PROF. MAURO LUCACCINI – FILOSOFIA e Catalogo online della Biblioteca microlatata filosoficamente configurata Filobiblìa oltrarno in Via Duccio Galimberti 19 a San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo: lucaccini.m@liceisgv.eu

Educazione ed errore: Einstein ed Enriques

L’educazione, la formazione, l’istruzione, la scuola dovrebbe suscitare a rendere conoscenze, idee, valori strumenti di personale ricerca. Sul compito della scuola nel testo Epistemologia e didattica delle scienze del 1977 Dario Antiseri riportava la considerazione di Albert Einstein (1879-1955): «La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno ad una ben determinata professione. Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare ed a giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l’acquisizione di conoscenze specializzate. Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente troverà sicuramente la propria strada ed inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell’acquisizione di una conoscenza particolareggiata» (Armando, p. 247). La ricerca rimanda ai problemi; ed i problemi riconducono a vita e valori, ma anche a idee e teorie. Nel confronto con problemi valore pedagogico esemplare riveste l’errore. L’errore è momento essenziale del pensiero autonomo. Il pensiero libero vive del cimento delle idee, ha ben appreso che l’errore è la via alla verità, è pronto a riorientarsi, sa che solo riorientandosi può distinguere la pula dal grano in ogni questione. Diceva il matematico e filosofo italiano Federigo Enriques (1871-1946) in Il significato della storia del pensiero scientifico del 1934: «Il maestro sa che la comprensione degli errori dei suoi allievi è la cosa più importante della sua arte didattica… E degli errori… il maestro sa valutare il significato educativo: sono esperienze didattiche che egli persegue, incoraggiando l’allievo a scoprire da sé la difficoltà che si oppone al retto giudizio, e perciò anche ad errare per imparare a correggersi. Tante specie di errori possibili sono altrettante occasioni di apprendere… In breve chi cammina impara che ogni camminare ci espone a cadere, ma perfino la caduta val meglio della sicurezza dello star fermi» (Barbieri 2004, pp. 18-19).

Nel tempo scuola ed istituzioni educative si sono sviluppate secondo la complessità sociale e civile. L’educazione, la formazione si è legata a contesto comunitario, forme di vita, organizzazione politica, struttura economica, cultura. Un ideale educativo, formativo caratterizza la civiltà.

Dalla paidèia – παιδεíα– greca alla scuola di massa la nostra civiltà occidentale ha pensato educazione, formazione, istruzione, scuola. Riferibili a precise situazioni storiche modelli e paradigmi educativi occidentali rispondono a determinate istanze. Storicamente grandi paradigmi pedagogici occidentali sono: classico, ellenistico, cristiano, medievale, umanistico-rinascimentale, moderno, illuministico, e poi romantico, positivistico, attivistico. I paradigmi e modelli educativi occidentali rimandano a idee e ideali di uomo e società. Uno sguardo al passato può orientare il pensiero educativo.

Nel mondo di oggi educazione, formazione, istruzione, scuola sono fondamentali. La trasmissione diretta del sapere è indispensabile per la continuità culturale. Afferma il matematico e storico della scienza Lucio Russo nel pamphlet Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola? del 1998: «Se si interrompe la trasmissione diretta del sapere non basta l’eventuale sopravvivenza di vecchi libri per recuperare il senso del loro contenuto» (Feltrinelli 2005, p. 124).