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Psicologia e apprendimento: condizionamento e comportamentismo

Riduzione da Ludovico Geymonat,

Storia del pensiero filosofico e scientifico, Garzanti 1973

Nella opera L’origine dell’uomo del 1871 Charles Darwin (1809-1882) concludeva che soltanto il senso morale distingue gli uomini dagli animali.

Psicologia e comportamento animale furono portati in laboratorio da Edward Lee Thorndike (1874-1949), il quale lasciò la sua impronta sul funzionalismo psicologico americano. Edward Thorndike studiò l’apprendimento servendosi di gabbie dalle quali l’animale poteva uscire solo muovendo meccanismi interni: l’animale, o gatto o cane generalmente, produceva tentativi casuali per liberarsi. Edward Lee Thorndike elaborò curve matematiche di apprendimento e sostenne che l’apprendimento avviene per prove ed errori (trials and errors): secondo la legge dell’effetto formulata da E. L. Thorndike il successo casuale agisce come effetto o fattore che accelera il raggiungimento del risultato in una prova successiva, perché ben evidenzia e quindi ben fa ripetere all’animale i movimenti precedentemente risolutivi; l’effetto si aggiungeva dunque alla frequenza della ripetizione come fattore determinante l’apprendimento.

L’apprendimento è stato ben studiato nel contesto sperimentale e quantitativo della psicologia oggettiva, la quale guardava bene alla oggettività per superare la dimensione soggettiva e fare in questo modo effettivamente scienza psicologica. Con il comportamentismo americano la psicologia oggettiva è rappresentata dalla riflessologia russa.

Il fondatore della scuola riflessologica russa può considerarsi Ivan Michailovič Sechenov (1829-1905), al quale si deve I riflessi del cervello del 1863 e il tentativo di ridurre la psicologia alla fisiologia: nessuno studioso europeo aveva giammai affermato la possibilità di studiare le attività psichiche superiori; ed anzi solo i suoi continuatori russi ripresero la prospettiva di Sechenov.

L’eredità culturale di I. M. Sechenov fu ben raccolta soprattutto da Ivan Petrovic Pavlov (1849-1936), medico e fisiologo russo formatosi anche in Germania e professore a Pietroburgo. Le ricerche sulla fisiologia della digestione portarono Ivan Pavlov alla scoperta dei riflessi condizionati.

Ivan Pavlov aveva portato all’esterno lo sbocco dei canali digestivi nel cane per studiare la secrezione gastrica e aveva osservato che l’animale cominciava a secernere i succhi gastrici o la saliva quando anticipava mentalmente la presenza del cibo. Pavlov parlò prima di secrezione psichica, poi di processi psichici e infine, con l’evolversi delle sue indagini, ben adottò l’espressione “riflesso condizionato”, ben scevra di qualunque riferimento a fenomeni non sperimentabili oggettivamente.

Il riflesso condizionato di Ivan Petrovic Pavlov è ben interpretabile: la introduzione di cibo provoca sempre secrezione salivare (riflesso incondizionato); se contemporaneamente alla introduzione di cibo si fa agire un altro stimolo (elettrico, sonoro, etc.) si nota che dopo un certo numero di ripetizioni questo altro stimolo improprio basta da solo a provocare secrezione salivare (riflesso condizionato). Il riflesso condizionato tende però ad estinguersi col passare del tempo, e deve perciò di tanto in tanto essere rinforzato con la presentazione dello stimolo proprio accanto a quello improprio. Il riflesso condizionato è dunque un apprendimento che si attua mediante l’associazione tra una reazione appartenente ad un riflesso incondizionato e un nuovo stimolo improprio o condizionato. Diversamente dallo associazionismo introspettivo classico il condizionamento era da Pavlov limitato alle reazioni fisiologiche oggettive osservabili: i riflessi condizionati sono sperimentati in laboratorio, e l’esperimento rileva nello stimolo condizionato il segnale che prepara l’attesa dello stimolo incondizionato permettendo all’organismo di prevederne la presentazione e di reagire di conseguenza.

Secondo la linea di Ivan P. Pavlov lo studio dei riflessi condizionati soprattutto rispetto al problema dell’apprendimento del linguaggio fu ben portato avanti da Vladimir Michailovič Bechterev (1857-1927): con il funzionalismo psicologico statunitense la dottrina dei riflessi condizionati di I. P. Pavlov e di Bechterev influì in maniera decisiva sul comportamentismo o behaviorismo (dall’inglese “behaviour”, che ben significa comportamento) americano.

Il fondatore del comportamentismo o behaviorismo è John Broadus Watson (1878-1958). Il superamento metodologico della distinzione tra biofisiologia ed etopsicologia sfociava nondimeno in J. B. Watson nella riduzione teorica della mente al comportamento: senza mente l’uomo diventava un semplice meccanismo. E’ stato in questo modo il neocomportamentismo a saper impostare il problema psicologico dell’apprendimento. Descrittivo è quindi il neocomportamentismo di Burrhus Frederick Skinner (1904-1990).