Nella tarda età imperiale la morte violenta di Ipazia di Alessandria per mano cristiana può mostrare la distanza del fanatismo religioso dalla coscienza razionale della uguaglianza nella differenza. Fiorita alla fine del IV secolo dopo Cristo Ipazia (370-415) è effettivamente matematica e filosofa neoplatonica, ed il neoplatonismo convergeva con il cristianesimo e influì sul pensiero cristiano.
Il neoplatonismo affonda le proprie radici nella scuola filosofica di Ammonio Sacca a Alessandria d’Egitto tra i secoli II e III dopo Cristo. Ammonio Sacca (175-242) prendeva le mosse dal platonismo medio. Al pensiero di Ammonio Sacca ben si interessò Plotino di Licopoli in Egitto. Plotino (205-270) fu discepolo di Ammonio Sacca per più di dieci anni.
Nel III secolo d. C. Plotino è il filosofo greco-pagano del ricongiungimento al divino. Plotino tenne scuola a Roma; e delle proprie lezioni fece poi trattati. I 54 trattati di Plotino furono da Porfirio di Tiro divisi in 6 gruppi di 9, onde dal greco il titolo complessivo Enneadi della loro raccolta.
Punto di riferimento di Plotino è Platone: erede della filosofia greca Plotino ben si confronta con il pensiero religioso per proporre una approssimazione non discorsiva alla realtà. Principio della realtà è, appunto, per Plotino l’Uno assoluto; e dell’Uno assoluto non si può discorrere, parlare, dire come si discorre, si parla, si dice delle cose. Le cose stesse sono per Plotino unità, ma unità determinate e relative, non unità assolute; l’unità assoluta, l’unità di tutte le unità è invece indefinibile. Principio assoluto di tutte le cose l’Uno di Plotino non è effettivamente riferibile ad altro: in senso positivo l’Uno è ineffabile; dell’Uno si può soltanto dichiarare che cosa non è, si può parlare soltanto in senso negativo. Identificato con Dio l’Uno di Plotino è quindi suscettibile di una teologia negativa, di un discorso che dice quel che il divino non è.
Dall’Uno ineffabile di Plotino procede la intera realtà: la derivazione delle cose dall’Uno-principio può esser descritta per analogia; si può dire che le cose emanano dallo Uno assoluto come i raggi dalla luce, perché la luce è radiazione che si propaga da un punto man mano dissipandosi per esaurirsi nell’opacità della materia. La materia, il corpo, il sensibile è il limite fisico della manifestazione metafisica dell’Uno di Plotino: l’Uno è attività, è potenza, è forza illimitata di autoproduzione che ponendo se stessa si espande fino al mondo concreto degli oggetti tangibili; l’Uno è ben energia immateriale, incorporea, intellettuale la quale si determina spontaneamente dispiegandosi nel tutto all’estremo dell’essere.
L’estremo dell’essere è per Plotino dall’Uno guadagnato attraverso le 2 sostanze intermedie per sé sussistenti o ipostasi dell’Intelletto e dell’Anima del mondo; dall’estremo dell’essere l’anima umana può tuttavia risalire allo stesso Uno uscendo da sé nell’estasi contemplativa. Da Plotino ripartirà Proclo (410-485) per influire sul neoplatonismo cristiano del corpus dionysianum.
Il neoplatonismo incontrava le esigenze teologiche offrendo l’apparato filosofico alla patristica cristiana. La patristica è ben effettivamente filosofia cristiana naturalmente nutrita di pensiero greco per diffondere, difendere e definire la fede religiosa in Gesù Cristo: “patristica” rimanda a “padri” dottrinari del cristianesimo; dopo i padri apostolici del I secolo la patristica si sviluppa così dai padri apologisti del II secolo ai Padri della Chiesa del III-VIII secolo. Coi Padri della Chiesa e la vera e propria patristica giungiamo quindi al Medioevo; e nel Medioevo «la teologia, con i suoi problemi e i suoi dogmi, fu l’ambito ideologico in cui si sviluppò, per quasi un millennio, la discussione filosofica, condizionandone naturalmente i particolari svolgimenti» (Cesare Vasoli, La filosofia medioevale, Feltrinelli 1961). Nella comune fede cristiana in Gesù Cristo crocifisso la patristica latina occidentale fu dunque meno speculativa della patristica greca orientale.
Dalla patristica greca orientale è emblematica la distanza del padre apologista latino Q. S. F. Tertulliano (155-225): l’attacco di Tertulliano alla filosofia rimanda al fideismo antirazionale riassunto nel famoso credo quia absurdum, Credo perché è assurdo; il cristiano Tertulliano intendeva la plausibilità della fede inversamente proporzionale alla ragione, essendo le cose più credibili colla fede meno sono spiegabili con la ragione. La ragione è dunque completamente assorbita dalla fede: la fede di Tertulliano non ispira; potendo però ben ispirare non solo azione ma pure ricerca e speculazione la fede sgorgherà tuttavia proprio nella patristica latina occidentale nella limpida filosofia di Sant’Agostino.
Sant’Agostino si distingue per la propria originalità andando oltre la rielaborazione filosofica; e filosofica fu la patristica greca affermando lo stesso accordo di pensiero ellenico e religione cristiana secondo le suggestioni provenienti dal neoplatonismo.
