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Sant’Anselmo e il consolidamento della ripresa culturale generale nel secolo XI

Dopo la crisi dell’Impero carolingio con la ricostituzione di una unità imperiale con Ottone I di Sassonia le condizioni economiche e sociali favoriscono la vita intellettuale: è il periodo nel quale prende corpo la riforma cluniacense che si esaurirà nelle affermazioni teocratiche del Dictatus papae di Gregorio VII.

Nel X secolo si segnala per l’erudizione Gerberto di Aurillac (939-1003), papa Silvestro II: a Gerberto di Aurillac in Francia «si attribuisce» – scriveva Giulio Preti – «una Geometria, poverissima di contenuto scientifico e non priva di errori, e alcuni scritti sulla tecnica del calcolo, aventi un valore meramente pratico».

Nel complesso la cultura scientifica medievale fino a tutto il secolo XI ripete i moduli retorici eruditi ed enciclopedici latini. Tipici del Medioevo sono del resto Bestiari e Lapidari, ed i Bestiari erano modellati sul greco-ellenistico ma ben tardo-alessandrino Fisiologo: «Lapidari e Bestiari sia in latino sia nelle lingue volgari» – annotava Giulio Preti – «mescolano credulità, superstizione ed un dominante spirito allegorico-moralistico, che costituiscono ciò che di più alieno dal pensiero scientifico si possa immaginare». Solo il cuore del sapere scientifico greco poteva elevare la razionalità medievale: «Ma nel frattempo» – concludeva Preti – «la fiaccola della scienza greca veniva raccolta e ravvivata dagli arabi: e sarà tramite questi che l’Occidente si risolleverà dall’età buia e ricomincerà la propria storia scientifica».

La ripresa culturale si consolida nello XI secolo: non solo medicina e diritto ma anche teologia. E’ l’epoca dello scontro tra dialettici e antidialettici, della polemica fra Lanfranco di Pavia (circa 1005-1089) e Berengario di Tours (1008-1088). Il secolo XI è il secolo del confronto tra opposte concezioni del ruolo della ragione in rapporto alla fede. Il secolo XI è il secolo della polemica antifilosofica di Pier Damiani (1007-1072), il quale ribadisce il carattere strumentale della cultura classica. Lo XI è sopratutto il secolo di Anselmo d’Aosta (1033-1109), che con l’impiego attento ed equilibrato dei metodi della dialettica inaugura una tradizione teologica. Un passo del Proslogion o Fides quaerens intellectum esprime bene la posizione d’Anselmo d’Aosta sulla questione del rapporto tra ragione e fede: «Non tento, o Signore, di penetrare la tua profondità, perché non posso neppure da lontano paragonarle il mio intelletto; ma desidero intendere almeno fino ad un certo punto la tua verità che il mio cuore crede e ama. Non cerco di capire per credere, ma credo per capire». La fiducia nella ragione che Anselmo d’Aosta contrappone alle stesse autorità della Chiesa preannuncia le più decise posizioni di Pietro Abelardo.

Con Anselmo di Laon (1050-1117), le Sentenze del quale influiscono sulla opera omonima di Pier Lombardo (1095-1160), e Roscellino di Compiègne (1050-1120), studioso di dialettica e sostenitore di una posizione radicalmente nominalistica, siamo già proiettati nel clima culturale del XII secolo.