Lo confesso francamente: l’avvertimento di David Hume fu proprio quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dogmatico e dette un tutt’altro indirizzo alle mie ricerche nel campo della filosofia speculativa
Immanuel Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza, 1783, Laterza 1967
Nella seconda metà del Settecento la filosofia critico-trascendentale di Immanuel Kant (1724-1804) indaga sulle forme pure o a priori della nostra ragione o umana facoltà, capacità di conoscere ed è preceduta dal criticismo di John Locke (1632-1704) come ricerca su potere e limiti dell’intelletto o intelligenza dell’uomo e dall’innatismo virtuale o potenziale di G. W. Leibniz (1646-1716) come riconoscimento delle idee pure.
All’indagine critica sulle forme pure della ragione Kant giungeva approfondendo l’idea avuta dopo il lungo cimento filosofico-scientifico: era il 1769 e l’idea è da Kant assimilata ad una luce: «L’anno 1769 mi dette la grande luce». La grande luminosa idea che apre a Kant la via dell’indagine critica consiste nella distinzione dei principi del mondo sensibile e del mondo intelligibile: De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis, La forma e i principi del mondo sensibile e intelligibile del 1770 conclude il periodo precritico e avvia al periodo critico del pensiero e dell’opera di Kant.
Il superamento della riflessione precritica è in Kant suscitato dal confronto con l’antimetafisica di David Hume (1711-1776), al quale Kant riconosce il merito di averlo destato dal «sonno dogmatico»: il confessato amore per la metafisica disponeva Kant al dogmatismo, ma al dogmatismo metafisico Kant trovava l’antidoto nella scienza; lo spirito scientifico antidogmatico portava Kant a discutere le pretese conoscitive della metafisica.
E’ la definizione dei limiti conoscitivi della metafisica a portare Kant alla critica della ragione pura: la metafisica esprime un bisogno naturale della ragione umana, ma la ragione non può soddisfare il nostro naturale bisogno metafisico sul piano della conoscenza perché in metafisica la ragione è assolutamente pura e supera i sensi e l’orizzonte dell’esperienza possibile: ecco per la metafisica la conclusione scientificamente negativa della filosofia critico-trascendentale di I. Kant.
La filosofia critico-trascendentale di Kant si delinea dallo scritto sulla forma e sui principi del mondo sensibile e intelligibile del 1770: Kant separa ancora sensibilità e intelletto riferendoli rispettivamente alla realtà fisica e alla dimensione metafisica, ma indica già nello spazio e nel tempo le forme pure o a priori della percezione o intuizione sensibile; le forme dell’intelletto rimangono le forme del puro pensiero e non sono sostanziate dai principi del cosmo fisico, e così estendere alle forme dell’intelletto il significato fisico ed empirico delle forme della sensibilità richiedeva l’individuazione dei concetti puri costitutivi dell’ordine oggettivo dell’universo secondo il determinismo materiale e meccanico della natura.
Nell’individuazione dei concetti puri come forme dell’intelletto Kant poteva contare sulle sue conoscenze scientifiche: l’ispirazione scientifica della filosofia critico-trascendentale di Kant è caratteristica dei grandi sistemi filosofici: «… i più grandi sistemi della storia della filosofia, cioè quelli che ne hanno messi in moto altri e che hanno esercitato una durevole influenza, sono tutti nati da una riflessione sulle scoperte scientifiche dei loro stessi autori o su di una rivoluzione scientifica contemporanea o immediatamente anteriore alla loro epoca: così fu… per Kant con la scienza newtoniana e le sue generalizzazioni» (Jean Piaget, Saggezza e illusioni della filosofia, 1965, Einaudi 1975, pp. 59-60). Nel riferimento alla dinamica di Isaac Newton è ben rintracciabile il significato della filosofia critico-trascendentale di Kant: «Il filosofo troverà nella storia del pensiero scientifico… la spiegazione dell’ordine e del significato dei problemi della filosofia» (Federigo Enriques, Il significato della storia del pensiero scientifico, 1934, Barbieri 2004, p. 31). Il significato della filosofia critico-trascendentale di Kant è quindi riferibile alla scienza moderna nata con la Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento: la scienza moderna ritrova la antica via greca ellenistica della teoria; nella costruzione di modelli teorici della realtà consiste così la scienza secondo la dimensione ipotetico-deduttiva ed empirica del suo moderno metodo scientifico matematico-sperimentale.
I. Kant riflette sul metodo matematico ed empirico-sperimentale di Galileo e assumendo come paradigma scientifico il sapere fisico galileiano-newtoniano può dunque approdare alla propria rivoluzione copernicana filosofica: il modello teorico scientifico deterministico materiale e meccanico moderno della natura è per Kant costruito secondo le forme pure a priori della nostra ragione come umana facoltà, capacità di conoscere; sono le forme pure sensibili e intellettive a costituire la realtà oggettiva umanamente conoscibile e come ordine oggettivo la natura è strutturalmente esprimibile nei principi a priori riconducibili alle funzioni razionali pure costitutive dell’oggetto dell’esperienza conoscitiva.
Come condizioni della dimensione oggettiva le forme della ragion pura costituiscono l’oggetto d’esperienza e sono condizioni della possibilità della conoscenza come sapere oggettivo: alla validità a priori o indipendente dall’esperienza sensibile corrisponde per ogni forma razionale pura un principio del mondo; in quanto amplia la nostra conoscenza indipendentemente dall’esperienza e dai fatti ogni principio del mondo è per Kant sintetico a priori.