Il pensiero contemporaneo è caratterizzato dalla ricchezza dei temi e dalla pluralità delle voci.
Nel pensiero contemporaneo si delineano chiaramente idee differenti della filosofia. Con il consolidamento e lo sviluppo della scienza e della tecnica si afferma lo spirito positivo. La filosofia contemporanea non può prescindere dai conti con le scienze.
In senso stretto la filosofia moderna inizia con Cartesio e culmina con Immanuel Kant. Il pensiero contemporaneo esordisce ricevendo l’eredità di Immanuel Kant: Kant aleggia sull’intera riflessione filosofica successiva.
Il confronto del pensiero contemporaneo con Kant comincia già con Fichte. L’idealismo tedesco classico postkantiano si sviluppa volgendo in senso metafisico elementi della antimetafisica filosofia di Kant. Gli sviluppi metafisici dell’idealismo tedesco classico postkantiano culminano nel sistema di Hegel.
G. W. F. Hegel si muove tra analisi storiche e sistema filosofico. Rivolgendosi al mondo degli uomini Hegel si ispira alla storia per tentare uno sguardo oltre la storia. La storia è per Hegel la vicenda dello spirito. Nella grandiosa costruzione Hegel eleva la storia dello spirito a sistema. Le analisi di Hegel sono però valide a prescindere dal sistema. Nelle analisi si esprime in Hegel la tensione filosofica a prendere coscienza, a rendersi conto delle cose. Alla pretesa assolutistica del sistema si accompagna in Hegel la vitalità filosofica della ricerca di una comprensione del significato delle cose.
L’Ottocento non è naturalmente solamente il secolo dell’idealismo e del romanticismo ma è anche il secolo del positivismo. L’Ottocento è il secolo dello spirito idealistico e della sensibilità romantica ma pure della fiducia nella scienza.
L’Ottocento è un secolo di grande crescita scientifica: le acquisizioni scientifiche ottocentesche sono fondamentali. Il pensiero scientifico ottocentesco completa la riscoperta umanistico-rinascimentale e tutto il lavorio moderno col pieno recupero del pensiero scientifico antico. Nell’Ottocento il pensiero matematico e logico ben realizza progressi. Dopo la creatività del pensiero moderno e l’estensione settecentesca dei risultati moderni, quindi, il pensiero matematico ottocentesco si caratterizza per la istanza di rigore. L’Ottocento vede così affermarsi la riflessione sui fondamenti della matematica. Dal concetto analitico di limite alle assiomatiche definizioni implicite geometriche per la teoria ingenua degli insiemi la ricerca fondazionale ben attraversa l’intera matematica ottocentesca. Nella matematica ottocentesca al processo di aritmetizzazione dell’analisi e al processo di logicizzazione dell’aritmetica si affianca la costruzione delle geometrie non euclidee iperbolica ed ellittica alternative alla geometria parabolica euclidea.
Nell’Ottocento notevole è lo sviluppo della chimica. Affrancatasene dal meccanicismo nell’Ottocento la chimica pone le basi per il ricongiungimento meccanicistico alla fisica. Nella fisica alla grande produttività metodologica l’Ottocento vede pure subentrare la crisi del modello teorico del meccanicismo. La meccanica è scientificamente centrale: nella fisica dell’Ottocento la meccanica è il paradigma: non solo gli acustici ma anche statisticamente i termici e con il postulato dell’etere cosmico gli ottici appaiono bene fenomeni meccanici. Con l’elettromagnetismo nella scienza fisica ottocentesca alla meccanica si affianca nondimeno ormai un nuovo paradigma teorico. Dal confronto con l’elettromagnetismo emergono i limiti della meccanica classica: è il contesto della novecentesca teoria della relatività.
Dalle geometrie non-euclidee alla meccanica quantistica per la teoria della relatività lo svolgimento storico della scienza sembrava segnare la crisi dell’idea kantiana di una sintesi a priori: la stessa costruzione di sistemi geometrici alternativi alla geometria euclidea aveva posto la questione della geometria valida del mondo fisico; la teoria generale della relatività aveva poi applicato la geometria non euclidea ellittica alla fisica; la teoria fisica dei quanti mostrava infine i limiti del determinismo.
