistenza, e presiedendo alla applicazione delle sue categorie intellettualmente costituisce, forma la realtà oggettiva fenomenica oggetto della nostra esperienza.
Coi dibattiti sulla cosa in sé di Immanuel Kant si era andati verso la eliminazione del noumeno e l’attribuzione al soggetto della stessa materia della conoscenza, ossia delle sensazioni e del mondo delle percezioni indipendente da intelletto e pensiero.
Come soggettivismo metafisico che tende a risolvere l’intera realtà nel pensiero quale Io, Spirito, Idea l’idealismo romantico tedesco classico postkantiano è storicamente e dialetticamente: a) soggettivo o etico con J. G. Fichte, b) oggettivo od estetico con F. W. Schelling e c) assoluto, come superiore sintesi di a) e b), con G. W. Hegel.
Con Fichte (1762-1814) dall’Io penso funzionale di I. Kant si passa all’Io puro metafisico che pone se stesso e a sé opponendolo produce il Non-Io come materia sensibile, natura, mondo.
Con F. W. Schelling (1775-1854) l’assoluto non è solo Io ma anche Non-Io; l’Assoluto è spirito e materia, spontaneità e natura, soggetto e oggetto.
Con G. W. Hegel si va dall’adesione alla posizione schellingiana alla rottura con Schelling e al passaggio dall’identità di Io e Non-Io allo Spirito oggettivo assoluto: divino, libero e immortale lo Spirito è la forza razionale che governa la realtà, il mondo, la storia; in quanto è ragione, mente, idea l’attività dello Spirito è conoscitiva, e ad ogni incremento di conoscenza di sé da parte dello Spirito corrisponde un progresso di realtà, mondo, storia in razionalità e libertà.
L’idealismo di Fichte e Schelling e la sintesi di G. W. F. Hegel
L’idealismo romantico tedesco classico postkantiano ben presenta hegelianamente 3 momenti storico-dialettici: a) la tesi è l’idealismo soggettivo od etico di Fichte, autore della Dottrina della scienza del 1794; b) l’antitesi è poi l’idealismo oggettivo o estetico di Schelling, per cui nell’arte si coglie la unità di spirito e natura; e c) la sintesi di a) e b) è l’idealismo assoluto di Hegel (1770-1831).
Colla rilettura metafisica di Kant a fine XVIII secolo Fichte dà vita alla filosofia idealistica soggettiva dell’Io che pone la stessa materia e si riafferma incessantemente trascendendola: è eliminato il residuo realistico della kantiana cosa in sé, causa problematica delle nostre sensazioni.
Con la filosofia di F. W. Schelling l’idealismo romantico tedesco classico postkantiano recupera la dimensione oggettiva ed offre in questo modo un assoluto che allo spirito affianca la natura.
Oltre Fichte e Schelling intende andare il terzo idealista tedesco classico postkantiano: Hegel. Hegel chiude il cerchio della storia ed in questo modo permette allo spirito di affrancarsi finalmente dalla natura: la realtà procede secondo la dialettica di tesi, antitesi e sintesi; la realtà è ragione, pensiero, idea; secondo la legge speculativa del superamento dialettico la logica è l’idea in sé, la natura è l’idea fuori di sé o altra da sé, lo spirito è infine l’idea che ritorna a sé o idea in sé e per sé.
Il ritorno dalla fede al sapere: il primato della ragione teoretica in G. W. F. Hegel
Immanuel Kant aveva affermato il primato della ragione pratica sulla ragione teoretica: «Ho quindi dovuto abbandonare il sapere per far posto alla fede»: metafisicamente impossibile la conoscenza lascia il posto alla morale; passare dalla conoscenza alla morale richiede un duplice salto, 1) dall’intelletto e dalle sue categorie alla ragione e alle sue idee e poi 2) dalla teologia, cosmologia e psicologia razionali a Dio, libertà ed immortalità dell’anima come postulati della ragion pura pratica.
