S. Freud (1856-1939) supera la duplice equazione di F. Nietzsche (1844-1900) dell’ottimismo col razionalismo e del pessimismo coll’irrazionalismo.
Freud è pessimista e razionalista: l’uomo è coscienza e ragione ma è dominato dall’inconscio irrazionale; l’inconscio è irrazionale ma è indagabile razionalmente, scientificamente, intellettualmente.
Scrive Freud: «La voce dell’intelletto è bassa ma non tace finché non ha trovato ascolto»: la psicoanalisi freudiana si propone come approssimazione scientifica rivolta alla decifrazione della logica dell’inconscio e alla determinazione psicodinamica dei rapporti tra le istanze della personalità e affettività secondo i livelli della coscienza: all’es inconscio deve subentrare l’io cosciente, il quale oltre l’es serve altri due padroni: il mondo reale esterno e il super-io morale sociale.
Dopo Freud l’uomo non è più il centro non solo di universo e creazione ma neppure di se stesso.