Si stupiva un dì un allocco:
«Certo Dio trova assai sciocco
che quel pino ancora esista
se non c’è nessuno in vista».
«Molto sciocco, mio signore,
è soltanto il tuo stupore.
Tu non hai pensato che,
se quel pino sempre c’è,
è perché lo guardo io.
Ti saluto e sono Dio»
Ronald Knox, citato in Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1945, Mondadori 1987, p. 616
L’immaterialismo di George Berkeley si inquadra nell’interpretazione dogmatica dell’idealismo o soggettivismo della filosofia moderna inaugurata da Cartesio nella prima metà del Seicento: il fenomenismo, che riduce la realtà alle apparenze percettive sensibili, e il conseguente nominalismo, che riconosce esistenza reale alle sole apparenze percettive particolari e sensibili individuali e riporta i concetti o idee astratte dalla mente a termini linguistici, portano Berkeley al superamento della materia come idea astratta di sostanza; l’analisi empiristica della conoscenza e la riduzione delle idee alla percezione sensibile è in Berkeley suggerita dalla fede religiosa cristiana ma ha conseguenze filosofico-scientifiche.
La rivendicazione teistica del primato dello spirito sulla materia portava Berkeley ad opporsi a Isaac Newton in fisica e metafisica: non ci sono le cose materiali ed esistono solo gli spiriti per percepire le idee e la causa esterna delle nostre idee è Dio, il quale mantiene in essere le cose quando non entrano nel campo percettivo di nessun uomo; il Dio di Berkeley rimane così in rapporto diretto con la sua creazione; nella fisica newtoniana «si prevede che tocchi ad un creatore dare il via all’universo, ma una volta che il meccanismo è in azione il creatore può voltargli le spalle ed esso continuerà tranquillamente per conto suo» (A. J. Ayer, Hume, Dall’Oglio 1980, p. 25).
L’immediatezza della relazione di Dio col creato completa la dissoluzione percettiva della materia: la replica filosofica al materialismo porta Berkeley alla critica scientifica fisica e matematica alla meccanica e al calcolo infinitesimale come strumento della meccanica. La meccanica di Isaac Newton è da Berkeley considerata empiristicamente e positivisticamente: spazio, tempo e moto assoluto sono termini privi di significato empirico sensibile; ogni spiegazione essenzialistica deve essere espunta dalla scienza. Del calcolo infinitesimale di I. Newton e G. W. Leibniz è da Berkeley rilevata la distanza dal rigore della matematica classica. Nel rifiuto della assolutezza di spazio e tempo l’empirismo di Berkeley convergeva col razionalismo di Leibniz, per il quale spazio e tempo esprimevano relazioni tra le cose.