Nel saggio Il significato della storia del pensiero scientifico del 1934 Federigo Enriques rilevava l’unità del pensiero greco nel problema della materia: «… l’intera storia del pensiero greco presenta una meravigliosa unità: la ricerca della natura delle cose, che è travaglio dei primi pensatori, cioè il problema della materia, domina tutti gli sviluppi successivi. Dalle prime ipotesi quasi infantili, che la sostanza primitiva è acqua o aria o fuoco o qualcosa di infinitamente diffusibile che per rarefazione e per condensazione dà luogo ai vari stati della materia, la filosofia si eleva all’idea di una materia estesa senza qualità, e scrutando la struttura stessa dell’esteso (composizione monadica ovvero estensione continua) riesce con gli Eleati ad una veduta paradossale, che pure è arditamente affermata contro le apparenze sensibili in nome delle esigenze razionali: nel mondo così costruito, tutto pieno di materia estesa continua ed omogenea, manca ogni ragione del moto o del divenire. Per sfuggire al paradosso si impone quindi di rivedere i principi posti alla base della costruzione. E ciò si fa non soltanto nel dominio della fisica con i nuovi sistemi pluralistici di Empedocle e Anassagora, ma anche sul terreno della teoria della conoscenza con la critica sensistica dei Sofisti: Protagora e Gorgia… E contro la tesi sensistica che porta il concetto del relativo nel campo morale sorge poi la reazione di Socrate, sul terreno della conoscenza sviluppata nel razionalismo di Democrito e Platone» (Barbieri 2004, pp. 31-32).