«Conversare cogli uomini d’altri secoli è quasi lo stesso che viaggiare; certo, è bene saper qualcosa dei costumi dei vari popoli per giudicare meglio dei nostri, e non stimare ridicolo e irragionevole tutto ciò che è contrario alle nostre abitudini, come credono coloro che non hanno visto mai nulla; ma, quando si impiega troppo tempo a viaggiare, si diventa alla fine stranieri nel proprio paese, e così chi è troppo curioso delle cose del passato diventa, per lo più, molto ignorante di quelle presenti» (Cartesio, Discorso sul metodo, 1637, Laterza 1985, a cura di Armando Carlini).
Bertrand Russell rilevava Cartesio (1596-1650) essere ben ritenuto il fondatore della filosofia moderna: pur conservando aspetti scolastici medievali il pensiero cartesiano è influenzato dalla nuova fisica ed astronomia; non accogliendo le basi precedenti Cartesio si impegnò in una rifondazione filosofica. Il confronto con il passato ha così in Cartesio le radici nel presente: il vecchio sapere dà la misura della cultura in formazione nella rinnovata fertilità del suolo moderno. Cartesio paragonava filosofia e conoscenza umana ad un albero, di cui sono radici la metafisica, tronco la fisica e rami le altre scienze: Cartesio scelse il proprio albero del sapere nel vivaio della moderna Rivoluzione scientifica, ma tuttavia per seguirlo bene lo allontanò dal ricco humus del terreno dell’esperienza sul quale lo coltivava Galileo; restituitovi sfrondato l’albero di Cartesio poté quindi con Newton affondare le buone radici metafisiche nello stesso terreno della esperienza. Il meccanicismo cartesiano è storicamente una metafisica influente scientificamente ispirata: in Cartesio «l’interesse per la matematica e le scienze fisiche e biologiche precedette nel tempo la meditazione metafisica» (Giovanni Crapulli, Il pensiero di René Descartes, Loescher 1984, p. VII).
Jean Piaget poneva l’accento sulla spiegazione di Cartesio dei rapporti da lui stabiliti fra lavoro scientifico e lavoro filosofico: per Cartesio alla filosofia occorrerebbe consacrarsi un solo giorno il mese, negli altri giorni occupandosi di calcolo o dissezione; rispetto ad attività e studi scientifici culminati nella geometria analitica la metafisica cartesiana delle 2 sostanze pensiero ed estensione così influenza piuttosto recepì che produsse. Scientificamente educata la ragione filosofica si afferma quindi in Cartesio nello spirito sistematico e fa ben valere la istanza del metodo: «L’enunciato dell’inerzia non viene dato da Galileo in forma generale astratta, come doveva ben fare per la prima volta lo spirito sistematico di René Descartes» (Federigo Enriques, Il significato della storia del pensiero scientifico, 1934, Barbieri Editore 2004, p. 45).
Nella prima metà del Seicento nella crisi della cultura tradizionale sistematicità e metodo dovevano in Cartesio ben assumere radicalità filosofica: nel cedimento delle verità ogni uomo si ritrova solo e ripiegandosi su se stesso scopre unica certezza quella soggettiva del proprio pensiero; il proprio pensiero e la coscienza di sé rappresentano la realtà non problematica da cui dubitando conoscitivamente ricostruisce Renato Cartesio.
