Nella propria Storia del pensiero scientifico Giulio Preti richiamava soltanto nel VI-VII secolo aversi «una serie di scrittori che, in forma di traduzione e commento o di compilazione o centone, formano il patrimonio di testi sul quale nei secoli successivi (anche quando l’Occidente avrà recuperato testi più ampi e più freschi) rimarrà la base dell’insegnamento delle sette arti liberali». Alle 7 discipline od arti liberali già nel V secolo d. C. Marziano Capella dedicava l’opera enciclopedica De nuptiis Philologiae et Mercurii: il sapere dell’uomo libero è rappresentato dalle materie puramente intellettuali non meccaniche umanistiche e scientifiche rispettivamente del trivio e del quadrivio: grammatica, retorica, logica-dialettica e aritmetica, geometria, astronomia, musica.
Le arti liberali erano state oggetto nel I secolo a. C. dei Disciplinarum libri novem di Marco Terenzio Varrone: dopo Catone il Censore il grande erudito reatino Varrone si considera l’iniziatore della tradizione enciclopedica in latino; nel riprenderne l’idea di discipline liberali Marciano Capella escludeva dal novero delle arti liberali proposto da Varrone Reatino le applicative e manuali medicina ed architettura e nelle Nozze di Mercurio e Filologia del V secolo d. C. riduceva le materie liberali alle 7 canoniche del trivio e del quadrivio medievali. Dal V al secolo VIII, da Marziano Capella all’anglosassone Beda il Venerabile (672-735), passando per Severino Boezio, le Istituzioni delle lettere sacre e profane di Aurelio Cassiodoro ed i Libri di etimologie di Isidoro di Siviglia, si sviluppa una letteratura didascalica enciclopedica influente nel Medioevo. L’enciclopedismo latino altomedievale si risolveva tuttavia nell’erudizione dei fatti senza vera teoria. Dopo Beda sarà Alcuino di York a consacrare per il Medioevo la divisione delle arti liberali in trivio e quadrivio; e alle arti del trivio e del quadrivio si dedica il praeceptor Germaniae Rabano Mauro (780-856).
Massimo pensatore dell’età dei regni romano-barbarici è considerato Severino Boezio (480-526). Con la compilazione – scrive Giulio Preti – di «4 non spregevoli libri di testo sulle quattro arti del quadrivium» (aritmetica, geometria, astronomia e musica), con gli scritti di logica e le traduzioni dell’Organon d’Aristotele e dell’Isagoge di Porfirio, con il De consolatione philosophiae e gli Opuscula teologici Boezio ben influisce sulla cultura medievale: costituisce il vocabolario logico comune nel Medioevo ed oltre, forma un primo lessico filosofico latino, fonde motivi gnoseologici aristotelici e teorie platoniche; combina destino stoico e provvidenza platonica, accorda provvidenza e libero arbitrio, compone provvidenza e male nel mondo.
L’età dei regni romano-barbarici è pure l’età di Aurelio Cassiodoro (490-580), che con le Institutiones attua il programma agostiniano della reductio artium ad philosophiam, di papa Gregorio I Magno (540-604), che limita lo studio dei classici alla comprensione del testo sacro, e di Isidoro di Siviglia (570-636), che con le enciclopediche Etymologiae trasmette al Medioevo le idee di molti autori classici: se per i primi 2 la ragione è puro strumento della fede cristiana, Isidoro di Siviglia è l’emblema della cultura dell’età dei regni romano-barbarici nel suo ripetere concezioni, problematiche e modelli di pensiero della cultura classica.