PROF. MAURO LUCACCINI – FILOSOFIA e Catalogo online della Biblioteca microlatata filosoficamente configurata Filobiblìa oltrarno in Via Duccio Galimberti 19 a San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo: lucaccini.m@liceisgv.eu

G. W. Leibniz dalla monadologia all’innatismo virtuale

Allorché fondò l’Accademia delle scienze di Berlino e tracciò il progetto per la sua costituzione G. W. Leibniz assegnò un posto a tutte le scienze, ma tra le scienze la filosofia non c’era… la filosofia non può essere considerata il perseguimento di un particolare tipo di verità… ma la determinazione del significato deve pervadere ogni ricerca della verità

Moritz Schlick, Forma e contenuto: un’introduzione al pensare filosofico (1932), Boringhieri 1987, a cura di Paolo Parrini, p. 147

Le monadi di G. W. Leibniz sono sostanze individuali: gli individui sono per definizione indivisibili e letteralmente atomi, ma le monadi non sono atomi fisici; il superamento dell’atomismo fisico ripreso in età moderna si inquadra in Leibniz nel passaggio alla metafisica delle monadi come atomi spirituali.

La spiritualità è interiorità della monade: la monade è per Leibniz completamente ripiegata su se stessa e chiusa all’esterno; la rappresentazione monadica è così totalmente interna e assolutamente innata.

Al carattere assolutamente innato della rappresentazione monadica corrisponde in Leibniz il carattere essenzialmente innato della conoscenza umana. In gnoseologia o teoria della conoscenza all’antiinnatismo ed empirismo di John Locke è da Leibniz così opposto innatismo e razionalismo. Al Saggio sull’intelletto umano di Locke rispondono quindi nel 1704 i Nuovi saggi sull’intelletto umano di Leibniz, i quali esprimono l’innatismo virtuale o intellettualmente potenziale della nostra ragione o umana capacità di conoscere correggendo con eloquente integrazione la formula empiristica aristotelico-lockiana: l’adagio empiristico scolastico medievale nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, niente è nell’intelletto che prima non sia stato nel senso, è da Leibinz completato col razionalistico nisi intellectus ipse, se non l’intelletto stesso.

Nei primi anni del Settecento il complemento innatistico-razionalistico di G. W. Leibiniz (1646-1716) alla teoria empiristica della conoscenza si univa al recente criticismo di John Locke (1632-1704) nel precedere la filosofia critico-trascendentale di Immanuel Kant (1724-1804) come ricerca sulle forme a priori della ragione: l’indagine critica di Locke su potere e limiti dell’intelligenza umana era integrata dall’innatismo virtuale di Leibinz come riconoscimento delle idee pure.

Per Leibniz l’anima dispone di idee pure, di nozioni a priori o indipendenti dall’esperienza sensibile: categorie come essere, unità, identità, sostanza, causalità sono concetti puri dell’intelletto non derivabili dai fatti e dalla percezione ma potenzialmente presenti nella mente umana fin dalla nascita; l’epistemologia o filosofia della scienza considera logica e matematica scienze pure o a priori che non dipendono dall’esperienza ma sono prodotte dalla sola ragione e hanno la suprema validità universale e necessaria inattingibile dalla generalizzazione empirica.

La considerazione matematica del continuo geometrico è puramente razionale e scientificamente produttiva: indipendente da Isaac Newton è fondamentale il contributo di Leibniz alla creazione del calcolo infinitesimale; basi e principi del calcolo infinitesimale rimandano a pensiero puro e intuizione dell’infinito.

Per G. W. Leibniz l’intelletto puro orienta la conoscenza umana: i contenuti conoscitivi puri o a priori sono introdotti nel sapere dalla nostra ragione secondo la sua opera ordinatrice dei dati percettivi dell’esperienza sensibile: ecco il carattere non attuale ma potenziale o virtuale dell’innatismo leibniziano.