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David Hume e la critica al principio di causalità: dall’antimetafisica empiristica allo scetticismo scientifico

Appunti da Giovanni Reale e Dario Antiseri, Il mondo delle idee,

volume 2, La Scuola 2017, pp. 274-278

Quando… scorriamo i libri di una biblioteca, di cosa dobbiamo disfarci? Se prendiamo… qualche volume metafisico… chiediamoci: «Contiene forse ragionamenti astratti su quantità e numero?». No. «Contiene ragionamenti basati sull’esperienza e relativi a dati di fatto o all’esistenza delle cose?». No. Allora diamolo alle fiamme perché non può contenere che sofisticheria e inganno

David Hume, in Giulio Giorello, Introduzione alla filosofia della scienza, Bompiani 1994, p. 13

Con la distinzione di relazioni fra idee e dati di fatto David Hume ribadisce la distinzione di G. W. Leibniz tra verità di ragione e verità di fatto e precede la distinzione di Immanuel Kant tra giudizi analitici e giudizi sintetici: i giudizi analitici sono semplicemente esplicativi e puramente logico-formali e si basano sul principio di non contraddizione; i giudizi sintetici superano invece la pura logica ed estendono la nostra conoscenza. Kant riferirà l’estensione della conoscenza nei giudizi sintetici non solo all’esperienza ma anche alla pura ragione: se i giudizi analitici sono assolutamente a priori o indipendenti dall’esperienza, per Kant i giudizi sintetici possono essere non solo a posteriori o dipendenti dall’esperienza ma anche a priori o indipendenti dall’esperienza; per Hume unica fonte della conoscenza è invece l’esperienza.

La dipendenza dall’esperienza rende per Hume la conoscenza reale del mondo esclusivamente sintetica a posteriori: sintetico a posteriori è il principio dei dati di fatto: il principio di causalità.

Le nostre inferenze o conclusioni su cause ed effetti sono per Hume fondate sull’esperienza e l’abitudine: il nesso di causalità ha una necessità semplicemente soggettiva e non rimanda ad un concetto della ragione come base di un principio oggettivo; nelle relazioni di causa ed effetto noi sperimentiamo solo la contiguità e la successione degli eventi e non abbiamo impressioni corrispondenti alla loro connessione necessaria, per cui la necessità reale dei rapporti causali è semplicemente inferita induttivamente.

La necessità reale oggettiva delle relazioni di causa ed effetto è secondo Hume da noi indotta per abitudine: la nostra esperienza della costanza e regolarità della contiguità e successione degli eventi ci abitua a legarli nella considerazione della vicinanza spaziale e della immediata sequenza temporale; l’abitudine o consuetudine ci porta a passare dal post hoc al propter hoc, dal “dopo questo” al “per questo”.

Alla abitudine o consuetudine si accompagna per Hume la credenza che nella successione degli eventi l’evento seguente sia l’effetto dell’evento precedente come sua causa: la credenza è un sentimento, e il sentimento è soggettivo; soggettivo e non razionale oggettivo è quindi il fondamento del principio di causalità.

Il principio di causalità perde in Hume ogni valenza reale: l’analisi empiristica della conoscenza porta Hume oltre la negazione della realtà ontologica del legame causa-effetto; dalla critica antimetafisica Hume passa così allo scetticismo scientifico.

Il passaggio dall’antimetafisica empiristica allo scetticismo scientifico implica il concetto e il principio della sostanza: la sostanza rappresenta l’unità dei dati sensibili nelle cose del mondo e la permanenza della sostanza esprime la conservazione delle cose nel mutamento fenomenico: la sostanza è da Hume risolta nell’esperienza materiale e mentale; l’io stesso si riduce al complesso delle sue percezioni.