Bertrand Russell richiamava il carattere linguistico della critica aristotelica alla teoria delle idee: nel discorso comune si hanno sostantivi ed aggettivi, termini per le cose e termini per come le cose si presentano, nomi e parole qualitative; “sostantivo” è espressione ellenistica e mostra l’influenza delle vedute aristoteliche sui grammatici, ma i nomi non rimandano per Aristotele ad universali, concetti, idee, forme a sé stanti. Separate dalla materia le forme non potrebbero, infatti, teoreticamente rendere ragione della realtà e della conoscenza della realtà; priva di forma la stessa materia sarebbe tuttavia aristotelicamente inconcepibile. Senza forma la materia sarebbe effettivamente indeterminata; ma esistere è per Aristotele essere determinato, e dunque una materia informe è aristotelicamente impossibile. Per Aristotele la realtà è così necessariamente unione o sinolo di materia e forma: “sinolo” è letteralmente “tutt’uno”; l’esistenza si determina nelle cose, e le cose sono appunto unione, insieme, sinolo di materia e forma.
Come unione, insieme, sinolo di forma e di materia le cose sono ben sostanze: la sostanza è la base permanente della realtà, ed in questo senso la sostanza è aristotelicamente assimilabile all’essenza; l’essenza è il fondamento stabile di una cosa. L’essenza è tuttavia propriamente forma; sostanza in senso stretto o sostanza prima è l’individuo, e quindi per Aristotele le cose o sostanze concrete sono un sinolo, un insieme, un tutt’uno di materia e forma nel quale la forma rende la cosa quale essenzialmente è. La materia è così da Aristotele intesa come supporto o sostrato indeterminato, indefinito, informe capace di forme: la materia è potenza, è una realtà passibile di configurazioni essenziali; la forma è l’atto caratterizzante che realizza la materia in sostanza prima individuale. In natura o fra i prodotti artificiali causa e principio delle singole cose reali sono sia la materia che la forma, sia potenzialità che attualità, sia un essere in potenza che una entità in atto. In ambito tecnico-artistico il materiale del quale è fatta una statua è così in potenza la statua stessa, la conformazione del materiale secondo l’idea della statua è la statua in atto; nella realtà naturale il seme è poi in potenza un albero, e l’albero è in potenza un tavolo nel quale un falegname può mettere in atto le potenzialità del legno.
Atto e potenza sono da Aristotele trattati nel IX libro della Metafisica. La Metafisica di Aristotele è la raccolta dei quattordici libri di filosofia prima che nella edizione giuntaci delle opere di Aristotele fatta da Andronico di Rodi nel I secolo a. C. seguono i libri della fisica: i libri della “metafisica” sono i libri “dopo quelli della fisica”.
La Metafisica di Aristotele non è semplicemente rappresentata dai 14 libri successivi alla Fisica del nostro filosofo di Stagira: la Metafisica dello Stagirita si occupa proprio di questioni ontologico-metafisiche, ma per riferirsi all’ambito delle questioni ontologico-metafisiche Aristotele parlava di filosofia prima o di teologia; a “filosofia prima” si finì poi però per preferire l’espressione metafisica, e così “metafisica” designa la disciplina delle realtà “oltre la fisica”. La metafisica studia dunque per Aristotele “l’essere in quanto essere”: la metafisica è scienza ontologica e considera l’essere stesso e le proprietà dell’essere come tale; mentre le scienze particolari circoscrivono, ritagliano ed indagano parti della realtà, la metafisica si rivolge insomma alla totalità dell’essere. Riferimento dell’essere in generale è da Aristotele ben considerato la sostanza: l’essere, tutto ciò che è, ogni realtà è sostanza o è riconducibile ad una sostanza; pensiero e conoscenza della realtà si risolvono così in giudizi in cui si distinguono caratteri essenziali ed accessori e nel richiamo ad essenza e accidenti, proprietà intrinseche e determinazioni esterne la sostanza si fa soggetto e l’attributo ben predicato.
Un giudizio è un discorso nel quale si afferma o si nega qualcosa di qualcos’altro: un enunciato, una proposizione linguistica istituisce un rapporto tra 2 termini, un soggetto ed un predicato; questo rapporto di predicazione, di attribuzione di un predicato ad un soggetto è per Aristotele veramente basato sulla struttura sostanza-determinazioni propria della realtà, e appunto alla concezione ontologico-metafisica di Aristotele è riconducibile la logica aristotelica.
Bertrand Russell rilevava che la parola “logica” non è di Aristotele ma fu coniata più tardi dagli stoici: Aristotele denominava analitica l’indagine relativa alla forma dell’argomentare razionale; “analitica” è “dell’analisi” e “analisi” è “risoluzione”, perché l’analitica risolve, scioglie il ragionamento negli elementi strutturali. I ragionamenti consistono di premesse e conclusioni; ma premesse e conclusioni sono giudizi e proposizioni, e le proposizioni rimandano a termini che stanno per concetti. I concetti sono però riferibili al mondo, e quindi i termini del discorso sono riconducibili alle cose; i termini sono perciò i costituenti e del pensiero e della realtà. Le “categorie” di Aristotele sono così le dieci classi logiche e ontologiche insieme del pensiero e della realtà. Le categorie di Aristotele si sono tradizionalmente dette latinamente “predicamenti”; la centralità nella idea categoriale ontologica e poi logica aristotelica dei modi di essere della realtà e di conseguenza del pensiero rende tuttavia la sostanza, soggetto per eccellenza, un predicato improprio.
