Nel testo del 1934 Il significato della storia del pensiero scientifico il grande matematico e filosofo italiano Federigo Enriques (1871-1946) esprimeva tutto il significato filosofico della storia del pensiero scientifico.
Il significato della storia del pensiero scientifico di Federigo Enriques sostiene l’approssimazione storico-genetica alla scienza e al sapere: la comprensione delle idee e delle teorie scientifiche passa per la storia del pensiero: il pensiero si sviluppa tra ragione ed esperienza, logica e intuizione.
Federigo Enriques, Il significato della storia del pensiero scientifico, 1934, Barbieri 2004 è ripartito in 16 titoli.
Il significato della storia del pensiero scientifico di Federigo Enriques inizia col titolo Scienza e storia: è un’esigenza filosofica che ci spinge a non appagarci di una considerazione storica erudita e edificante della scienza: gli sviluppi scientifici non sono assoluti ma relativi gli uni agli altri; uno sviluppo scientifico ha senso rispetto all’altro, contribuisce al successivo ed è dal successivo ridefinito. Enriques poteva così storicamente rilevare che G. Keplero fu corretto da I. Newton e Newton ha ceduto ad A. Einstein: «La visione storica della scienza che in tal guisa si afferma appare pertanto una visione dinamica, che dal passato trae norma per rivolgersi all’avvenire; e risponde dunque all’ideale che, consapevolmente o meno, anima gli sforzi dei ricercatori, non fermi ad un presente immobile ma ognora intenti a superarlo» (p. 13).
Il secondo titolo del testo Il significato della storia del pensiero scientifico è La concezione positivistica della scienza: all’oggettività assoluta del fatto positivistico Federigo Enriques opponeva che i fatti ricevono il loro significato dalle idee secondo le quali sono interpretati: come in ogni campo dello scibile così in astronomia la scoperta di un pianeta è un fatto astronomico in quanto un corpo celeste è ricollegato al nostro Sole secondo la legge della gravitazione universale e in chimica la scoperta di un elemento è un fatto chimico in quanto i corpi semplici trovano il loro posto nel sistema periodico degli elementi; il fatto scientifico non è il dato sensibile bruto ma è l’inquadramento strutturale ideale dei dati sensibili. Costretti a riconoscere nel fatto il collegamento ideale del dato sensibile i positivisti hanno con Ernst Mach riportato le teorie scientifiche a descrizioni concettuali fattuali economiche: secondo l’ideale positivistico di Auguste Comte per Mach nella scienza trovano posto solo idee, ipotesi, teorie che non superino la realtà dei dati sensibili direttamente esperibili; questo criterio positivistico è da Enriques rilevato incontrarsi col criterio logico maturato nell’assiomatica moderna contemporanea. Il criterio logico ed empirico positivistico appare obiettivo: Federigo Enriques dice che la comprensione delle idee fondamentali della scienza richiede in realtà il superamento della prospettiva logica e la considerazione dell’esigenza di ridefinizione razionale fenomenica dell’esperienza: «… bisogna rompere l’armatura logica e ricercare le intime ragioni dell’evoluzione delle idee: come da una precedente teoria inferiore si è passati ad una teoria superiore, più comprensiva ed esatta; e perciò in quale senso debbano modificarsi e correggersi le ipotesi adottate, sotto la pressione delle nuove discordanti esperienze… Impoverite dal logico, che le spogliava di tutto ciò che non serva ad uno scopo scientifico strettamente delimitato, le idee fondamentali rivelano ora un contenuto più ricco, come quelle che contengono il germe di ogni estensione o progresso della scienza» (pp. 15-16).
Il postulato della ragione è il terzo titolo del testo Il significato della storia del pensiero scientifico: Federigo Enriques rilevava nell’identità della ragione umana la condizione della scienza come sapere intelligibilmente comunicabile: «La scienza è uno sviluppo di idee che nascono da idee precedenti e a quelle si concatenano… il sapere non è un dono che l’uno possa fare e l’altro passivamente ricevere, bensì una conquista che ciascuno deve fare o rifare per proprio conto e che tutt’al più si può indurre altri a rifare con noi ma soprattutto colla fede nell’unità della ragione umana. Animati da questa fede ne ritroveremo ovunque le prove: nella scoperta della verità ed egualmente nell’errore» (p. 17).
