La formazione ventennale da allievo prediletto alla scuola di Platone in un periodo in cui lo spirito filosofico lungamente fiorito in Grecia era nel massimo vigore poteva dal filosofo scozzese del Settecento Thomas Reid ben essere considerata tra le straordinarie fortune di Aristotele (384-322 a. C.).
Aristotele era da Bertrand Russell presentato quale probabile primo filosofo di professione; e Federigo Enriques richiamava la corrispondenza tra l’esigenza sociale di sintesi culturale e l’enciclopedia del sapere del sistematico professor Aristotele. Russell rilevava che con Aristotele la temperie classica tendeva ormai a svanire; ed Enriques notava nell’incontro di Aristotele e del suo regale allievo Alessandro Magno il simbolo di due epoche che si guardano ma non si capiscono. Lo stesso Enriques sottolineava come fosse ben insito nel carattere enciclopedico dell’opera di Aristotele di riassumere le ricerche dei secoli precedenti: se più che sforzo individuale la sua opera è sintesi di un impegno scientifico collettivo, ad Aristotele si può al limite rimproverare di non citare a sufficienza gli autori da lui impiegati. Della condotta di Aristotele verso gli autori precedenti era nella seconda metà del Settecento da Thomas Reid sottolineata l’abbondante critica.
Sintesi, integrazione, sistematicità richiamano la statura di Aristotele. Aristotele nacque nel 384 a. C. a Stagira nella penisola Calcidica nel nord-est della Grecia al confine con la Macedonia. Il padre Nicomaco era medico del re di Macedonia, ed alla corte di Macedonia Aristotele poté crescere; rimase però presto orfano, poi a diciotto anni fu mandato ad Atene a studiare con Platone all’Accademia, e all’Accademia fu vent’anni scolaro prediletto di Platone fino alla morte del maestro. Bertrand Russell ricorda l’inclinazione platonica matematica del successore di Platone alla direzione dell’Accademia Speusippo: Aristotele non si riconosceva nell’interpretazione matematizzante che Speusippo dava di Platone, e così preferì lasciare Atene per l’Asia Minore. Dopo la morte di Platone, con il compagno di Accademia Senocrate che poi all’Accademia succederà a Speusippo come scolarca, in Asia Minore Aristotele fu quindi ad Asso nella Troade presso il condiscepolo platonico Ermia; Ermia era signore di Asso ed Atarneo, e con gli scolari accademici Erasto e Corisco consiglieri alla corte di Ermia ad Asso Aristotele fondò una scuola. Di Ermia Aristotele sposò la nipote e figlia adottiva Pizia; da Asso e Atarneo Aristotele passò tuttavia a Mitilene nell’isola di Lesbo. Russell rilevava che i contributi di Aristotele alla biologia marina nel cui campo dovette condurre ricerche in questo periodo di permanenza sulle coste dell’Egeo rimasero insuperati fino all’Ottocento. A Mitilene risale la prima collaborazione di Aristotele con il condiscepolo accademico e più tardi successore scolarchico Teofrasto di Ereso a sua volta città dell’isola di Lesbo.
Nel 343 a. C. Aristotele è chiamato dal re di Macedonia Filippo II a educarne il figlio Alessandro nato nel 356 a. C. e futuro Alessandro Magno. Federigo Enriques richiamava il conservatorismo di Aristotele con la sua tendenza a ribadire la distinzione di greco e barbaro: se poneva l’accento sul salutare rispetto dei Greci per la loro superiorità culturale, Bertrand Russell ricordava che nel mutar dei tempi la pòlis, la città-stato greca era in declino e l’impero ellenistico in rigoglio. L’incontro di Aristotele e Alessandro Magno rappresenta in questo senso il confronto tra il vecchio particolarismo politico del primo ed il nuovo universalismo monarchico ellenizzante, grecizzante del secondo. Nella Sintesi critica della logica di Aristotele del 1774 Thomas Reid rimarcava in ogni modo che Alessandro Magno onorò Aristotele dell’amicizia e ad Aristotele fornì quanto gli occorreva per portare avanti le sue ricerche: Aristotele fece fruttare le proprie opportunità con assiduità di studio e vastità di letture; si distinse per la fedeltà delle descrizioni naturalistiche.