Secondo Fede e sapere (Glauben und Wissen) del 1802 all’intelletto dell’Illuminismo e al sentimento del Romanticismo G. W. F. Hegel opponeva la ragione: l’assoluto è ben guadagnato non con la fede, l’intuizione e il sentimento ma con la ragione in senso stretto.
Se per Immanuel Kant la ragione in senso stretto e la sua dialettica trascendentale indicavano i limiti della conoscenza umana e gli errori e le contraddizioni della metafisica, per G. W. F. Hegel la ragione è organo o strumento della conoscenza metafisica, la contraddizione e la sua dialettica di tesi, antitesi e sintesi hanno valore conoscitivo e l’assoluto è Spirito secondo le tre grandi idee razionali di Dio, libertà e immortalità dell’anima.
G. W. F. Hegel: opere
Fenomenologia dello spirito, 1807.
Scienza della logica, 1812-1816.
Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, 1817.
Lineamenti di filosofia del diritto, 1821.
«La Fenomenologia è la linea di un processo teleologico ideale di cui il sapere assoluto è conclusione e risoluzione: il presupposto è quello che l’idealismo ha derivato bene dal trascendentalismo kantiano: il riconoscimento di un principio di universalità e di libertà spirituale come fondamento della esperienza, implicito anche nel più estremo grado di immediatezza di questa» (Antonio Banfi).
La Fenomenologia dello spirito: G. W. F. Hegel e la scienza dell’esperienza della coscienza
La Fenomenologia dello spirito è lo studio del manifestarsi dello spirito: lo spirito non è una sostanza ma è un’attività, e quindi non è una presenza costante come una cosa; lo spirito è una forza, ed una forza è potenzialità di manifestazione e può così comunemente dirsi esistere solo al suo apparire.
Lo spirito è coscienza come forza razionale la cui attività consiste nel conoscere.
Lo spirito è a) coscienza singola, singolo uomo ed è b) coscienza generale, Spirito del mondo.
Soggettivamente lo spirito è il soggetto empirico individuale che compie un percorso di conoscenza e così ripercorrendo i momenti conoscitivi ideali, le tappe dello Spirito del mondo fa esperienza e si forma; in questo senso la Fenomenologia dello spirito di G. W. F. Hegel è quindi l’equivalente filosofico dei “romanzi di formazione”, dei “Bildungromane” come l’Emilio di Rousseau.
Oggettivamente lo spirito è ben il soggetto puro universale che si dispiega nella storia.
I momenti di base della Fenomenologia dello spirito di G. W. F. Hegel sono quelli della storia ideale eterna di G. Vico: gli uomini che prima sentono senza avvertire, che poi avvertono con animo perturbato e commosso e quindi riflettono con mente pura sono rispettivamente rappresentati da 1) coscienza, 2) autocoscienza e 3) ragione, sintesi di coscienza e autocoscienza come principio rispettivamente esteriore e interiore.
Le seconde 3 sezioni e tappe della Fenomenologia di G. W. F. Hegel sono 4) Spirito, 5) Religione e 6) Sapere assoluto: lo spirito non è la moralità e libertà astratta del Settecento ma è equilibrio di morale ed eticità, la religione è l’assoluto colto nella rappresentazione, il sapere assoluto è l’Assoluto colto filosoficamente nel concetto.
La Fenomenologia dello spirito di G. W. F. Hegel: il senso generale di ognuna delle 6 sezioni e tappe
Coscienza
Dalla semplice unitaria certezza sensibile la coscienza procede alla percezione, la quale avverte la opposizione di soggetto e oggetto, e con l’intelletto, che rimanda alla unità sintetica dell’appercezione o Io penso, si pone come autocoscienza.
Autocoscienza
Dalla pura certezza di sé l’autocoscienza si determina nello scontro con le altre per riscoprirsi libera; l’infelicità di questa astratta libertà può però esser superata solo col riconoscimento dell’immanenza del Sé, e così l’autocoscienza si fa ragione.
