In un genere delle sue conoscenze la ragione umana ha il particolare destino di venir assediata da questioni che non può respingere, poiché le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, ma alle quali non può neppure dare risposta, poiché oltrepassano ogni potere della ragione umana
Immanuel Kant, Critica della ragione pura, 1781 e 1787, Bompiani 1987, p. 7
Dall’apparenza sensibile come fenomeno Immanuel Kant si concentra sulla apparenza illusoria o parvenza razionale: la dialettica trascendentale kantiana è la logica dell’apparenza illusoria o parvenza relativa a errori e contraddizioni in cui la ragione cade naturalmente quando tenta di oltrepassare i limiti della umana esperienza possibile.
La dialettica trascendentale studia la ragione in senso stretto e le sue strutture: alla ragione Kant oppone l’intelletto: le categorie dell’intelletto possono legittimamente applicarsi solo entro l’orizzonte dell’esperienza possibile; la ragione è al contrario la facoltà dell’incondizionato e della metafisica ed esprime l’umana esigenza dell’assoluto, il bisogno strutturale di andare oltre il finito superando i limiti sensibili fenomenici della nostra esperienza entro i quali soltanto è collocabile la conoscenza umana.
Nella dialettica trascendentale Kant si rivolge alla metafisica e all’uso regolativo delle idee razionali: dalla dialettica trascendentale come logica della parvenza razionale si passa alle 3 forme pure a priori o idee della ragione in senso stretto quale facoltà della metafisica: secondo la naturale spinta della ragione a svincolarsi dall’esperienza possibile l’intelletto è dalle idee razionali portato nel vuoto dello spazio intelligibile e non più sostenuto dall’aria dell’esperienza sensibile fenomenica non vola ma precipita in errori e contraddizioni; assolutamente prive di valore conoscitivo le idee della ragione hanno funzione esclusivamente regolativa.
La funzione regolativa delle 3 idee della ragione in senso stretto consiste nel portare ad unità l’esperienza possibile: Kant rileva che si sistemano i fenomeni come se 1) gli umani avessero l’anima quale principio, 2) i naturali riconducessero a principi cosmici intelligibili e 3) tutti quanti dipendessero dalla divina Intelligenza; le idee razionali sono così rappresentative dei tre oggetti della metafisica tradizionale ovvero 1) l’anima quale unità ideale del mondo mentale umano trattata nella psicologia razionale, 2) il mondo come totalità quale unità noumenica potenzialmente infinita di tutti i fenomeni affrontata nella cosmologia razionale e 3) Dio quale unità dell’intera realtà, naturale e mentale, considerata nella teologia razionale.
Nel portare ad unità l’esperienza per Kant la ragione va oltre i limiti della stessa esperienza possibile cadendo in contraddizioni su 1) anima, 2) mondo e 3) Dio.
1) Per l’anima la contraddizione è da Kant riportata al paralogismo della psicologia razionale: l’anima non è esperibile ed esperibili sono i soli dati del senso interno; l’anima è unità ontologica noumenica inconoscibile la quale risulta dall’applicazione della categoria intellettuale pura di sostanza non alle intuizioni sensibili fenomeniche ma all’Io penso o unità sintetica dell’appercezione; autocoscienza o coscienza intellettuale di sè e della propria esistenza, unità sintetica che in ogni soggetto umano conoscente presiede all’unificazione concettuale pura del molteplice dell’intuizione sensibile, l’Io penso è assunto come anima.
2) Per il mondo come totalità le contraddizioni sono da Kant riportate alle antinomie della cosmologia razionale: come totalità dei fenomeni il mondo supera l’umana esperienza possibile; come unità infinita potenziale dell’intera natura il mondo è idea strutturalemnte contraddittoria che conduce a insolubili conflitti di leggi; conflitti di leggi sono letteralmente le antinomie, e le antimomie cosmologiche sono le quattro opposizioni metafisiche se il mondo sia 1) finito o infinito, 2) infinitamente divisibile o atomico, 3) libero o necessario e 4) dotato o privo di un essere assolutamente necessario.
3) Per l’esistenza di Dio Kant rileva la fallacia dell’argomento ontologico: la prova a priori dell’esistenza di Dio rimanda al concetto di Dio come essere perfetto che deve necessariamente esistere perché altrimenti mancherebbe della perfezione dell’esistenza; nella prova ontologica c’è confusione di concetto ed esistenza, di idea a realtà; ogni affermazione di realtà richiede richiede la conferma dell’esperienza, ma in quanto fuori dello spazio e del tempo Dio non è esperibile.
L’esperienza possibile rimane per Kant l’orizzonte di ogni conoscenza reale: oltrepassando i limiti dell’esperienza possibile la metafisica non è conoscenza e gli oggetti della metafisica non sono trattabili scientificamente e sono recuperabili solo sul piano morale ed etico-religioso: «Ho dovuto dunque eliminare il sapere per far posto alla fede» (Immanuel Kant, Critica della ragione pura, 1781 e 1787, Bompiani 1987, p. 33).