… l’idealismo dogmatico di George Berkeley… dichiara lo spazio, con tutte le cose alle quali inerisce come condizione inscindibile, in sé impossibile definendo immaginazioni le stesse cose nello spazio
Immanuel Kant, Critica della ragione pura, 1781 e 1787, Bompiani 1987, a cura di Giorgio Colli, p. 295
L’empirismo soggettivo di George Berkeley (1685-1753) rivede l’empirismo oggettivo di John Locke (1632-1704) e apre all’empirismo scettico di David Hume (1711-1776): la critica religiosa cristiana al materialismo e ai suoi principi porta Berkeley a ridurre l’essere materiale alla percezione sensibile.
Alla percezione sensibile rimanda per Berkeley ogni conoscenza: la realtà fisica dei corpi e del mondo materiale si risolve nelle sensazioni e le cose esterne ed estese sono collezioni di sensazioni, elementi dell’analisi dell’idea di sostanza materiale; nominalisticamente l’idea è il termine per il relativo concetto o universale astratto dalla mente umana secondo le sensazioni, delle quali consistono gli individui come cose materiali singole; le cose hanno quindi solo qualità percettive e alla distinzione antica democritea e moderna galileiana, cartesiana e lockiana fra qualità primarie oggettive e qualità secondarie soggettive si oppone la riduzione berkeleyana delle qualità delle cose a qualità secondarie.
La riduzione di tutte le qualità delle cose a qualità secondarie rimanda in Berkeley al riconoscimento dell’impossibilità di assimilare qualità e sensazioni: la soggettività della percezione sensibile conduce Berkeley a superare le qualità primarie e a riportarle alle secondarie; eliminare le qualità primarie significava eliminare la realtà oggettiva materiale ed eliminare la sostanza materiale significava per Berkeley eliminare la premessa di irreligiosità e ateismo.
L’intento apologetico di difesa della religione e della fede cristiana sfocia in Berkeley nell’idealismo dogmatico: la mente umana non può uscire da se stessa, è limitata all’orizzonte delle sue idee e rimane chiusa nella sfera delle sue relative percezioni; Berkeley finisce quindi per attribuire realtà solo all’essere mentale o spirituale e per decretare l’impossibilità delle cose materiali esterne, perché esse est percipi, essere è essere percepito.