Con Verità ed errore per quarto titolo prosegue Il significato della storia del pensiero scientifico: F. Enriques riportava l’unità della ragione umana alla spiegazione dell’errore secondo la ricerca della verità: l’errore risulta dall’irregolare procedere della ragione, fisiologicamente disposta alla verità: «Il maestro sa che la comprensione degli errori dei suoi allievi è la cosa più importante della sua arte didattica… degli errori… il maestro sa valutare il significato educativo: sono esperienze didattiche che egli persegue incoraggiando l’allievo a scoprire da sé la difficoltà che si oppone al retto giudizio e perciò anche ad errare per imparare a correggersi… In breve chi cammina sa che ogni camminare ci espone al cadere, ma perfino la caduta val meglio della sicurezza dello star fermi» (pp. 18-19).
Quinto titolo di Il significato della storia del pensiero scientifico è Il problema del non-senso: se l’errore si colloca sul piano razionale della verità, c’è la questione della ragione del non-senso: è il postulato dell’unità della ragione umana a richiedere la spiegazione della genesi del non-senso, e la genesi del non-senso è da F. Enriques rilevata nell’erudizione delle vuote forme senza significato: «La storia della scienza può in tal guisa comprendere e spiegare anche il non-senso: prolungamento del pensiero che non è più pensiero, cadavere che si trascina ancora e si mescola nel circolo della vita» (p. 21).
La ragion pura di Kant è il sesto titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico: alla storicità della scienza e del sapere è opposta l’idea di I. Kant delle assolute metafisiche fisse e immutabili forme a priori della ragion pura: i limiti razionalistici della filosofia kantiana e i motivi del razionalismo empirico sono da F. Enriques indicati richiamando il senso empiristico dello sviluppo storico del pensiero scientifico otto-novecentesco con la considerazione, l’elaborazione e l’interpretazione fisica di sistemi geometrici alternativi alla geometria euclidea e con tutta la riflessione critica sui fondamenti della scienza: «La scienza non è semplice riflesso di un ordine delle cose fuori di me, anzi è costruzione della realtà per opera della mente; ma la costruzione si fa sempre in funzione dei dati sperimentali, sicché i principi che, in un certo grado di sviluppo dell’evoluzione scientifica, traducono certe esigenze della nostra comprensione, evolvono essi stessi per accordarsi con una più larga realtà» (p. 22).
L’idea costruttiva della scienza secondo la concezione degli invarianti della realtà è da F. Enriques chiarita nel settimo titolo di Il significato della storia del pensiero scientifico: Le esigenze razionali nella costruzione scientifica sottolinea la presupposizione scientifica degli invarianti ma la loro modificabilità alla luce dell’esperienza, per cui dal principio di conservazione della massa o quantità di materia si è passati alla costanza della massa-energia e nella causalità fisica dall’azione a distanza si è affermata la contiguità spazio-temporale del campo: con la causalità o ragion sufficiente e la generalizzazione dalla riflessione antica ai moderni sviluppi della scienza il pensiero scientifico tende all’infinità secondo la effettiva continuità della realtà: «L’intelligenza del fisico tende a costruzioni che soddisfino a certi requisiti, e in particolare alla continuità del reale; ma solo il confronto delle deduzioni teoriche colle più larghe esperienze può giustificare l’accoglimento di un sistema» (pp. 23-24).
Pragmatismo e idealismo è l’ottavo titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico di F. Enriques: alla idea della storicità della ragione scientifica contrastano non solo i razionalisti aprioristi kantiani ma anche pragmatisti e idealisti. Per il pragmatismo la verità si risolve nell’afficacia e utilità e la ricerca della verità deve avere significato biologico: Enriques rilevava la riduzione della scienza allo scopo utilitario della previsione più economica dei fatti: «Non occorre di più per abbattere l’idolo accarezzato dal pensiero speculativo, ponendo al posto della volontà del vero la volontà di credere» (p. 26). La riduzione della scienza a pseudoconoscenza utile segna la convergenza del pragmatismo col neoidealismo come ripresa dell’idealismo romantico tedesco classico postkantiano: Enriques sottolineava che conseguentemente all’eliminazione della cosa in sé di I. Kant per l’idealismo «tutta la realtà appare espressione e costruzione dello spirito, che si incarna progressivamente nella storia» (p. 26); per l’idealismo la verità è appannaggio della filosofia. Enriques può così concludere opponendo al neoidealismo il legame essenziale della filosofia col pensiero scientifico: «Perché tutta la storia… della filosofia occidentale prende norma e ispirazione dal pensiero naturalistico» (p. 28).
