PROF. MAURO LUCACCINI – FILOSOFIA e Catalogo online della Biblioteca microlatata filosoficamente configurata Filobiblìa oltrarno in Via Duccio Galimberti 19 a San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo: lucaccini.m@liceisgv.eu

Aspetti della storia della psicologia

Le condizioni di uno studio scientifico dell’uomo psicologico son già nel pensiero greco: l’uomo è concepito parte della natura e studiato quale realtà unitaria; ed ecco in Ippocrate il quadro clinico completo, la caratterologia e la determinazione dei rapporti tra gli stati fisici e psichici, in Aristotele il continuo raffronto tra l’uomo e gli animali ed in Erofilo, Erasistrato e Galeno la pneumatica comportamentale.

Le condizioni del superamento delle pregiudiziali ideologiche che il Medioevo aveva opposto allo studio dell’uomo psicologico si realizzarono con il naturalismo rinascimentale. Con la moderna Rivoluzione scientifica e la distinzione cartesiana tra res cogitans e res extensa si affermò quindi il programma di ricerca meccanicistico che consentì lo sviluppo dell’indagine sull’uomo corporeo. Con John Locke si delineò poi la distinzione tra psicologia empirica e psicologia razionale, e si iniziò lo studio delle operazioni dell’anima; e con Th. Hobbes e Locke prese avvio la tradizione dell’associazionismo soggettivistico dopo approfondita da James Mill. Se con Buffon siamo ormai alla storia naturale dell’uomo e con de Mettrie l’uomo è completamente ridotto ad una macchina, con Pierre Cabanis fisico e morale divengono finalmente due aspetti della realtà sostanzialmente unitaria dell’uomo.

Nonostante la modernità della posizione di Cabanis, soltanto con Herbart, con Fechner, gli sviluppi della fisiologia e l’evoluzionismo darwiniano si pongono tutte le condizioni per la nascita della psicologia scientifica: con Herbart per la quantificazione dei fenomeni psichici introspettivi; con Fechner per lo sforzo di determinazione quantitativa dei rapporti tra fisico e psichico che trova la massima espressione nella legge psico-fisica fondamentale o appunto legge di Weber-Fechner, secondo la quale la sensazione S è direttamente proporzionale al logaritmo dello stimolo R che la produce, per cui S/logR = k, da cui S = k · logR; con gli sviluppi della fisiologia per i successivi studi sull’arco riflesso, sulla distinzione di nervi sensoriali e motori, su tempi di reazione, energia nervosa specifica, velocità di trasmissione dello stimolo nervoso, tempi per discriminare stimoli e risposte secondo Helmholtz e Donders; e con l’evoluzionismo per l’emergere della complessità di uno studio scientifico dell’uomo e il convergere, nel rigore delle leggi biologiche, di meccanismo e vita, convergenza reperibile nella stessa psicodinamica di Freud.

Padre della attuale psicologia scientifica è Wundt, fondatore nel 1879 del primo laboratorio di psicologia sperimentale. Wundt fu il primo a codificare in modo veramente rigoroso il metodo sperimentale in psicologia. Di Wundt possono ben rilevarsi 3 aspetti: il principio del parallelismo psicofisico, per il quale tra stati fisici e stati psichici vi sarebbe corrispondenza, non relazione di causa-effetto; il globalismo, poi proprio della Gestalt; e le osservazioni oggettive.

Principale allievo di Wundt è Titchener. Titchener approdò al radicale e sistematico introspezionismo sperimentalistico detto strutturalismo. Lo strutturalismo si caratterizza per la estrema attenzione nella conduzione dell’esperimento psicologico, onde evitare l’errore dello stimolo: si devono riferire soltanto i dati della esperienza cosciente immediata, scomponendoli nei loro elementi costitutivi e liberandoli dalla sovrastruttura culturale nella quale sarebbero bene ingabbiati. Lo strutturalismo è così una corrente soggettivistica elementistica.

Corrente soggettivistica ma antielementistica o globalistica è il funzionalismo. Se l’opzione funzionalistica vede la psicologia studio delle funzioni invece che dei contenuti della mente, evoluzionismo e psicologia dello atto intenzionale rendono ragione dell’affermazione dei funzionalisti di un comportamento non casuale degli organismi dal loro primo impatto con situazioni ambientali problemiche.

Altra corrente psicologica moderna è la riflessologia. La riflessologia è una scuola eminentemente oggettivistica e riduce i processi psichici a processi fisiologici ponendo il concetto di riflesso quale base teorica della spiegazione psicologica: paradigmatico è il rifiuto pavloviano di interpretazioni puramente psicologiche del riflesso condizionato. Il condizionamento pavloviano è classico o rispondente e si distingue dal condizionamento skinneriano operante o strumentale perché alla origine della risposta incondizionata e condizionata c’è uno stimolo esterno evidenziabile e non una emissione spontanea accidentale e poi condizionata. Il condizionamento pavloviano segna chiaramente il passaggio dallo associazionismo soggettivistico tradizionale ad un associazionismo oggettivistico.

Passiamo alla scuola storico-culturale. La scuola storico-culturale ha studiato specialmente i rapporti tra individuo e ambiente rimarcando i condizionamenti socio-culturali dei processi psichici. Nella corrente storico-culturale si inquadrano anzitutto l’affermazione vygotskijana che nello sviluppo mentale del bambino la funzione interpsichica del linguaggio preceda la funzione intrapsichica, affermazione alla base della cosiddetta polemica Vygotskij–Piaget, e i fondamentali studi neurologici e psicofisiologici di Lurija.

