Nel XIII secolo il Comune è oramai autonomo e vengono parimenti ponendosi tutte le condizioni storiche per la formazione degli stati nazionali; con la affermazione della borghesia e ben con l’incontro e con la assimilazione della cultura greco-arabo-ebraica i mutamenti socio-economici e culturali impongono pure una svolta alla stessa Chiesa.
Colle scienze «fin dal primo terzo del Duecento» traduzioni, versioni, interpretazioni rinnovavano logica e filosofia europee occidentali bassomedievali: «I filosofi occidentali, che per tutta la seconda metà del XII secolo hanno seguito con tanto interesse la prima diffusione del sapere greco-arabo, si trovano dinanzi, per la prima volta, in tutto il suo peso, la testimonianza di tradizioni e atteggiamenti di pensiero svolti in piena indipendenza dalla tradizione religiosa cristiana, di un modo di interpretare e di intendere la realtà, la natura e l’uomo profondamente estraneo alla linea “teologica” delle scuole occidentali» (Cesare Vasoli, La filosofia medioevale, Feltrinelli 1961).
Ben prima della traduzione e della revisione di Aristotele da parte di Guglielmo di Moerbeke (1215-1286) per San Tommaso con l’opera successiva di vari traduttori in vari centri d’Europa la cultura medioevale può confrontarsi con un pensiero autonomo dal cristianesimo: autori del XII secolo risentono della cultura greco-arabo-ebraica.
La diffusione dell’opera di Aristotele, la cui Fisica tosto sostituisce il Timeo quale testo di base per lo studio della natura, è ben all’origine degli inutili successivi divieti della prima metà del Duecento: le idee di Aristotele sono ormai largamente note e la loro adozione porta alla sintesi tomista.
Assimilazione e rielaborazione della nuova cultura si compiono nelle grandi Università del Duecento. A Parigi l’aristotelismo e la cultura greco-arabo-ebraica influiscono su Guglielmo d’Alvernia (1180-1249), il quale riprende la distinzione di Al Farabi ed Avicenna tra l’essenza di una cosa e la sua esistenza, respinge l’emanatismo avicennista e riafferma la dottrina agostiniana dell’illuminazione divina.
Protagonisti della rielaborazione della cultura greco-arabo-ebraica sono certamente gli Ordini Mendicanti dei Frati Minori e dei Frati Predicatori.
Già nella prima metà del XIII secolo l’ordine francescano può contare su di una cattedra di teologia a Parigi: primo minorita ad occuparla è Alessandro di Hales (1185-1245): egli tenta una sintesi di gnoseologia aristotelica e dottrine agostiniane e sostiene l’idea della universale composizione ilemorfica materia-forma del creato. Riprendendo le dottrine di Alessandro di Hales Giovanni de la Rochelle contribuisce a creare una tradizione.
Principale rappresentante della riflessione francescana è Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274): contrasta il cosiddetto averroismo latino, sostiene la reductio artium ad theologiam, riproponendo la divisione tracciata dai Vittorini delinea le tappe dell’Itinerarium mentis in Deum, riprende l’ilemorfismo universale e combina gnoseologia aristotelica e teoria agostiniana dell’illuminazione divina.
Negli anni in cui San Bonaventura ribadisce la necessità di ridurre ogni sapere alla teologia l’Ordine dei Frati Predicatori è impegnato in un’opera di cristianizzazione di Aristotele che a dispetto di difficoltà e divieti segnava una svolta nella maniera di fare teologia: all’opera offrono il contributo maggiore Alberto Magno (1205-80) e Tommaso d’Aquino (1221-1274).
Di Alberto Magno va anzitutto ricordato il tentativo enciclopedico su base aristotelica e con contributi originali. Riconoscendo l’autonomia dei rispettivi campi Alberto distingue il sapere filosofico e scientifico dalla teologia: naturalmente tra il piano della fede ed il piano della ragione non può esservi contrasto: il secondo è subordinato al primo. L’aristotelismo di Alberto è platonico e neoplatonico. Alberto rigetta il monopsichismo e dice che lo stesso intelletto agente non è separato dall’anima individuale. Le componenti neoplatoniche della opera di Alberto ben contribuiscono alla costituzione del filone mistico della riflessione tedesca che culmina in Maestro Eckhart. La dottrina degli universali di Alberto Magno è fatta propria dal discepolo Tommaso d’Aquino.
