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Metafisica ed analisi logica del linguaggio: Martin Heidegger e Rudolf Carnap

L’angoscia rivela il Niente… è l’angoscia che ci lascia sospesi, perché fa dileguare l’ente nella sua totalità […] Metafisica è il domandare oltre l’ente, per ritornare a comprenderlo come tale e nella sua totalità […] L’esserci umano può comportarsi in rapporto all’ente solo se si tiene immerso nel Niente. L’andare oltre l’ente accade nell’essenza dell’esserci. Ma questo andare oltre è la metafisica stessa. Ciò implica che la metafisica faccia parte della «natura dell’uomo». Essa non è una disciplina della filosofia universitaria, né un campo di pensate arbitrarie. La metafisica è l’accadimento fondamentale nell’esserci. Essa è l’esserci stesso. E poiché la verità della metafisica dimora in questo fondo abissale, essa è costantemente insidiata da vicino dalla possibilità dell’errore più radicale. Per questo non c’è rigore scientifico che eguagli la serietà della metafisica. La filosofia non può mai essere misurata con il parametro dell’idea della scienza… In quanto esiste l’uomo, accade in certo modo il filosofare. Ciò che noi chiamiamo filosofia non è che il mettere in moto la metafisica, attraverso la quale la filosofia giunge a se stessa ed ai suoi compiti espliciti. La filosofia si mette in moto soltanto attraverso un particolare salto della propria esistenza dentro le possibilità fondamentali dell’esserci nella sua totalità. Per questo salto sono decisivi: anzitutto il fare spazio all’ente nella sua totalità; quindi il lasciarsi andare nel Niente, cioè il liberarsi dagli idoli che ciascuno ha e con i quali è solito evadere; infine il lasciare librare sino in fondo questo essere sospesi, affinché esso ritorni costantemente alla domanda fondamentale della metafisica, a cui il Niente stesso costringe: Perché è in generale l’ente e non piuttosto il Niente?

Martin Heidegger, Che cos’è metafisica? (1929, a cura di Franco Volpi), Adelphi 2006, pp. 50-61-65-67

… è priva di senso una successione di parole che, all’interno di un determinato e già noto linguaggio, non formi alcuna proposizione. Può succedere che una tale successione di parole sembri di primo acchito una proposizione; in questo caso la chiamiamo una pseudoproposizione. Ora, la nostra tesi è che le presunte proposizioni della metafisica si rivelano, all’analisi logica, come pseudoproposizioni

Rudolf Carnap, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio (1932), in Il neoempirismo (1969), U. T.  E. T.  1978, p. 505

Polemiche a parte, è chiaro che Carnap e Heidegger obbediscono a due diverse concezioni della filosofia: il primo intende stabilire le condizioni logiche della validità del discorso filosofico; Heidegger, invece, è interessato all’apertura di orizzonti di senso

Franco Volpi, Nota introduttiva a Martin Heidegger, Che cos’è metafisica? (1929), Adelphi 2006, pp. 29-30

Grande tema filosofico appare bene la questione della possibilità di soddisfare la umana “esigenza metafisica” sul piano della conoscenza. Conoscitivamente parlando storicamente l’atteggiamento filosofico nei confronti della metafisica sembra andare dalla accettazione decisa al netto rifiuto. Nelle note del suo La fenomenologia di Husserl del 1969 Sofia Vanni Rovighi poneva l’accento sulla “approssimazione critica” di Edmund Husserl al “problema della metafisica”: «… fra l’atteggiamento di chi dice “ecco il sistema, la metafisica è compiuta” e l’atteggiamento di chi dice “la metafisica è impossibile o addirittura priva di senso” l’atteggiamento di Husserl che dice vediamo quali pietre possiamo portare all’edificio della metafisica (anche se Husserl non adopera questo termine) mi sembra il più critico»[1]. Nel classico Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio del 1932 Rudolf Carnap rilevava esser «diventato possibile dare una nuova e più acuta risposta alla questione circa la validità e la legittimità della metafisica… dopo che la logica, con lo sviluppo che ha preso in questi ultimi decenni, si è trasformata in uno strumento sufficientemente affinato»[2]. Nel ripensamento critico della filosofia Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio dell’empirista logico Rudolf Carnap appare emblematico di un “atteggiamento filosofico”  culturalmente incisivo foriero di una “mentalità” conseguente: «Dopo l’attacco neopositivista, il metafisico non può limitarsi a zittire orgogliosamente chi dubita del valore conoscitivo delle sue elucubrazioni appellandosi al fatto che non disponiamo di un rigoroso criterio di significanza cognitiva. Se tiene ad un minimo di serietà, dovrà pure specificare in positivo quale sia la natura del discorso che intende sviluppare, mostrando in che cosa esso differisca vuoi dalla formulazione di un punto di vista emotivo esclusivamente personale, vuoi dalla pura analisi concettuale, vuoi, infine, dalla proposta di ipotesi assai generali sulla natura dell’essere… se non si può negare al metafisico il diritto di arrischiare ipotesi fantastiche, non si può neppure negare all’antimetafisico quello di illustrare i sogni della metafisica con i sogni di un visionario. Non per niente, alla crisi del positivismo logico non ha fatto seguito la ripresa della scienza dell’essere in quanto essere, tranne in alcuni casi, al limite della comicità, che solo degli storici di non spiccate attitudini teoriche potevano scambiare per l’espressione di doti filosofiche temperamentali… Nel complesso, alla situazione attuale ben si attaglia il famoso detto: se Atene piange, Sparta non ride: la critica alla metafisica e la concezione della filosofia come analisi basate sul principio di verificazione e sulla teoria linguistica dell’a priori non hanno retto alla prova dell’analisi filosofica; non per questo, però, sono tornate a godere di buona salute le costruzioni puramente speculative che pretendano di andare oltre le vacue esercitazioni verbalistiche e le “narrazioni” a basso contenuto teorico»[3].

Idea speculativa metafisica ed idea scientifica logico-analitica della filosofia appaion ben incarnate rispettivamente da Martin Heidegger e Rudolf Carnap. Nel proprio Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio del 1932 Rudolf Carnap mostrava come nella metafisica di Martin Heidegger la parola “nulla” non fosse impiegata per negare proposizioni ma stesse per un oggetto. Carnap rilevava un linguaggio consistere di un vocabolario, un lessico di parole, termini con un significato e di una sintassi di regole di formazione di proposizioni con le parole, coi termini del vocabolario, del lessico. Per Carnap la metafisica si risolve in pseudo-proposizioni di due tipi: 1) frasi con parole prive di significato o 2) frasi contrarie alla sintassi. Rudolf Carnap respinge ogni “pretesa” conoscitiva della metafisica: la metafisica è “espressione del sentimento della vita”.

[1] Sofia Vanni Rovighi, La fenomenologia di Husserl, C. E. L. U. C. 1969, p. 7.

[2] Rudolf Carnap, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio (1932), in Neoempirismo (1969, a cura di Alberto Pasquinelli), Utet 1978, pp. 504-505.

[3] Paolo Parrini, Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva, Laterza 1995, pp. 38-40.