Dal 340 al 336 a. C. con Alessandro Magno già impegnato in cose di stato Aristotele poté non restare a corte e tornare a vivere nella nativa Stagira. Dalla morte di Filippo II e dall’avvento di Alessandro Magno al trono di Macedonia nel 336 a. C. alla morte dello stesso Alessandro Magno nel 323 a. C. Aristotele fu ben attivo ad Atene. Ad Atene nei giardini sacri ad Apollo Liceo nel 335 a. C. Aristotele fondò una propria scuola: da “liceo”, “luminoso” la scuola fu detta Liceo; o anche Peripato, per il “peripato”, il “passeggio” del Liceo, e così i seguaci furono “quelli del passeggio”, i “peripatetici”. Federigo Enriques richiamava il fervore di Aristotele nell’organizzare i corsi e nel preparare e tenere le vaste e sistematiche lezioni del suo Liceo. Dal proprio Liceo Aristotele finì tuttavia bene per allontanarsi dopo la morte di Alessandro Magno: alla morte improvvisa di Alessandro in Atene la reazione antimacedone coinvolse anche Aristotele che di Alessandro era stato maestro; sospettato di simpatie macedoni ed accusato di empietà Aristotele lasciò a Teofrasto di Ereso la direzione della scuola peripatetica da lui fondata nei giardini di Apollo Liceo ed abbandonò Atene per Calcide nell’Eubea sostenendo che Atene non doveva macchiarsi di un altro delitto contro la filosofia, il quale si aggiungesse alla condanna a morte di Socrate. A Calcide nell’isola d’Eubea Aristotele aveva proprietà della madre, ma la malattia lo portò presto a premurose volontà testamentarie: Aristotele morì l’anno dopo Alessandro Magno; era appunto il 322 a. C.
Bertrand Russell rilevava in Aristotele il primo autore di libri di testo. Il corpus aristotelicum degli scritti di Aristotele a noi giunti è in questo senso costituito da materiali destinati alla scuola: per il carattere “interno” si definiscono “esoterici”; od anche “acroamatici”, “per l’ascolto”. Le opere acroamatiche di Aristotele consistono dunque in lezioni esotericamente rivolte agli scolari del Liceo o Peripato aristotelico; l’attuale corpus aristotelicum di queste proprie lezioni fu da Aristotele lasciato alla biblioteca della propria scuola ed al proprio successore alla direzione della scuola medesima Teofrasto di Ereso, e Teofrasto lo avrebbe a sua volta lasciato al figlio del platonico Corisco, l’aristotelico Neleo di Scepsi nella Misia sulle coste dell’Asia Minore. Il corpus aristotelicum sarebbe rimasto nascosto a Scepsi presso gli eredi di Neleo fino al 133 a. C. quando si esauriva la dinastia degli Attalidi e Pergamo e la Misia diventavano di Roma: acquistato dal bibliofilo Apellicone di Teo e da lui portato ad Atene e edito il corpus aristotelicum si rendeva disponibile; trasferito da Atene a Roma da Silla e riveduto dal grammatico Tirannione nel I secolo a. C. il corpus aristotelicum era tuttavia ordinato e pubblicato come lo conosciamo dal filosofo peripatetico Andronico di Rodi.
L’edizione, la pubblicazione, la diffusione del corpus aristotelicum degli scritti esoterici o acroamatici di Aristotele formatisi nel contesto della sua scuola portò all’eclissi delle sue opere “essoteriche”, “per l’esterno”: Aristotele aveva composto dialoghi e testi per il pubblico e la circolazione extrascolastica; mentre prima era pressoché ignoto, l’Aristotele degli scritti esoterici però si impose e finì per far dimenticare l’Aristotele delle opere essoteriche, le quali sono andate perdute e rimangono soltanto in frammenti e testimonianze. Eppure gli scritti essoterici di Aristotele erano stati ben letti; gli effetti dei suoi scritti essoterici chiariscono lo sviluppo del pensiero di Aristotele.