Lasciamo pure spazio alla psicologia della forma o Gestalt.

Corrente globalistica per eccellenza, la cosiddetta Gestalt si caratterizza per l’atteggiamento fenomenologico teso ad una più oggettiva datità psichica originaria, per la propria teoria dinamica delle forze che strutturano i campi psichici dando luogo a ben precise risultanti formali globali o gestalten e per il suo postulato dello isomorfismo che richiede un corrispettivo neurofisiologico dei processi psichici strutturalmente loro identico.

Nel tentativo di difendere l’elementismo Mach forniva ad Ehrenfels lo spunto per l’affermazione dell’esistenza di oggetti percettivi non elementari ben irriducibili alla somma di atomi sensoriali: le formali qualità-gestalt od appunto qualità-Ehrenfels. La elaborazione della teoria della produzione percettiva degli oggetti di ordine superiore si doveva a Meinong, attorno al quale si costituiva la scuola di Graz. Sia Ehrenfels che Meinong e la scuola di Graz si muovevano nondimeno sostanzialmente entro il paradigma dell’elementismo soggettivistico dello associazionismo tradizionale. Un programma di ricerca ormai antielementistico e globalistico adottano invece gli esponenti della scuola di Berlino. E’ l’inizio della Gestalt.

Per la cosiddetta Gestalt sono oggetto delle nostre percezioni e dei nostri processi psichici in genere delle totalità strutturate, le forme o gestalten, e non degli atomi sensoriali o psichici in genere. Secondo i gestaltisti la somma degli elementi di una totalità non può restituire la totalità: per la psicologia della forma il tutto è più della somma delle sue parti o comunque diverso dalla loro somma. Problema della Gestalt diventa così l’individuazione delle leggi che presiedono alla costituzione delle forme o gestalten.

La nascita ufficiale della corrente gestaltista vera e propria si pone nel 1912: è l’anno della pubblicazione del lavoro di Max Wertheimer sul movimento stroboscopico che critica la ipotesi della costanza o perfetta corrispondenza percezione-realtà percepita, la ipotesi della corrispondenza biunivoca tra la classe delle percezioni e l’insieme degli stimoli per cui ad ogni percezione dovrebbe corrispondere uno stimolo e ad ogni stimolo una percezione e non rilevandosi stimoli non dovrebbero darsi percezioni ma semplici illusioni.

L’ipotesi della costanza costituiva bene un postulato della psicologia associazionistica, la quale appunto considerava il fenomeno phi una illusione dovuta ad un giudizio errato dell’osservatore. Wertheimer mostrava invece come il movimento apparente sia proprio un fatto percettivo reale. In effetti, proprio basandosi su precisi fatti percettivi i gestaltisti han così potuto criticare le teorie del mosaico percettivo di elementi tra di loro indipendenti e le concezioni empiristiche che attribuivano il risultato percettivo all’esperienza posseduta; le forme o gestalten e i fattori dinamici che le strutturano come totalità sono pure rispettivamente risultanti e determinanti dell’organizzazione di ogni campo psichico oltre che del percettivo, e pensiamo al concetto risolutivo-problematico di insight e psico-sociale di valenza.

Altra gran scuola della psicologia scientifica è il comportamentismo. Il comportamentismo è ben una corrente oggettivistica, nasce nella insoddisfazione per le impostazioni soggettivistiche ed è preceduto dal connessionismo di Thorndike e dalla teoria dell’apprendimento per tentativi ed errori. Secondo il comportamentismo una psicologia scientifica è metodologicamente rivolta al comportamento manifesto, sul quale solamente si fonda: lo studio del comportamento è anche studio della psiche; il comportamentismo metodologico opta per il comportamento perché è oggettivo e quindi più facile da indagare scientificamente. Il comportamentismo filosofico o teoretico richiede al contrario l’antecedenza genetica del comportamento rispetto alla psiche, o addirittura il dissolvimento della psiche nel comportamento come in Watson: il comportamento è l’elemento più importante o addirittura l’unico. Il comportamentismo watsoniano e skinneriano originario trovava inoltre il suo ideale supporto epistemologico in un riduzionismo forte quale la concezione neoempiristica ristretta o l’operazionismo. Colla ripresa mentalistica il neocomportamentismo di Tolman e di Hull potevano quindi viceversa ben riconoscersi in un riduzionismo più debole. Indicando con S lo stimolo, R la risposta ed I la variabile interveniente nella spiegazione del comportamento noi possiamo così illustrare il passaggio comportamentistico dal modello della corrispondenza univoca uno-uno tra una classe di stimoli e una di risposte, per cui a ogni stimolo corrisponde una e una sola risposta secondo S-R, al modello di una corrispondenza plurivoca uno-molti tra una classe di stimoli ed una di risposte, per cui ad ogni stimolo ben corrispondono una pluralità di risposte possibili secondo S-R…R: da S-R si passa a S-I-R, per cui le risposte R non sono più funzione solo degli stimoli S ma anche delle variabili intervenienti I.

Con la ulteriore o seconda liberalizzazione dell’empirismo, che non richiede più caratterizzazione empirica diretta di tutti i termini di un sistema teorico, le stesse teorie mentalisticamente esposte han trovato ideale riferimento epistemologico. Il recupero di concetti mentalistici è una rottura epistemologica nella tradizione comportamentistica. Ecco le condizioni per la nascita del cognitivismo.