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La psicologia della Gestalt e la percezione

Riduzione da Ludovico Geymonat,

Storia del pensiero filosofico e scientifico, Garzanti 1971

Gli psicologi cui si deve nel Novecento la teoria della Gestalt o forma sono Max Wertheimer (1880-1943), Wolfgang Köhler (1887-1967) e Kurt Koffka (1886-1941).

La teoria della Gestalt o forma ha dato contributi fondamentali alla psicologia della percezione, con prospettive nuove su fatti noti e con il rilievo e la spiegazione di fenomeni ignorati: le leggi di strutturazione del campo hanno validità predittiva e sono state generalmente accettate dalle correnti psicologiche. Ai risultati nella stessa psicologia del pensiero la teoria della Gestalt ha poi affiancato la tesi fenomenologica che psicologia e scienza devono ben considerare la realtà così come è percepita e appare. Al movimento apparente è dedicato l’articolo del 1912 con cui si fa iniziare la psicologia della Gestalt: l’articolo è di Max Wertheimer, il pensatore gestaltista più originale, ma l’elaborazione successiva e la diffusione della teoria della forma fu dovuta a Köhler e Koffka.

Ad allontanare Max Wertheimer dallo elementarismo wundtiano contribuì certo l’antiatomismo della Scuola di Würzburg. Negli Studi sperimentali sulla visione del movimento del 1912 Wertheimer sostiene che il movimento apparente non risulta da una serie di sensazioni ma è un tutto a sé, un fatto sui generis da lui detto fenomeno phi. Nella tensione a cogliere totalità strutturalmente organizzate sarà da Max Wertheimer rilevato il carattere principale dello stesso pensiero produttivo. In psicologia sociale le teorie di Kurt Lewin (1870-1947) sulle dinamiche del campo sono pure basate su principi gestaltici.

Per la teoria gestaltista una Gestalt o forma è fondamentalmente un insieme strutturato, una totalità le cui parti sono connesse non per semplice giustapposizione o accostamento o per casuale vicinanza ma come elementi legati da un rapporto intrinseco e significativo, da una relazione tale che la percezione della totalità è primaria rispetto a quella delle parti e che la condizione di «una parte… è determinata dalle leggi della Gestalt stessa» (Max Wertheimer): la forma è percepita immediatamente e originariamente.

Ora, secondo la prospettiva della fenomenologia, gli psicologi della Gestalt rivendicarono la importanza della esperienza immediata e posero l’accento sull’aspetto originario della percezione. I gestaltisti non hanno però negato che l’esperienza passata possa influenzare la percezione, ma hanno rimarcato la priorità delle leggi di organizzazione delle forme o Gestalten. Le leggi dell’organizzazione percettiva stabilite dalla psicologia della Gestalt possono ben riassumersi nei seguenti punti.

Un campo percettivo è un sistema dinamico che tende a strutturarsi e nel quale le singole forme compaiono bene già organizzate; le relazioni intrinseche alle forme ben ne costituiscono il significato, che è immediato.

L’emergere delle forme in un campo percettivo è dovuto alle condizioni del campo e alle relazioni formali esistenti tra gli elementi del campo stesso, relazioni che sono quelle di somiglianza, vicinanza, simmetria, chiusura, continuità.

Le forme si distinguono dallo sfondo, che è indefinito, come figure unitarie: sono più o meno complesse, buone e forti; le buone forme tendono a persistere e si caratterizzano per la pregnanza, le forme sono più o meno forti secondo la maggiore o minore facilità di loro analisi.

Come nelle scienze fisiche si rinvengono campi o insiemi irriducibili alla semplice somma delle loro parti, per gli psicologi della Gestalt nella stessa psicologia si deve adottare il concetto di campo o insieme formale secondo pregnanza o semplicità, simmetria e ordine, e si può ipotizzare l’isomorfismo psicofisico che ben attribuisce a percezioni e processi mentali la medesima struttura dei processi corticali cerebrali sottostanti.

Le tesi gestaltiste sulla percezione, in particolare quelle sulla priorità del tutto rispetto alle parti e sulle relazioni di interdipendenza tra gli elementi, permisero un’estensione della teoria allo studio di pensiero e intelligenza: l’atto intellettivo è essenzialmente insight o comprensione immediata del problema la quale consente una ristrutturazione del campo concettuale; e poi lo stesso pensiero produttivo supera lo apprendimento meccanico cogliendo nel campo teorico e affermando nuove possibilità di struttura, forma o Gestalt.