Al rapporto del pensiero scientifico coi motivi pratici, con le esigenze materiali, colla vita, colle condizioni storiche sociali e culturali dell’uomo è da F. Enriques dedicato il nono titolo del suo Il significato della storia del pensiero scientifico: Scienza e civiltà rimarcava l’influsso sulla scienza di arte e religione: «Più ancora che gli aiuti o gli ostacoli esteriori che si legano alla vita politica, agiscono sul pensiero scientifico i motivi artistici e religiosi, onde si atteggia diversamente la circostante civiltà» (p. 29). Enriques notava l’incontro alla radice tra scienza ed arte e religione: «Nella sua forma più pura, quale si rivela nell’antichità greca e nel Rinascimento, lo spirito scientifico è una forma particolare dello spirito artistico… E il bisogno di contemplare la verità per se stessa… è nella sua essenza bisogno di contemplazione artistica… attività scientifica e religiosa debbono avere una radice comune… Chi scruti più largamente i rapporti del pensiero religioso e del pensiero scientifico nella storia vedrà… l’impulso che la ricerca scientifica riceve dall’animo religioso anelante ad un più alto ordine di verità» (pp. 29-31).
Al legame della filosofia con la scienza nella storia della nostra civiltà occidentale F. Enriques dedica il decimo titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico: I problemi della filosofia chiariti dalla storia del pensiero scientifico rimanda il filosofo alla storia del pensiero scientifico per rintracciare non solo i criteri della scienza ma anche la spiegazione di ordine e significato dei problemi filosofici, i quali si sviluppano proprio dalla ricerca scientifica naturalistica: «Le storie della filosofia che risentono ancora dell’impulso ricevuto dagli hegeliani mettono sulla scena diverse scuole successive di filosofi che appaiono trarre dal nulla problemi astratti e universali, senza un filo comune che ne rileghi le idee» (p. 31). Enriques rilevava la meravigliosa unità della storia del pensiero greco: da Talete a Platone la filosofia si sviluppa dal problema della materia: dalla crisi della aritmo-geometria pitagorica l’idea matematica pura pitagorico-eleatica della materia come estensione spaziale geometrica continua ed omogenea conduce conseguentemente alla negazione della possibilità fisica del movimento e del mutamento delle cose; per superare le conseguenze paradossali del monismo materiale la realtà fisica della molteplicità, del moto e del divenire delle cose è dal pluralismo fenomenico presocratico opposta all’idea astratta dell’unità e immobilità dell’essere e poi dall’empirismo sensistico sofistico intesa antirazionalisticamente; al relativismo sensistico è da Socrate opposta l’oggettività morale e da Democrito obiettato il razionalismo empirico, per approdare all’oggettività metafisica del razionalismo assoluto di Platone. Enriques concludeva che l’intima solidarietà dei motivi domina gli stessi sviluppi storico-filosofici successivi a Platone, «fino alla regressione della mentalità scientifica nelle speculazioni mistiche dei neopitagorici e neoplatonici. Anche qui le forme del pensiero, pur vuotate del loro contenuto scientifico, conservano qualcosa della mentalità della scienza, che attraverso di esse potrà riaccendersi, più tardi, nei secoli della Rinascita» (p. 32).
Il significato della storia del pensiero scientifico prosegue con il titolo Razionalismo e storicismo: in questo undicesimo titolo F. Enriques intende rilevare l’estensibilità del legame collo sviluppo del pensiero scientifico dai problemi della filosofia agli atteggiamenti spirituali filosofici: alla Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento colla quale nasce la scienza moderna rimanda il razionalismo illuministico; passando dal Settecento all’Ottocento alla ragione lo spirito romantico oppone la tradizione storica. Il superamento dell’opposizione ragione-tradizione come contrasto tra razionalismo e storicismo è da Enriques assimilato alla sintesi di razionalismo ed empirismo nel razionalismo sperimentale: il contrasto di razionalismo ed empirismo «tende a superarsi allargando il concetto stesso della ragione, in guisa che essa apprenda ad apprezzare fra i suoi dati le esperienze storiche» (p. 34).