Tommaso d’Aquino è il pensatore che più si prodiga nel tentativo di cristianizzare Aristotele: si adopera nel lavoro di rimozione delle componenti del pensiero aristotelico estranee all’originario impianto razionale delle dottrine dello Stagirita. Tommaso distingue il piano della fede dal piano della ragione: pur nell’autonomia la teologia e la filosofia si incontrano nella teologia razionale; compito della teologia razionale è la dimostrazione dei praembula fidei. Interessante è poi la definizione tomista di Dio come Ipsum esse subsistens: la definizione riassume gli attributi divini delle tradizioni greco-araba e cristiana. Vi è altresì la dottrina tomista della analogia tra creatore e creature: legata la concezione della struttura gerarchica della realtà con l’uomo nella posizione intermedia; nella concezione gerarchica confluiscono cosmologia aristotelica e dottrina dionisiana. Distinguendo potenza e materia San Tommaso d’Aquino respinge la tipicamente francescana idea avicebroniano-bonaventuriana dell’ilemorfismo universale. Nel De unitate intellectus contra averroistas San Tommaso si oppone inoltre alla tesi averroistica dell’unicità dell’intelletto, ripropone la dottrina aristotelica dell’astrazione e assegna al singolo individuo sia l’intelletto possibile che l’intelletto agente. In etica San Tommaso distingue il piano della felicità terrena cui si giunge con l’esercizio delle virtù naturali ed il piano della beatitudine celeste al cui conseguimento sono pure necessarie le stesse virtù teologiche: «La grazia non toglie la natura ma la perfeziona». In politica l’Aquinate dice che il potere civile deriva da Dio e senza la mediazione della autorità pontificia, distinguendo anche in questo contesto l’ordine mondano e l’ordine religioso. Sono infine aspetti del pensiero tomista: la unicità della forma sostanziale nell’uomo, la materia quale principio di individuazione, l’intellettualismo etico, la autonomia della natura e la distinzione albertista tra la natura (spirituale) e la funzione (l’esser forma sostanziale del corpo) dell’anima.
Attorno al 1270 Alberto Magno si schiera contro l’averroismo latino. Diffuso tra i maestri parigini delle arti l’averroismo latino può essere considerato l’espressione della rivendicazione di una certa libertà di movimento in filosofia e scienza. Sostenitori di monopsichismo ed eternità del mondo gli averroisti, tra i quali Sigieri di Brabante (1235-1282) e Boezio di Dacia, affermano la separazione di fede e ragione: anche se sottolineano il primato della fede sono accusati di sostenere la dottrina della doppia verità per cui il contrasto tra verità di fede e verità di ragione non importa il rifiuto di queste ultime.
Ambiente parigino; il Duecento è però anche il secolo della fioritura della cultura oxoniense. Tratti del predominio minorita oxoniense sono ben la relativa autonomia dottrinale e l’indirizzo sperimentale: indirizzo dato alla Scuola di Oxford dall’iniziatore della tradizione oxoniense Roberto Grossatesta (1175-1253) che pone l’accento sulla necessità della matematica nella indagine della natura, elabora una dottrina della luce, ripropone la teoria della illuminazione.
Principale esponente della linea sperimentalistica oxoniense appare Ruggero Bacone (1214-1292): elaborazione di un grandioso progetto di riforma della res publica cristianorum nel quale sapere scientifico, magico ed astrologico assumono ruolo di primo piano per le finalità pratiche, organizzative, teologico-apologetiche ed escatologiche.
Presenza pure nell’opera dei maestri dell’Ordine dei Frati Predicatori di motivi francescani ed agostinani e condanna kilwardbiana della tesi della pura passività della materia testimoniano il particolarismo della cultura dell’ambiente oxoniense.
Se ad Oxford prevale l’interesse per lo studio delle arti del quadrivio e per le scienze empiriche in genere, a Parigi prevale l’interesse per la logica: vi si distinguono figure ed opere: Guglielmo di Shyreswood e le Summulae logicales di Pietro Ispano. Il Duecento è comunque secolo di rinnovati interessi scientifici: per l’impulso dei testi della cultura greco-araba si intraprendono ricerche in vari settori del sapere.