Dal neoplatonismo alla patristica cristiana si faceva scientificamente più limitata la razionalità filosofica greca ben sfociata nella scienza ellenistica.
Federigo Enriques richiamava nel secolo di Aristotele e della aristotelica enciclopedia del sapere la idea di prescindere dalla generalità metafisica nelle questioni scientifiche matematiche, astronomiche, mediche e la conseguente incipiente differenziazione delle scienze particolari.
Dopo Aristotele gli stessi interessi scolastici del suo Liceo volgono con Teofrasto (372-287 a. C.) e Stratone di Lampsaco (328-268 a. C.) in senso puramente naturalistico e scientifico. La scuola aristotelica poté far così da modello per la ricerca scientifica in Alessandria d’Egitto: Alessandria diviene il centro filosofico-scientifico ellenistico. Coll’età ellenistica la sintesi creativa della ragione filosofica greca getta metodologicamente le basi teoriche della scienza in matematica, in astronomia, fisica, medicina: tra il IV e il II secolo a. C. la grande fioritura scientifica del sapere porta le conoscenze greche alla crescita qualitativa decisiva che potrà poi farne riferimento fondamentale e renderle essenziali per lo sviluppo scientifico moderno; con i secoli antichi successivi nell’incontro con Roma prima nella crisi del periodo ellenistico-romano e dopo nella ripresa e poi caduta dell’epoca dell’Impero la scienza greca non ritrovò più metodo, teoria, filosofia per riportarsi al livello della temperie aurea ellenistica alessandrina.
In epoca ellenistica «il genio greco fiorisce nelle proprie più compiute creazioni scientifiche: in particolare i grandi trattati di geometria e di astronomia restano modelli di perfezione nei secoli… dimesse le pretese universalistiche il pensiero si circoscrive entro campi di ricerca precisi e, sulla base di semplici postulati, riesce a rispondere a problemi determinati» (Federigo Enriques e Giorgio Diaz de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, 1936/1937, Zanichelli 1978, p. 148).
«La soluzione di questi problemi, che possiamo vedere per la prima volta negli Elementi di Euclide, fu ottenuta creando la matematica come “teoria scientifica”, definendo cioè esplicitamente gli enti della teoria (come cerchi, angoli retti, rette parallele, ecc.) in termini di pochi enti fondamentali (quali punti, rette, piani) ed elencando le affermazioni su tali enti che debbono essere accettate senza dimostrazione… il matematico in quanto tale, interessato a dimostrare teoremi, diviene completamente autonomo sia dalla speculazione filosofica che dalle attività professionali. Nasce così la matematica come scienza» (Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna, 1996, Feltrinelli 1998, pp. 56-57).
Con l’età ellenistica ad Alessandria d’Egitto assistiamo «al formarsi di una scuola nel senso moderno: non più scuola filosofica che riceve impulso dall’idea metafisica di un capo, ma scuola scientifica in cui intelligenze diverse accomunano i loro sforzi, creando e conservando la tradizione del metodo» (Federigo Enriques e Giorgio de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, p. 148).
«Il frutto del movimento critico del IV secolo fu raccolto da Euclide, che ad Alessandria verso il 300 a. C. scrisse i propri famosi Elementi: libro classico che offre un ordine d’esposizione quasi perfetto e rivela bellezze e finezze meravigliose, onde è rimasto modello della trattazione geometrica attraverso i secoli, e fino ai nostri giorni…
Archimede di Siracusa (287-212 a. C.)… è forse il genio matematico più alto che sia comparso nei secoli; e le matematiche intese non solo come pura speculazione teorica ma anche in rapporto alle applicazioni tecniche…
Euclide, Archimede e Apollonio Pergèo nel III secolo a. C. portarono le matematiche greche ai più alti fastigi, lasciando opere immortali da cui la scienza moderna doveva riprendere i suoi propri progressi» (F. Enriques, Compendio di storia del pensiero scientifico, pp. 153-154).
Federigo Enriques e Giorgio Diaz de Santillana rilevavano lo stesso progresso scientifico pur farsi impossibile «se l’interesse dei problemi non si riaccenda per una sempre viva visione filosofica, e il lavoro della classe ristretta degli studiosi non tragga alimento da una soggiacente cultura del popolo» (Federigo Enriques, Compendio di storia del pensiero scientifico, pp. 148-149).
«Verso la metà del II secolo a. C. sotto la tirannia di Tolomeo Fiscone la scuola di Alessandria perde il suo primato. La cultura scientifica trova per qualche tempo un nuovo centro a Rodi… ma è rinascenza effimera, e piuttosto movimento di divulgazione che approfondimento del sapere.
Nel quadro dell’impero romano… la virtù creativa era spenta, e non poteva riaccendersi in un ambiente estraneo al genio di contemplazione artistica che era stato l’anima dell’ellenismo. A grado a grado si rivela che le menti divenute incapaci di creare non sanno più nemmeno comprendere» (Enriques e de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, p. 150).
«Ma in confronto alla scuola neoplatonica, che pur deviando verso la mistica serba almeno il culto della ragione scientifica, ben diversamente si oppone alla scienza il movimento cristiano»: la patristica «trova la sua più alta espressione nel grande teologo platonizzante che fu Sant’Agostino» (Federigo Enriques e Giorgio de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, pp. 219-220).