PROF. MAURO LUCACCINI – FILOSOFIA e Catalogo online della Biblioteca microlatata filosoficamente configurata Filobiblìa oltrarno in Via Duccio Galimberti 19 a San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo: lucaccini.m@liceisgv.eu

Ragione, cultura e sapere storico: storicismo e neokantismo

Neokantismo e storicismo

Dagli anni ’60 dell’Ottocento nella cultura tedesca si avverte bene la esigenza di un “ritorno a Kant”: non solo contro l’idealismo, ma pure contro il positivismo materialistico; ma paradigma della scientificità per il cosiddetto neokantismo o neocriticismo rimane però naturalmente e positivisticamente il sapere scientifico fisico-matematico. Il neokantismo o neocriticismo rimanda a 2 scuole tedesche: la “Scuola di Marburgo” e la “Scuola del Baden”.

La scuola di Marburgo annovera tra i propri esponenti i neokantiani Hermann Cohen (1842-1918), Paul Natorp (1854-1924) e, dopo, Ernst Cassirer (1874-1945): Hermann Cohen è l’iniziatore di questa scuola neocriticistica, ed intende la filosofia come indagine sulle condizioni della possibilità del sapere scientifico; la filosofia è così per H. Cohen metodologia della scienza e in qualità di metodologia scientifica ed epistemologia la filosofia è rigorosa logica della scienza, e la scienza è conoscenza oggettiva ed il fondamento dell’oggettività è kantianamente nelle forme conoscitive pure che a priori costituiscono l’oggetto dell’esperienza. A Cohen si rifà Natorp ed è legato Cassirer, che pone l’accento sulle forme a priori della stessa esperienza non scientifica dell’uomo ed elabora la filosofia delle forme simboliche: per Cassirer dalla religione alla scienza passando per il linguaggio, il mito, l’arte, la morale ogni campo della cultura è un vero “universo simbolico” strutturalmente autosufficiente che tuttavia rimanda all’unico spirito umano capace di costituirne gli oggetti colla sua funzione unificatrice concettuale pura.

La “scuola del Baden” è un neokantismo che insiste bene sui valori: sicuro fondatore della “filosofia dei valori” è Wilhelm Windelband (1848-1915), il quale rileva l’assolutezza e la normatività dei principi costitutivi della coscienza morale e che distingue le scienze in nomotetiche e idiografiche; scienze idiografiche sono le scienze storiche o spirituali, che mirano all’individuale, e scienze nomotetiche sono le scienze naturali, le quali puntano viceversa all’universale e vogliono stabilire leggi, e caratteristici delle scienze dello spirito sono i giudizi di valore rispetto alla verità, al bene e alla bellezza. L’oggetto delle scienze dello spirito o scienze storiche è dal valore rappresentato per lo stesso allievo di W. Windelband Heinrich Rickert (1863-1936): è in riferimento ai valori che lo storico decide degli eventi storicamente significativi.

Dilthey e lo storicismo contemporaneo

Lo storicismo solleva proprio la stessa questione del neokantismo concentrandosi sul sapere storico: quali sono bene le condizioni della conoscenza? Nel rispondere alla domanda è bene storicisticamente determinante la distinzione delle scienze dello spirito dalle scienze della natura: Wilhelm Dilthey (1833-1911) riconduce la differenza tra scienze naturali e scienze storico-sociali al loro rispettivo oggetto, rappresentato nel primo caso dalla natura “esterna” al “soggetto” conoscente e nel secondo dal mondo umano omogeneo al soggetto stesso; omogeneità ed eterogeneità di soggetto e oggetto rimandano conoscitivamente ad una differente esperienza, la eterogeneità alla esperienza esteriore delle scienze della natura e la omogeneità alla interiore esperienza vissuta delle scienze della cultura, ragion per cui mentre le scienze della natura ricercano la spiegazione causale dei fenomeni le scienze dello spirito vogliono invece comprendere gli uomini. Dilthey indicherà quindi esattamente l’oggetto delle scienze dello spirito nelle oggettivazioni della vita umana ovverosia nello hegeliano demetafisicizzato spirito oggettivo storicamente determinato: alla storicità di ogni realtà umana è riferibile la affermazione diltheyana della relatività di idee e di valori; il relativismo culturale diltheyano si risolve così nella negazione di una visione o intuizione del mondo assoluta ed è accompagnato dall’idea della filosofia quale coscienza storica e critica della ragione storica.

Relativistico è l’esito del pensiero di Georg Simmel (1858-1918): alla negazione della assolutezza delle leggi sociali e poi alla riduzione delle categorie kantiane a condizioni psicologiche della conoscenza storico-sociale si accompagna in lui una filosofia della vita la quale riporta la realtà alla opposizione dinamica di vita e forma secondo un processo spirituale di superamento vitale della fissità formale del mondo. Relativistica è poi la conclusione della idea biologica della storia di Oswald Spengler (1880-1936): per la filosofia spengleriana la storia è la vicenda ciclica necessaria delle civiltà, ed ogni civiltà è un organismo vivente che emerge, evolve e che poi scompare passando dalla affermazione al tramonto; Il tramonto dell’Occidente è il noto saggio spengleriano così capace di prevedere la prossima fine della civiltà o cultura occidentale democratica.

Chiaro riferimento al metodo fa evidentemente la distinzione delle scienze storico-sociali dalle scienze naturali operata da Max Weber (1864-1920): le scienze della natura si rivolgono a leggi e regolarità generali; le scienze sociali guardano invece piuttosto all’individualità e scelgono i fatti significativi con riferimento al valore.