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David Hume: il pensiero etico, la religione, il fondamento arazionale dell’esperienza umana e il problema dell’induzione

Appunti da Giovanni Reale e Dario Antiseri, Il mondo delle idee,

volume 2, La Scuola 2017, pp. 279-285

La ragione è e deve essere schiava delle passioni e non può in nessun caso rivendicare altra funzione che servire e obbedire ad esse

David Hume, in Eugenio Lecaldano, Hume e la nascita dell’etica contemporanea, Laterza 1991, p. 164

La riduzione dell’io al complesso o fascio delle sue percezioni porta David Hume ad estendere alla morale la considerazione delle impressioni: sono impressioni le passioni; l’etica di Hume è un’etica passionale.

L’etica è il dominio della volontà: il problema morale è il problema della determinazione della volontà secondo la nostra umana libertà; come libero arbitrio nella scelta la libertà presuppone l’assenza di necessità e il caso ed è per Hume un assurdo. Per Hume la libertà è semplicemente la mancanza di coazione esterna: la mancanza di costrizione esterna non rende le nostre scelte e le nostre conseguenti azioni prive di determinazione; nei nostri atti determinazione e necessità ci provengono da motivi interni. Nei nostri atti la volontà è per Hume determinata dalle passioni: i motivi delle azioni umane sono sempre interni ma mai razionali; la ragione è incapace di opporsi alla passione nella determinazione e guida della volontà.

Per Hume la volontà non può assolutamente essere mossa dalla ragione: la ragione non è in grado di fondare la morale: il fondamento della morale è il sentimento.

E’ il sentimento a colmare il vuoto della ragione: per Hume la ragione è semplice forma priva di contenuto: all’opposto di I. Kant per Hume la ragione pura non può essere pratica e muovere o determinare la volontà all’azione, in quanto incapace di sintesi a priori morale; come nella conoscenza per Hume nella morale la dimensione sensibile è insuperabile e non sono possibili conclusioni indipendenti dall’esperienza.

Pura forma incapace di muovere o determinare la volontà all’azione per Hume la ragione riceve contenuto morale dalle passioni: «La ragione è e deve essere schiava delle passioni», dice David Hume. Le passioni trovano per D. Hume la loro sintesi nel principio della simpatia, la quale dunque sostanzia la morale: tutte le nostre azioni morali sono fondate sulla simpatia.

La simpatia ci eleva alla valutazione morale come valutazione universale e disinteressata: ecco l’idea di D. Hume: «La simpatia ci fa uscire da noi stessi. E’ essa che, di fronte al carattere di un altro, ci fa provare lo stesso piacere o dolore, come se esso avesse una tendenza al nostro vantaggio particolare o al nostro danno particolare. Non occorre pertanto altra spiegazione dell’origine di piacere e dolore disinteressati» (Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, volume III, Garzanti 1971, p. 147).

Come criterio dell’agire e della valutazione morale la simpatia è sentimento di piacere e dolore disinteressato: al sentimento disinteressato di piacere e dolore è da Hume ridotto il senso morale; al senso morale è riconducibile il giudizio imparziale sulle azioni umane, delle quali ogni uomo sente o percepisce o avverte l’utilità generale approvandole o condannandole secondo la simpatia per l’umanità.

La simpatia giustifica il passaggio dall’essere al dover essere delle cose: il principio logico della inderivabilità dei giudizi di valore morale dai giudizi di fatto è la legge di Hume; la legge di Hume vale però per la ragione e la conoscenza e i limiti della ragione e della conoscenza sono superati dalle passioni e dalla morale.

Dalla morale il fondamento arazionale è da Hume esteso alla religione: la religione si basa sull’istinto, e l’origine della divinità è psicologica ed è riconducibile alla umana paura della morte; pur priva di legittimazione razionale conoscitiva, se non scade in superstizione e fanatismo, la religione ha funzione di elevazione del popolo.

Con la religione Hume integra la considerazione filosofica della esperienza umana: solo le relazioni ideali logico-matematiche si basano sulla ragione; invece le scienze empiriche si fondano sulla esperienza sensibile, la morale si fonda sul sentimento, l’estetica sul gusto, la religione sulla fede e la rivelazione.

L’opposizione pratica e pragmatica dell’esperienza sensibile e del sentimento, delle passioni e dell’istinto alla ragione e alla logica modera lo scetticismo di Hume.

Lo scetticismo di Hume è riconducibile alla negazione empiristica della valenza ontologica del principio di causa ed effetto: il principio di causa ed effetto è il presupposto del principio di sostanza e del principio di induzione: come sostrato permanente la sostanza è la causa della conservazione della unità e coesione delle cose; come principio della conclusione della conformità del futuro al passato il principio di induzione è legato al principio della uniformità della natura, il quale prevede la natura regolata da leggi esprimenti la determinazione dei fatti del mondo secondo la necessità della connessione causale tra gli eventi.