Ragione
Volgendosi dalla trascendenza al mondo la ragione si ritrova nella legislazione della natura e nella legge morale dell’azione individuale, ma si realizza nondimeno nella piena universalità della realtà etica socio-politico-giuridica in cui l’individualità passa dall’in sé della moralità all’in sé e per sé dell’eticità.
Spirito
In quanto eticità la ragione oggettivata nella vita di un popolo e ben realizzata nelle sue istituzioni è spirito: le figure dello spirito sono i momenti decisivi della nostra storia occidentale, dal mondo antico alla rivoluzione francese passando per l’impero romano, la crisi della società feudale e l’assolutismo monarchico: lo spirito è innanzitutto eticità immediata del costume, ma dai suoi contrasti emerge tuttavia la esigenza del diritto; l’astrattezza del diritto si risolve però in un processo di formazione etica culminante nella coscienza morale, ma la coscienza morale è pura idealità e al confronto con il mondo reale non può trovare sbocco che nella religione.
Religione
La religione è l’autocoscienza dell’Assoluto però nella forma della rappresentazione: a) naturale (elementi e cose naturali), b) artistica (forma umana) e c) rivelata.
Sapere assoluto
La autocoscienza dell’Assoluto nella forma del concetto è il sapere assoluto: il sapere assoluto è la autocoscienza assoluta dell’assoluto; solamente nella prospettiva del Sapere assoluto come autocoscienza concettuale assoluta dell’Assoluto ben si rivela e diviene proponibile l’intero sistema della scienza filosofica.
La Fenomenologia dello spirito di G. W. F. Hegel: tappe e principali figure delle prime due sezioni
1. Coscienza
1.1. Certezza sensibile
La certezza sensibile si riferisce al realismo naturale della sensazione come coscienza dell’alterità dell’oggetto; lo hic et nunc, il qui ed ora dell’oggetto rimanda però allo spazio-tempo universale.
1.2. Percezione
La percezione si riferisce a spazio e tempo come intuizioni sensibili pure ed è sensazione cosciente spazio-temporalizzata, che però è una e molteplice perché l’oggetto è una sostanza con varie qualità.
1.3. Intelletto
L’intelletto si riferisce bene alla scienza moderna letta ed interpretata idealisticamente ed è pensiero il quale ben unifica il molteplice della intuizione sensibile nell’oggetto secondo leggi: ora, scoprendosi unità sintetica della appercezione o Io penso la coscienza si scopre quindi autocoscienza.
2. Autocoscienza
2.1. Indipendenza dell’autocoscienza: lotta a morte tra due autocoscienze per il riconoscimento
La prima figura della autocoscienza si riferisce allo stato di natura come bellum omnium contra omnes, ossia lotta di tutti contro tutti: ogni autocoscienza si sente al centro del mondo perché ha scoperto che ogni oggetto dipende da lei: non volendole riconoscere come persone ma tendendo a considerarle semplici cose l’autocoscienza si trova a scontrarsi con le altre, che si rivendicano uomo.
2. 2. Dipendenza dell’autocoscienza: signoria e servitù
La seconda figura della autocoscienza si riferisce alla schiavitù nel mondo antico: signore è chi nella lotta non ha temuto la morte; ma, mentre il signore disimpara a fare le cose e diviene dipendente dal servo, il servo ben riscopre nel lavoro la propria indipendenza dalla natura trovando la via della liberazione.
2.3. Liberazione dell’autocoscienza
La terza figura della autocoscienza si riferisce bene al pensiero antico e medievale: ben affrancatasi dall’oggetto naturale reale concreto la autocoscienza perfeziona la libertà.
La Fenomenologia dello spirito di G. W. F. Hegel: la liberazione dell’autocoscienza e il passaggio alla ragione
2.3.a. Stoicismo
Il primo momento della liberazione dell’autocoscienza si riferisce alla filosofia ellenistica: nella indifferenza stoica alle cose esteriori si ha una affermazione astratta della libertà: lo stoico è libero sia sul trono che in catene, ma la sua libertà è ritiro interiore dalle cose.