Attraverso il razionalismo storico il legame della filosofia con la scienza nella storia della nostra civiltà occidentale è da F. Enriques ripreso nella sua reciprocità rilevando lo spirito filosofico della scienza: l’Unità della scienza è il dodicesino titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico: il riconoscimento dello spirito filosofico della scienza inteso come spirito costruttivo in quanto integrativo e sintetico portava Enriques a identificare filosofia e scienza: «Col cercare nella scienza l’origine della filosofia abbiamo finalmente identificato l’attività filosofica e l’attività scientifica» (p. 34). Come attività filosofica l’attività scientifica supera la specializzazione disciplinare: l’unità della scienza è da Enriques storicamente richiamata: «La lotta fra meccanicismo e vitalismo, la storia del determinismo scientifico o del metodo sperimentale offrono altrettanti esempi di questa intima solidarietà dei vari rami del sapere, che esprime appunto l’anima filosofica della scienza» (p. 34). Storicamente Enriques rilevava la mentalità matematica all’origine dell’economia, l’influenza dell’economia sulla storia, la reazione di storia ed economia sulla biologia, l’affermazione di storia ed evoluzione in fisica ed astronomia, l’influenza della veduta storica nelle matematiche pure, il determinismo della vita umana come funzione matematica continua, l’idea della continuità dell’evoluzione biologica di tutti gli esseri, l’opposto discontinuismo delle crisi, catastrofi, rivoluzioni appunto dalla biologia con l’idea delle mutazioni: «Ora, se sappiamo elevarci ad un’altezza conveniente, sopra le distinzioni accidentali che mutilano e separano la nostra visione della realtà attraverso le diverse scienze particolari, vedremo una scienza sola che è cammino verso la scienza, cioè la filosofia, la quale unifica o tende a unificare codesta visione» (pp. 35-36).
La considerazione storica della scienza secondo la sua unità filosofica prevede la costruzione della storia: Costruzione della storia è il tredicesimo titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico di F. Enriques: come suprema comprensione dello sviluppo del pensiero scientifico per Enriques la storia della scienza deve superare la ricerca erudita ed essere costruita dalla mente dello storico: «Costruire vuol dire interpretare, ordinare, connettere i dati della letteratura mediante ipotesi e spiegarli con ragioni, in una parola integrare la realtà filologica bruta che costituisce il materiale di studio» (p. 36). All’ideale ingenuo di una storia obiettiva propugnato dagli scienziati Enriques opponeva la consapevolezza degli storici che la storia ricostruisce il mondo degli uomini nel suo sviluppo: tra gli storici della scienza H. G. Zeuthen ha costruito l’idea che i Greci possedessero i concetti dell’analisi infinitesimale e l’idea di Zeuthen è stata confermata dalla successiva scoperta del trattato Sul metodo di Archimede da parte di J. L. Heiberg: come ogni realtà scientifica la realtà storica è sintesi soggettivo-oggettiva: «Perché anche la collazione di testi dipende dal loro significato, e la semplice traduzione o interpretazione di un passo mette già in gioco l’idea costruttiva della storia» (p. 38).
Come costruzione mentale sintetica soggettivo-oggettiva la storia della scienza definisce la propria realtà intepretando i documenti: il quattordicesimo titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico è Traduzione e significato dei testi: F. Enriques si riferisce al pensiero scientifico antico; dei testi del pensiero antico «giova dire esplicitamente che questi documenti scientifici o filosofici, costituendo i dati della nostra indagine storica, non hanno un senso di per sé ma lo debbono ricevere dalla costruzione stessa della storia in rapporto a tutto lo sviluppo delle idee» (p. 39). Nel confronto coi testi del pensiero antico è da Enriques rilevata la distanza nell’approssimazione ai documenti tra filologi e storici e filosofi e storici della scienza: alla salvaguardia dell’integrità dei documenti i filologi e gli storici uniscono la lettura e traduzione letterale dei testi; l’esigenza di comprensione e senso intelligibile porta i filosofi e gli storici della scienza a superare la lettera per interpretare i testi secondo significato filosofico-scientifico e storia delle idee. Così Enriques seguiva la ricostruzione storica matematica pura degli Eleati definita da Paul Tannery e interpretava l’essere di Parmenide come lo spazio: come estensione geometrica continua lo spazio consta in ogni parte di un’infinità di punti privi di dimensione: la scuola di Elea criticava l’idea matematica fisica percettiva aritmo-geometrica pitagorica dei punti estesi secondo la concezione puramente razionale degli enti geometrici; la concezione puramente razionale degli enti geometrici da Tannery attribuita a Zenone di Elea era da Enriques confermatamente ricondotta al maestro eleatico Parmenide. Parmenide di Elea rileva l’incoerenza del monismo materiale presocratico: Enriques sottolineava la consequenzialità degli sviluppi storici del pensiero greco successivo: la meravigliosa unità della storia del pensiero greco si definisce secondo la dialettica pitagorico-eleatica di ragione ed esperienza.
