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I sofisti: Protagora e Gorgia

Nel riorientamento seguito alla crisi determinatasi con Parmenide e Zenone di Elea la filosofia greca si era confrontata con i problemi dell’uomo sui 2 piani complementari scientifico-naturalistico ed umanistico. Il primo confronto umanistico con i problemi umani successivo alla crisi dovuta agli eleati coincide coll’esordio dell’umanesimo nella filosofia antica. L’esordio dell’umanesimo nella filosofia greca si deve ai sofisti. I sofisti sono i primi a porre l’uomo al centro della filosofia: in questo senso sono i primi filosofi umanisti.

Con i sofisti nella filosofia greca alla centralità dell’uomo si accompagna la centralità di Atene. L’Atene classica è una pòlis (πóλις) con il carattere statale delle città greche. Nella Grecia del V secolo a. C. tra le città-stato è specie nella pòlis democratica di Atene che si realizzano le condizioni politiche, sociali, economiche, culturali per l’affermazione della sofistica. Dopo le guerre persiane dal 480 a. C. circa Atene diviene il centro della Grecia: Atene sarà punto di riferimento culturale fondamentale. Con l’età di Pericle tra le guerre persiane e la guerra del Peloponneso, nella Atene del quinto secolo avanti Cristo emerge la centralità per l’uomo della dimensione politica: se l’uomo si realizza pienamente nel rapporto con gli altri allora la partecipazione politica è per l’uomo momento della costruzione di se stesso. Condizione della costruzione di sé e delle proprie possibilità nella partecipazione politica è però per l’uomo l’educazione: la formazione (παιδεíα, paidèia) dell’uomo come soggetto politico di una comunità era l’impegno dei sofisti.

Il relativismo e lo scetticismo dei primi sofisti esprimeva un pensiero illuministico e antimetafisico che alla pura e semplice speculazione filosofica opponeva una ragione empirica e pragmatica con il proprio criterio nell’esperienza e nell’efficacia pratica.

I sofisti si facevano portatori e maestri di un sapere concreto: insegnavano elementi di cultura generale ed offrivano l’istruzione umanistica e retorica per dialogare, confrontarsi, discutere, convincere in ogni occasione pubblica della vita associata. Per l’opera di diffusione del sapere, con le opportunità sociali che la acquisizione del sapere poteva offrire, i sofisti incontravano naturalmente il favore dei ceti emergenti e l’opposizione della vecchia aristocrazia. Bertrand Russell rilevava che, pur popolari presso una classe sociale e non un’altra, i sofisti avevano tuttavia finalità più generali ed in molti casi evidenti interessi filosofici: Platone tese a svalutarli; ma dei sofisti non si deve giudicare secondo la polemica platonica.

Se poi la sofistica degenerò, considerazione accordò Platone ai primi sofisti. La prima sofistica è quella di Protagora di Abdera e Gorgia di Leontini. Per Protagora relativisticamente l’uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono e delle cose che non sono in quanto non sono: tutto è relativo all’uomo. L’atteggiamento di Protagora è empiristico e riconduce ogni pretesa della ragione umana entro l’orizzonte dell’esperienza. Nella misura in cui chiama in causa il singolo uomo, l’individuo, oltre al soggetto umano in generale, poi, l’empirismo di Protagora è sensistico: le cose sono per le varie persone tali quali appaiono a ciascuna. Il sensismo trova tuttavia in Protagora implicitamente un limite di oggettività nel pragmatismo: la questione dell’oggettività si porrà esplicitamente con Socrate e Platone. L’utilità è così per Protagora il parametro del mondo umano: il sofista sa ragionare e insegna a ragionare sull’utile e all’utile sa muovere e insegna a muovere con la parola. Colla parola si costruisce la realtà sociale: per Protagora non ci sono verità e valori assoluti indipendenti dall’uomo ma nella comunicazione razionale gli uomini possono incontrarsi sull’utile comune.

La parola, il discorso, la retorica come tecnica del discorso ed arte della persuasione sono centrali per i sofisti: con la parola si entra in rapporto con gli altri, si toccano le corde dell’anima, si discute e si mediano i differenti interessi ed affetti, si pone ordine nel caos delle passioni e delle opinioni, si converge su posizioni e ci si accorda su soluzioni, si formano le idee umane e si costituiscono i presupposti etico-politici umani dell’umana convivenza.

Sulla forza della parola insisteva Gorgia. Di Leontini in Sicilia Gorgia poneva l’accento sui limiti conoscitivi dell’uomo: l’essere non esiste; se anche esistesse non sarebbe conoscibile; e se fosse conoscibile non sarebbe esprimibile. Se l’essere è quanto meno inesprimibile, impossibile da dire e comunicare, allora non c’è verità assoluta indipendente dall’uomo della quale l’uomo possa disporre: il vuoto della verità assoluta dell’essere ineffabile è in Gorgia colmato sul piano delle possibilità umane con la retorica; con discorsi ragionevoli e parole persuasive la retorica sa costituire le coordinate relative della vita e della convivenza degli uomini.