2.3.b. Scetticismo
Il secondo momento della liberazione dell’autocoscienza si riferisce alla stessa filosofia ellenistica e consiste nella negazione astratta del mondo: lo scettico solo in teoria nega realtà alle cose, ma in pratica con il senso comune opera come se gli oggetti esistessero realmente; nello scetticismo l’autocoscienza è così divisa dal riconoscimento di sé nel mondo.
2.3.c. Coscienza infelice
Il terzo momento della liberazione dell’autocoscienza si riferisce alla religione ebraica e al cristianesimo medievale: nella coscienza infelice la divisione dell’autocoscienza diviene scissione tra il sé individuale umano ed il Sé universale divino: nel tentare l’annullamento ascetico nell’Assoluto l’autocoscienza trova Dio in se stessa e ricercandolo nel mondo si fa ragione.
G. W. F. Hegel: dal Sapere assoluto al sistema della scienza filosofica
L’itinerario fenomenologico spirituale hegeliano muove bene dal realismo naturale della Certezza sensibile della Coscienza, passa per Autocoscienza, Ragione, Spirito e Religione e culmina nel compiuto idealismo del Sapere assoluto come sapere totale di tappe, momenti e figure del processo autoconoscitivo soggettivo assoluto.
Come autocoscienza concettuale assoluta dell’Assoluto il Sapere assoluto è condizione del sistema della scienza filosofica.
Il sistema della scienza filosofica metafisica idealistica hegeliana è dialetticamente articolato in 3 parti: 1) logica, 2) filosofia della natura e 3) filosofia dello spirito.
1) La logica riguarda bene l’idea in sé, 2) la filosofia della natura corrisponde all’idea per sé o idea alienata e quindi fuori di sé e infine 3) la filosofia dello spirito si rivolge all’idea in sé e per sé ossia idea ritornata a sé: ora, se l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio presenta l’intero sistema e i Lineamenti di filosofia del diritto attengono alla filosofia dello spirito, del quale condensano la oggettività nella categoria del diritto, la Scienza della logica di G. W. F. Hegel offre la struttura ontologico-metafisica complessiva dell’idea.
Se la introduzione fenomenologica al sistema non andrà oltre il momento della Ragione, la Scienza della logica di G. Hegel è tripartita secondo il ritmo dialettico di 1) tesi, 2) antitesi e 3) sintesi: 1) essere, 2) essenza e 3) concetto.
La Logica come scienza dell’Idea in sé è riassunta nella prima parte della Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio di G. W. F. Hegel: la seconda parte dell’Enciclopedia è la Natura, dedicata all’Idea per sé o fuori di sé alienatasi come natura intesa non meccanicamente ma teleologicamente, e la terza parte è lo Spirito, che tratta dell’Idea in sé e per sé.
Logica, Natura e Spirito: ecco la triade sistemica hegeliana: l’idea logica astratta è la tesi che trova l’antitesi nell’idea naturale concreta, ma legge logica e fatto naturale coincidono solo nell’idea spirituale; e lo spirito è la storia dell’uomo, che ben dal sentire naturale della vita animale si eleva alla autocoscienza e volontà, e quindi alla società e allo stato ed infine all’arte, alla religione e alla filosofia; se allo spirito soggettivo autocosciente individuale ed allo spirito oggettivo sociale collettivo ben si impone lo spirito assoluto, nello spirito assoluto alla soggettività artistica ed alla oggettività religiosa si impone in questo modo la assolutezza concettuale filosofica.
Parti dello Spirito della Enciclopedia di Hegel sono sviluppate negli hegeliani Lineamenti di filosofia del diritto: ora famiglia, società civile e Stato rappresentano la realtà storica socio-politico-giuridica concreta dell’uomo come individuo: l’esistenza umana si esprime sempre in rapporti individuali determinati, e l’individuo non ha valore in se stesso ma è funzione dello stato.
«La filosofia di Hegel è filosofia dello spirito, è un tentativo di fare della scienza dello spirito la scienza assoluta» (Harald Höffding).