Coll’interpretazione dei documenti la costruzione della storia segue l’idea dello storico: La storia obiettiva di Duhem è il quindicesimo titolo del testo Il significato della storia del pensiero scientifico: F. Enriques rilevava nella soggettività dell’idea direttiva dello storico l’ineliminabile intrinseco momento significante della costruzione della realtà storica: come costruzione scientifica umana la storia è obiettiva non perché riguarda la realtà in sé indipendente dal soggetto ma in quanto l’idea storica trova riscontro nei fatti documentari del mondo storico. La storia obiettiva come basata sulla positività dei fatti documentari è da Enriques paradigmaticamente riconosciuta nella grande storia del Sistema del mondo di Pierre Duhem: Duhem cerca giustamente nella storia la continuità delle idee ma ha il torto di ricondurre lo sviluppo scientifico alle idee di Aristotele: nella concezione del mondo fisico i precedenti scolastici medievali della dinamica scientifica moderna vedono in realtà Aristotele mediatore delle opposte idee di Democrito e dell’atomismo antico con la sua intuizione del principio di inerzia espressa nella teoria dell’impetus o vis impressa; coi precedenti riconducibili al sistema cinetico naturale degli atomisti il principio di inerzia si definisce nel sistema della dinamica moderna con Galileo, Cartesio e I. Newton; a superare Aristotele secondo Democrito e a ritrovare la via ellenistica della teoria è non Leonardo da Vinci ma Galileo Galilei, iniziatore della scienza moderna e sostenitore del sistema eliocentrico copernicano secondo la rinnovata nuova fisica matematica e sperimentale nella quale la relatività galileiana del moto rimanda all’inerzia dei corpi e della materia e la nostra umana Terra diventa un sistema di riferimento inerziale in moto relativo indistinguibile dalla quiete.
Ai precedenti storico-culturali delle idee filosofico-scientifiche è dedicato il sedicesimo e ultimo titolo de Il significato della storia del pensiero scientifico: ne La continuità del pensiero scientifico F. Enriques scriveva: «Non vi è pensiero originale che non appaia prolungamento di un pensiero precedente. La legge della continuità storica impera su tutto: nel passaggio dal maestro allo scolaro, lungo la successione del tempo e nella propagazione delle idee da nazione a nazione» (p. 46). La continuità storica lega la scienza moderna all’antica, dice Enriques: «Non vi è grande idea – relatività del moto, inerzia, gravitazione universale contenente come caso particolare la legge del peso – che non profondi le sue radici nel suolo della cultura ellenica. E non è possibile comprendere l’evoluzione del pensiero moderno senza rifarsi a codeste lontane origini: … esse vengono in causa ogni volta che si tratti di una rivalutazione critica e filosofica delle idee: la storia più antica rivive proprio nelle ore di rinnovamento!» (p. 47). La ricerca dei precedenti di un’idea ne chiarisce la filiazione secondo lo sviluppo storico e l’origine psicologica secondo il processo mentale: Enriques richiamava la tendenza storiografica a trascurare i precedenti storici secondo la continuità storico-culturale: la rete del pensiero filosofico-scientifico attraversa tempi e luoghi e unisce gli sforzi di tutti i ricercatori e dell’umanità intera.
Continuità storico-culturale e psicogenesi della conoscenza appartengono alla approssimazione storico-genetica alla scienza e al sapere: Il significato della storia del pensiero scientifico di Federigo Enriques può essere salutato con le parole di un altro testo dell’autore: «La ragione umana si ritrova sempre la stessa attraverso i luoghi e i tempi, e senza questo presupposto fondamentale sarebbe vano studiare la storia delle idee».