Renato Cartesio è italianizzazione di René Descartes. René Descartes nacque in Francia a La Haye in Turenna nel 1596 da famiglia medio borghese e piccolo nobiliare. Dal 1606 al 1614 Cartesio studia nel famoso collegio dei Gesuiti di La Flèche nell’Angiò. Il bilancio tra luci e ombre del corso di formazione umanistica e scientifica a La Flèche è nel Discorso sul metodo da Cartesio così concluso: «Mi trovai intricato in tanti dubbi ed errori che mi sembrava di non aver cavato altro profitto, cercando di istruirmi, se non questo: di avere scoperto sempre più la mia ignoranza» (R. Descartes, Discorso sul metodo, Laterza 1985, p. 45). La prosecuzione degli studi e la laurea in diritto all’università di Poitiers a fine 1616 confermavano l’incertezza di Cartesio, il quale com’era costume iniziava viaggi in Europa: «Impiegai dunque il resto della mia giovinezza a viaggiare, a vedere corti ed uomini d’armi, a frequentar genti d’altra indole e condizione, a far tesoro di una diversa esperienza per metter me stesso alla prova nei casi che la fortuna mi offrisse e trarne così con la riflessione qualche profitto» (Discorso sul metodo, p. 51). Nel 1618 in Olanda Cartesio si arruola nell’esercito di Maurizio di Orange-Nassau a Breda; ed a Breda è richiamato allo impegno intellettuale dal sodalizio con il cultore di fisica matematica Isaac Beeckmann, al quale l’ultimo dell’anno dona il suo Compendium musicae e al quale rimane legato epistolarmente. Passato con l’esercito di Massimiliano di Baviera nel 1619 ad Ulm Cartesio intuisce i fondamenti di una scienza meravigliosa. Cartesio si sente così chiamato ad una riforma del sapere: nel 1620 chiude con le esperienze militari; e nel 1622 trova la sua situazione patrimoniale consentirgli una vita dedita solo alla ricerca.
Tra il 1620 ed il 1628 Cartesio viaggia e matura i presupposti intellettuali del proprio rinnovamento culturale. Dal 1629 al 1649 Cartesio vive poi in Olanda. Accettato l’invito della regina Cristina di Svezia Cartesio si trasferisce infine a Stoccolma, dove muore di polmonite nel 1650.
Nel gran fermento del nuovo sapere moderno Cartesio cercava il filo logico per ordinare le conoscenze: per non smarrirsi occorreva bene un criterio di validità; è l’esigenza metodica cui volevano rispondere le cartesiane giovanili Regulae ad directionem ingenii, “Regole per la guida della mente”, del 1628. Nel 1625-1628 a Parigi Cartesio può ben conoscere il gran mediatore filosofico-scientifico padre Marino Mersenne, «che diverrà il suo principale corrispondente, quando egli si stabilirà definitivamente in Olanda» (G. Crapulli, Il pensiero di René Descartes).
In Olanda Cartesio traccia le prime linee della propria metafisica ma dal 1630 al 1633 elabora l’opera fisica Il mondo o trattato sulla luce: la condanna ecclesiastica di Galileo per la tesi eliocentrica copernicana con il movimento della Terra fanno tuttavia risolvere Cartesio a non pubblicarla, in quanto assolutamente in linea con il copernicanesimo. A questo punto Cartesio non poteva nondimeno non dare qualcosa alle stampe. Dal 1633 al 1637 Cartesio sviluppava così la ricerca filosofico-scientifica e nel 1637 usciva a Leida il suo grande Discours de la méthode pour bien conduire sa raison et chercher la vérité dans les sciences, Plus la Dioptrique, les Météores et la Géometrie, qui sont des essais de cette méthode, Discorso sul metodo per condur bene la propria ragione e ricercare la verità nelle scienze, con Diottrica, Meteore e Geometria, saggi del metodo: «Descartes scrisse il proprio Discorso sul metodo… come una introduzione metodologica a 3 suoi scritti scientifici» (Lucio Russo, Segmenti e bastoncini, Feltrinelli 2005, p. 114); «questo insieme di scritti… dal 1644 fu sottoposto ad un’operazione di smembramento che condusse ad isolare la Géometrie… e più tardi il Discorso sul metodo, letto come opera esclusivamente “filosofica”» (Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa, Laterza 2000, p. 152).
Eco del solco lasciato in Cartesio dalla morte della piccola figlia di appena cinque anni può essere avvertita nelle cartesiane metafisiche Meditationes de prima philosophia del 1641. Nel 1644 Cartesio pubblicava poi i filosofico-scientifici fisici Principia philosophiae: I principi della filosofia. Prima di lasciare l’Olanda per la Svezia della giovane regina Cristina nel 1649 Cartesio dava quindi alle stampe il trattato morale Le passioni dell’anima.
Dalle suggestioni di Isaac Beeckmann al Trattato sopra le passioni della anima la attività filosofica di Cartesio ben si colloca nel periodo della Guerra dei Trent’anni 1618-1648.