I. Kant considera “assurdo” sperare “che un giorno possa sorgere un I. Newton che faccia comprendere sia pure la produzione di un filo d’erba per via di leggi naturali non ordinate da alcun intento”
Otfried Höffe, Immanuel Kant, 1983, Il Mulino 1986, p. 260
I. Kant mette in evidenza che alla natura organica è impossibile applicare la matematica, e che perciò la conoscenza della natura organica non può affidarsi alla funzione ordinatrice, sistematizzatrice, di vera e propria guida svolta dalla matematica: le “scienze della vita” non possono sperare in scoperte paragonabili a quelle che hanno segnato l’evoluzione della fisica, e ogni speranza di arrivare a determinare le leggi che regolano la nascita e la crescita degli organismi deve essere lasciata cadere
Stefano Poggi, in Storia della scienza moderna e contemporanea diretta da Paolo Rossi, Utet 1988, volume 2, p. 53
Con la critica della ragion pura pratica Immanuel Kant aveva integrato la critica della ragion pura teoretica: alla considerazione della conoscenza la filosofia critico-trascendentale kantiana aveva unito la considerazione della morale; Kant completava il discorso critico-trascendentale con l’estetica e la teleologia.
Estetica e teleologia guardano al mondo secondo finalità: per Kant l’orizzonte della conoscenza è il mondo fenomenico e il dominio della moralità è il mondo noumenico; il mondo fenomenico è il mondo della necessità meccanica naturale e come regno dei fini il mondo noumenico è il mondo della libertà finale morale; il discorso estetico-teleologico compone mondo fenomenico e mondo noumenico combinando il meccanicismo naturale del fenomeno e il finalismo morale del noùmeno.
Della natura fenomenica si occupa la scienza meccanica e alla scienza meccanica nella Critica del Giudizio del 1790 I. Kant oppone la finalità riflettente sentimentale: per Kant la spiegazione scientifica è meccanica e quindi possibile solo di un mondo meccanico: solo l’universo fisico è meccanico; il mondo biologico organico è invece finale e non meccanizzabile e quindi scientificamente incomprensibile.
Tra la comprensione scientifica meccanica della necessità naturale fenomenica e la conoscenza pratica finale della libertà morale noumenica c’è tutta l’esperienza estetico-teleologica dell’ordine organico fenomenico.
Tra il mondo fenomenico della conoscenza e il mondo noumenico dell’etica media il Giudizio estetico e teleologico o finalistico relativo all’ordine e alla finalità nei fenomeni: alla facoltà di giudizio è da Kant dedicata la Critica del giudizio del 1790.
Nella Critica del Giudizio I. Kant passa dal giudizio determinante conoscitivo-scientifico necessario e di universalità oggettiva al giudizio riflettente non conoscitivo e sentimentale teleologico ed estetico sul bello e sul sublime.
La conoscenza è per I. Kant unificazione categoriale intellettuale pura del materiale sensibile per giudizi determinanti, scientifici, che costituiscono la realtà oggettiva secondo una regola: verità naturale, necessità causale e leggi meccaniche del mondo fenomenico.
Il Giudizio è per I. Kant riflettente, non conoscitivo, non scientifico, sentimentale, universale soggettivo senza concetto, fra l’intelletto e la ragione morale, finalistico fenomenico tra meccanicismo fenomenico e finalismo noumenico.
Il giudizio estetico è da I. Kant ben riferito: 1) al bello come oggetto di piacere disinteressato; e 2) al sublime quale spettacolo grandioso e timoroso della natura.
Il giudizio teleologico è da I. Kant ben riferito a 2 ordini di finalità: la interna degli organismi e la esterna del disegno divino.
Nel giudizio estetico-teleologico è da I. Kant ben indicata la nostra libera armonica espressione riflettente sentimentale dell’esigenza di ordine propria della mente umana.