Se la filosofia di Schopenhauer indica, in definitiva, una via di fuga dal mondo e dalle sue lotte, la via opposta viene seguita da Nietzsche (1844-1900). Non è facile riassumere il contenuto del suo pensiero. Non è un filosofo nel senso ordinario e non ha lasciato un’esposizione sistematica delle sue teorie. Lo si potrebbe forse descrivere come un umanista aristocratico. Tentava soprattutto di affermare la supremazia dell’uomo migliore, cioè più forte e sano dal punto di vista fisico e del carattere. Ciò porta con sé una certa durezza nei confronti della miseria e delle disgrazie… Concentrando l’attenzione su questi tratti ed isolandoli dal contesto, molti hanno visto in Nietzsche il profeta delle tirannie politiche dei nostri tempi… Può essere che i tiranni abbiano tratto qualche ispirazione da Nietzsche, ma non sarebbe giusto renderlo responsabile dei misfatti di uomini i quali lo hanno compreso, nella migliore delle ipotesi, superficialmente
Bertrand Russell, La saggezza dell’Occidente (1959), TEA 2012, pp. 335-336
Nietzsche: dal sistema filosofico all’analisi storica
Il desiderio di conoscere la verità filosofica è molto raro… il desiderio della verità pura è spesso offuscato dall’amore per il sistema: il piccolo fatto che non entrerà nella costruzione del filosofo deve essere spinto e deformato finché sembra acconsentirvi. Eppure il piccolo fatto è probabilmente più importante per il futuro del sistema con cui sembra incompatibile
Bertrand Russell, La conoscenza del mondo esterno (1914), Longanesi 1980, pp. 226-227
Nietzsche: tra filosofia speculativa ed arte poetica
Le (pseudo-)proposizioni della metafisica non servono alla rappresentazione di dati di fatto… ma servono solo alla espressione del sentimento della vita… Forse, la musica è il più puro mezzo espressivo del sentimento della vita, poiché sa affrancarsi nel modo più radicale da ogni riferimento oggettivo… I metafisici non sono che dei musicisti senza capacità musicale… In compenso, possiedono una forte inclinazione a lavorare con strumenti teoretici, combinando concetti e pensieri. Ma ecco che, in luogo di concretare questa inclinazione nell’ambito della scienza, da una parte, e di soddisfare separatamente il bisogno espressivo nell’arte, dall’altra, il metafisico confonde le due cose e crea un miscuglio che risulta tanto inefficiente per la conoscenza, quanto inadeguato per il sentimento.
La nostra congettura, secondo cui la metafisica non sarebbe altro che un surrogato, e per di più insufficiente, dell’arte, pare confermata anche dal fatto che proprio il metafisico dal più forte temperamento artistico che forse si sia mai dato, cioè Nietzsche, ha commesso meno di tutti l’errore di quella commistione. La maggior parte delle sue opere ha un prevalente contenuto empirico; vi si tratta, per esempio, dell’analisi storica di determinati fenomeni artistici, ovvero dell’analisi storico-psicologica della morale. Tuttavia, nell’opera in cui egli esprime con la massima efficacia ciò che altri dicono per mezzo della metafisica o dell’etica, ossia in Così parlò Zarathustra, non sceglie l’equivoca forma teoretica, ma si decide apertamente per la forma dell’arte, la poesia
Rudolf Carnap, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio (1932), in Neoempirismo (1969), Utet 1978, pp. 528-531
Nietzsche: dal relativismo prospettico all’assolutismo metafisico
Finché si preoccupa di relativizzare e di storicizzare i suoi predecessori Nietzsche è ben contento di ridescriverli come trame di rapporti con gli eventi storici, le condizioni sociali, i loro stessi predecessori, e così via. In questi casi si mantiene fedele alla propria convinzione che l’io non è una sostanza… Ma in altri momenti, quando immagina un superuomo che non sarà un semplice fascio di reazioni a stimoli precedenti bensì pura autocreazione, pura spontaneità, Nietzsche si dimentica completamente del suo prospettivismo. Quando si mette a spiegare come fare per diventare uomini straordinari, diversi, mai visti prima, parla degli individui come se si trattasse di serbatoi di una presunta «volontà di potenza» della quale il superuomo ha una riserva gigantesca e che anche Nietzsche sembrerebbe avere in abbondanza. Nietzsche il prospettivista vuole trovare una prospettiva da cui guardare indietro a quelle che ha ereditato e vederle disposte in bell’ordine… Ma il Nietzsche teorico della volontà di potenza – il Nietzsche che Heidegger bollò come «l’ultimo dei metafisici» – ha lo stesso desiderio che aveva Heidegger di superare ogni singola prospettiva. Vuole il sublime, non il semplicemente bello
Richard Rorty, La filosofia dopo la filosofia (1989), Laterza 1989, pp. 129-130