Nelle Categorie Aristotele nota che le nostre espressioni linguistiche sono semplici e senza connessione, come “uomo” o “corre”, oppure complesse, composte e strutturate, come “un uomo corre”: le cose esprimibili semplicemente, senza connessione e senza struttura sono o sostanza o quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, posizione, condizione, azione, passione; e queste sono le categorie o predicamenti di Aristotele. Per esemplificare le categorie secondo Aristotele noi possiamo dire: sostanza è uomo, quantità è lunghezza, qualità è bianchezza, relazione è maggiore di, luogo è nel Liceo, tempo è ieri, posizione è seduto, condizione è armato, azione è bruciare, passione è essere bruciato. Le categorie di Aristotele sono così logicamente modalità di pensiero e discorso, classi concettuali e tipi di predicati; ed al contempo sono ontologicamente caratteri strutturali dell’essere e della realtà. Nella sua Sintesi critica della logica di Aristotele del 1774 Thomas Reid rilevava come Aristotele tratti largamente in altrettanti capitoli le prime quattro categorie e trascuri le altre come evidenti: in particolare le sostanze sono prime e seconde; le sostanze prime sono individui, le sostanze seconde sono generi e specie di sostanze.
La nozione di sostanza è il fulcro della filosofia di Aristotele: il sapere aristotelico è un sapere di sostanze, poiché la realtà aristotelica è ben sostanziale e l’essere è innanzitutto sostanza ed essenza; quale strumento del sapere la stessa logica aristotelica è imperniata sulla metafisica della sostanza. La sostanza di una cosa è l’essenza stabile che permane nel mutare degli aspetti accessori, secondari, accidentali della cosa: bianco o nero, giovane o vecchio un uomo è e resta uomo perché possiede e conserva la propria umanità; è l’umanità il tratto essenziale che fa di un uomo un uomo e che tra le altre determinazioni lo accomuna ai propri simili. Aristotele poteva in questo modo ricondurre la conoscenza delle cose all’individuazione delle essenze che caratterizzano le diverse sostanze del mondo. Le sostanze sono quindi per Aristotele scientificamente trattabili rispetto a una definizione che ne precisi l’essenza: la definizione è un discorso che stabilisce il genere prossimo e la differenza specifica di una cosa; nell’idea teoretica classificatoria, tassonomica aristotelica “uomo” è in questa maniera “animale razionale”, giacché gli animali sono il genere di esseri viventi più vicino all’uomo e la specie dell’uomo si distingue dalle altre specie animali per la ragione. Nella definizione sostanziale di Aristotele la dimensione logico-linguistica dei concetti e dei termini si salda pertanto con il livello ontologico-metafisico dell’essere e della realtà e col momento gnoseologico-epistemologico della conoscenza e della scienza.
La scienza è propriamente spiegazione del perché delle cose: per Aristotele il vero sapere non solo descrive ma è conoscenza delle cause; l’interpretazione scientifica deve aristotelicamente indicare 4 tipi di causa, cioè la causa formale, materiale, efficiente e finale. Bertrand Russell rilevava il nostro non parlar più di cause formali e materiali ed il moderno riferimento alla causa efficiente col semplice termine di causa: in fisica la causa efficiente è l’unica causalità riconosciuta, e la scienza in generale tende a spiegare in termini causali efficienti; nello sviluppo di una scienza le interpretazioni causali efficienti si sostituiscono alle cause finali, ma in ambito biologico ed etico-sociale la finalità che guarda al futuro e non solo al precedente efficiente determinante può ragionevolmente chiarire il presente, e dagli interessi biologici Aristotele mutuò l’idea di causa finale. La spiegazione di una cosa rimanda quindi per Aristotele all’identificazione causale della materia di cui la cosa è costituita, della forma che la caratterizza, della causa che la ha determinata e dello scopo che persegue: tra i prodotti tecnico-artistici causa materiale, formale, efficiente e finale di una statua di bronzo sono rispettivamente il bronzo, la configurazione del bronzo, l’autore della statua e il fine per cui la statua è stata realizzata; nella realtà naturale la quercia è causa finale dello sviluppo della ghianda. La ricerca della materia e della forma delle cose è perciò aristotelicamente indagine sulla potenza e sull’atto nel mondo: nella realtà sostanziale di Aristotele materia e forma costituiscono un sinolo, un tutt’uno, un insieme inscindibile, ed ogni cosa o sostanza è sinolo di materia e forma; ma la materia è potenzialità indeterminata e la forma è l’atto che definisce la materia e della materia realizza la potenzialità, e dunque come sinolo di materia e forma, potenza e atto l’intero esistente è per Aristotele in atto. Tutte le cose o sostanze del mondo aristotelico sono però potenzialmente altrimenti attuabili: nella sua attualità una cosa è in potenza rispetto alla perfetta realizzazione della propria finalità, e per passare dalla potenza all’atto che ne compie la perfezione secondo il fine necessita dell’intervento e della azione di un ente in atto; in atto esistendo le cose possono esser cause efficienti e determinare i fenomeni ed i processi della natura, i cambiamenti ed il divenire della realtà, e così devono precedere l’attuazione delle possibilità degli esseri. L’atto è dunque per Aristotele anteriore alla potenza, ed aristotelicamente è l’uovo che viene prima della gallina: il bronzo è in atto bronzo ed in potenza statua ma si fa statua in atto per progetto ed attività dell’uomo; la ghianda è in atto ghianda e in potenza quercia ma per poter poi diventare quercia in atto richiede comunque una quercia in atto.