Dalla sintesi chimica organica all’ingegneria genetica il meccanicismo metodologico scientifico del modello teorico meccanico ha attraversato la crisi del meccanicismo metafisico dogmatico e conferma tutta la propria produttività; la stessa coscienza dei limiti del determinismo rigido non comporta certo la rinuncia alle spiegazioni e previsioni scientifiche.
Filosoficamente significativo è naturalmente lo sviluppo scientifico contemporaneo della logica matematica: dall’algebra della logica alla semantica per classi e insiemi, predicati e relazioni, assiomatica e dimostrazione, deduzione e induzione, completezza e incompletezza, decidibilità e indecidibilità con lo strumento intellettuale simbolico logistico la matematizzazione della logica contemporanea ha ben promosso la comprensione del pensiero logico, matematico, formale, razionale.
Il pensiero contemporaneo data dal XIX secolo, inizia dall’Ottocento: si apre con l’idealismo romantico, esordisce con Fichte; sul finire del Settecento Fichte rilegge Kant in chiave metafisica.
I due secoli del pensiero contemporaneo sono stati certamente ricchi: Ottocento e Novecento sono passati dalla più metafisica speculazione alla crisi della filosofia; l’Ottocento ha conosciuto il Romanticismo ed il positivismo, il Novecento ha veduto il neoidealismo e l’empirismo logico. L’empirismo logico o neoempirismo o neopositivismo o positivismo logico ha ben contribuito alla riflessione critica sulla filosofia: ha rappresentato un tempo fondamentale del pensiero novecentesco; la passione antimetafisica, la idea analitica della attività speculativa, l’epistemologia, la concezione scientifica del mondo hanno di sicuro lasciato il segno. Dopo l’empirismo logico è divenuta effettivamente problematica ogni sintesi direttamente speculativa, ogni costruzione filosofica puramente e semplicemente metafisica, ogni approssimazione immediata all’essere stesso e alla totalità del reale, ogni pretesa intuizione dell’intima essenza delle cose, ogni presunzione di sapere assoluto ed incondizionato, ogni aspirazione alla cosa in sé ed alla verità del mondo, ogni generalizzazione e sistemazione razionale chiusa.
Con la rilettura metafisica di Kant a fine XVIII secolo Fichte dà vita alla filosofia idealistica soggettiva dell’Io che pone la stessa materia e si riafferma incessantemente trascendendola: è eliminato il residuo realistico della kantiana cosa in sé, causa problematica delle nostre sensazioni.
Con Schelling l’idealismo romantico tedesco recupera la dimensione oggettiva e offre in questo modo un assoluto che allo spirito affianca la natura.
Oltre Fichte e Schelling ben intende andare il terzo idealista tedesco classico postkantiano: Hegel. Hegel chiude il cerchio della storia ed in questo modo permette allo spirito di affrancarsi finalmente dalla natura: la realtà procede secondo la dialettica di tesi, antitesi e sintesi; la realtà è ragione, pensiero, idea; secondo la legge speculativa del superamento dialettico la logica è l’idea in sé, la natura è l’idea fuori di sé o altra da sé, lo spirito è infine l’idea che ritorna a sé o idea in sé e per sé.
Con il loro retroterra extrafilosofico e spessore filosofico le analisi di Hegel non si esauriscono nel suo sistema. La necessità metafisica che domina il sistema di Hegel non poteva tuttavia non suscitare reazioni filosofiche: irrazionalistiche con Schopenhauer ed esistenzialistiche con Kierkegaard.
Schopenhauer riprende la distinzione kantiana di mondo fenomenico e noumenico: i fenomeni sono semplici apparenze; reale è solamente il noumeno o cosa in sé. Dietro l’apparente molteplicità individuale, disposizione spazio-temporale e connessione causale delle cose opera per Schopenhauer una unica effettiva realtà: una volontà cieca che senza disegni razionali tende a riprodurre se stessa.