Nella psicologia si ha il più semplice reperto che l’analisi della realtà socio-storica possa ottenere; quindi essa è la prima e la più elementare delle scienze dello spirito; le sue verità sono pertanto la base della costruzione successiva
Wilhelm Dilthey, Introduzione alle scienze dello spirito (1883), La Nuova Italia 1974 (a cura di G. A. De Toni), p. 51
La sociologia comprendente non è… parte di una «psicologia»
Max Weber, Alcune categorie della sociologia comprendente (1913), in Max Weber, Il metodo delle scienze storico-sociali (a cura di Pietro Rossi, 1958), Einaudi 2003, p. 190
L’interesse dello storicismo appare naturalmente rivolto alle “scienze morali” – moral sciences – o scienze dello spirito. Nella “epistemologia storicistica delle scienze umane” sembra ben equilibrata la riflessione sul metodo delle scienze storico-sociali di Max Weber:
Max Weber… cerca di dimostrare che la scienza storica è una scienza razionale, dimostrativa, che mira soltanto a proposizioni di tipo scientifico, soggette a conferma. Nelle scienze storiche o sociologiche l’intuizione non svolge una funzione diversa da quella che essa ha nelle scienze della natura. Le proposizioni storiche o sociologiche sono proposizioni di fatto che non mirano assolutamente a raggiungere delle verità essenziali. Max Weber avrebbe detto volentieri, come Pareto, che quanti pretendono di cogliere l’essenza di un determinato fenomeno vanno al di là della scienza. Le proposizioni storiche e sociologiche riguardano fatti osservabili, mirano ad attingere una realtà definita, il comportamento degli uomini, nel significato che gli attribuiscono gli stessi soggetti agenti[1].
Per Max Weber «le scienze della storia e della società… sono comprendenti, storiche e si riferiscono alla cultura»[2]. Max Weber appare bene “storicisticamente” rilevare la “specificità” delle Geisteswissenschaften scienze dello spirito: «Weber… pone l’accento sul concetto di significato vissuto o di significato soggettivo. La sua ambizione è di comprendere come gli uomini abbiano potuto vivere in società diverse, in funzione di credenze diverse; come, nei diversi secoli, si siano dedicati a questa o a quell’attività, riponendo le loro speranze ora nell’altro mondo ora in questo, ossessionati talvolta dall’idea della loro salvezza e tal altra dall’idea dello sviluppo economico»[3]. Ricercandone le “condizioni” le stesse scienze storico-sociali appaiono però per Weber ben intese ad una “spiegazione” dei fenomeni: «… le scienze storiche e sociologiche vogliono spiegare causalmente e nello stresso tempo interpretare in modo comprensivo»[4]. La scienza non sembra effettivamente poter essere per Weber che “descrizione”, ipotesi e spiegazione: nelle stesse scienze storico-sociali descrizione, ipotesi e spiegazione non pare che voler dire “teoria”. La scienza mira alla “verità”, e la “verità scientifica” è “costruzione razionale”: le stesse scienze storico-sociali appaiono ben richiedere per Weber “controllo razionale”: «… il segno distintivo della conoscenza scientifica deve essere rintracciato nella validità “oggettiva” dei suoi risultati, vale a dire nella sua verità»[5]. Ricerca “oggettiva”della verità la scienza tenta i “fatti reali” e si astiene da “giudizi di valore”: le scienze storico-sociali scelgono e selezionano in “rapporto ai valori” e secondo gli “interessi” ma non paiono per Weber poter essere che “avalutative”: «Il giudizio di valore è un’affermazione morale o vitale, il rapporto ai valori un processo di selezione o di organizzazione della scienza oggettiva… Bisogna sentire interesse per ciò che gli uomini hanno vissuto per comprenderlo autenticamente, ma bisogna sapersi distaccare dal proprio interesse per trovare una risposta universalmente valida ad una domanda ispirata dalle passioni dell’uomo storico»[6]: «Una scienza empirica non può mai insegnare a nessuno ciò che egli deve, ma può insegnargli solamente ciò che egli “può” e – in determinate circostanze – ciò che egli vuole»[7]. In una convergenza della “epistemologia storicistica delle scienze umane” con la riflessione metodologica ed epistemologica sulle “scienze” le “fattuali” ed “avalutative” scienze storico-sociali appaion per Max Weber libere dalla “necessità metafisica” e vincolate dalla “necessità logica”, reali ed ideali, idiografiche e nomologiche, comprendenti ed esplicative, causali e non deterministiche, storiche e sociologiche: «V’è, nel pensiero di Max Weber, una stretta connessione tra causalità storica e causalità sociologica, esprimentisi entrambe in termini di probabilità… Max Weber concepisce le relazioni causali della sociologia come relazioni parziali e probabili… le scienze della cultura sono, nel contempo, comprendenti e causali. Il rapporto di causalità è, secondo i casi, storico o sociologico. Lo storico mira a pesare l’efficacia causale dei diversi antecedenti in una unica congiuntura; il sociologo cerca di stabilire rapporti di successione che si sono ripetuti o che sono suscettibili di ripetersi»[8].
“Storicisticamente” all’accento di Wilhelm Dilthey sulla psicologia pare subentrare la “istanza metodica” della sociologia comprendente di Max Weber: «… la comprensione sociologica non si confonde affatto con quella psicologica. La sfera autonoma di intelligibilità sociale non si identifica con quella della intelligibilità psicologica»[9].
[1] Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico (1967), Mondadori 2007, p. 465.
[2] Aron, Le tappe del pensiero sociologico, p. 459.
[3] Aron, Le tappe del pensiero sociologico, p. 466.
[4] Aron, Le tappe del pensiero sociologico, p. 466.
[5] Max Weber, La “oggettività” conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale (1904), in Max Weber, Il metodo delle scienze storico-sociali (a cura di Pietro Rossi, 1958), Einaudi 2003, p. 8.
[6] Aron, Le tappe del pensiero sociologico, pp. 462-464.
[7] Weber, La “oggettività” conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale, p. 13.
[8] Aron, Le tappe del pensiero sociologico, pp. 470-471-477.
[9] Aron, Le tappe del pensiero sociologico, p. 461.