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Angiolo Maros Dell’Oro, “Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi”, Le Monnier 1953: parte II: la reazione al positivismo: i limiti filosofico-scientifici del positivismo

In Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi, Le Monnier 1953 alla prima parte sul positivismo secondo filosofia e scienza Angiolo Maros Dell’Oro faceva seguire la seconda parte sulla reazione al positivismo: la seconda parte comprende i capitoli dal terzo al settimo e dedica il terzo e il quarto capitolo ai limiti filosofico-scientifici del positivismo.

Il terzo capitolo di Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi è dedicato alle insofferenze dei limiti positivisti: il terzo capitolo consiste dei due titoli La mortificazione dell’uomo e Risveglio della coscienza critica da A. Maros Dell’Oro rispettivamente dedicati alla ricezione dell’immagine positivistica del mondo e dell’uomo e alla critica delle tesi filosofiche positivistiche.

Nel terzo capitolo nel primo titolo La mortificazione dell’uomo in Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi A. Maros Dell’Oro iniziava la seconda parte sulla reazione al positivismo ponendo l’accento sulle conseguenze umane del superamento della visione tradizionale della realtà intervenuto con l’affermazione e lo sviluppo della concezione scientifica del mondo delineatasi con la Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento con la quale nasce la scienza moderna: l’immagine moderna dell’uomo e delle cose ha preso forma dalla rivoluzione fisico-astronomico-cosmologica eliocentrica copernicano-galileiana: «La Terra non era più il centro dell’universo, ma un comune pianeta che gira intorno al Sole. I progressi dell’astronomia, mostrando che il Sole è a sua volta una stella come innumerevoli altre, non fecero che aggravare la cosa… cominciò a balenare il sospetto che, lungi dall’esserne il re, l’uomo fosse solo uno dei tanti prodotti della natura, un piccolo fenomeno sperduto nell’universo, un attimo nell’infinito succedersi del tempo» (p. 47). Se fisico-astronomico- cosmologicamente non risultava più al centro del mondo e della natura, alla luce degli sviluppi scientifici psico-fisiologicamente l’uomo appariva quindi per se stesso completamente spiegabile fisico-chimicamente: dice A. Maros dell’Oro: «Più tardi la scienza mise in mostra che anche il nostro corpo è costituito dagli stessi elementi chimici e ubbidisce alle stesse leggi fisiche del resto della natura. Anzi, molti illuministi del Settecento e quasi tutti i positivisti dell’Ottocento ritennero che lo psichico (sensazioni e pensieri) si risolvesse nel fisiologico, e il fisiologico (la vita) nei fenomeni fisico-chimici» (p. 47). Biologicamente l’uomo non era più al centro del creato ma era solo un prodotto dell’evoluzione, psicologicamente il libero arbitrio umano si scontrava col determinismo meccanico «aggravato dall’assenza di un finalismo superiore» (p. 48): A. Maros Dell’Oro rilevava la crisi del positivismo nella reazione all’idea deterministica materiale meccanica e tecnica positivistica dell’uomo: «Il declino del positivismo, delineatosi verso il 1890 e precipitato nei primi anni del Novecento, ha qui gran parte della sua spiegazione. La filosofia si fa per argomenti. Ma, sotto, vi è sempre l’animo, che quando è insoddisfatto spinge la mente a trovare nuove convinzioni» (p. 49).

Nel terzo capitolo sulle insofferenze dei limiti positivisti Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi integra il primo titolo col secondo passando dalla reazione all’immagine scientifica positivistica della realtà alla discussione critica delle posizioni positivistiche sui problemi filosofici: A. Maros Dell’Oro sottolineava la tendenza positivista a confondere il piano della filosofia col piano della scienza come se le questioni filosofiche fossero definibili scientificamente: dalla scienza i positivisti traevano conclusioni filosofiche: in gnoseologia il realismo positivistico rimandava alla scienza; ma la scienza non eliminava il naturale bisogno metafisico dell’uomo e il metodo scientifico matematico ed empirico-sperimentale non poteva superare l’esperienza e decidere scientificamente della dimensione metafisica.

In Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi il discorso sui limiti filosofico-scientifici del positivismo è scientificamente svolto nel quarto capitolo sulle difficoltà nella stessa scienza: A. Maros Dell’Oro affrontava le condizioni storico-scientifiche della crisi del determinismo materiale meccanico positivistico ottocentesco: per la scienza deterministica materiale meccanica positivistica di fine Ottocento a «la conservazione dell’energia, la riduzione di tutte le forme di questa ad energia meccanica, la teoria darwiniana dell’evoluzione» bastava aggiungere «la conservazione della materia, i tre principi della meccanica, la gravità di I. Newton, le leggi della chimica e forse uno o due principi generali ancora da scoprire in fisiologia perché si avesse il grosso di tutta la scienza della natura. Ai posteri non sarebbero rimaste che questioni di dettaglio. Ma alcune scoperte significative resero ben presto illusoria una simile convinzione» (p. 54). Le conseguenze dell’approfondimento scientifico fisico, chimico e biologico ottocentesco contrastavano col modello esplicativo materiale meccanico positivistico: in termologia dal 1824 con Sadi Carnot e il suo ciclo termodinamico ideale si era posta la questione della dissipazione dell’energia e dal 1850 con R. Clausius e il suo postulato termodinamico reale al principio di conservazione dell’energia si accompagnava il principio di degradazione dell’energia: il ciclo di Carnot è il ciclo termodinamico reversibile relativo alla ideale massima trasformazione meccanica di calore in lavoro nella quale «col lavoro prodotto dal salto di temperatura si sarebbe potuto ricondurre il calore alla temperatura iniziale» (p. 54); l’opposizione alla ideale reversibilità meccanica classica di Carnot era da A. Maros Dell’Oro storicamente rilevata nel postulato di Clausius che «il calore non può passare senza lavoro da un corpo più freddo ad uno più caldo» (p. 54); con l’affermazione termodinamica che nella dissipazione energetica l’energia degradata è irrecuperabile senza dispendio energetico il postulato di Clausius stabiliva che «non basta il lavoro prodotto col calore a riportare il calore alla temperatura di prima» (p. 54). A. Maros Dell’Oro insisteva sulla degradazione energetica termodinamica per passare al senso universale della estensione scientifica della irreversibilità alla natura e al mondo: «… in un sistema chiuso l’energia che si trasforma in calore non è più tutta ritrasmissibile da calore in altra forma di energia. Il mondo può considerarsi un sistema chiuso. Perciò in esso la forma calorica dell’energia va inesorabilmente aumentando a spese delle altre forme» (p. 54). Da Sadi Carnot a R. Clausius il principio dell’irreversibilità delle trasformazioni del lavoro in calore, per il quale il calore dissipato non è ritrasformabile in lavoro, diventava nell’Ottocento il secondo principio della termodinamica: il secondo principio della termodinamica o principio di Carnot-Clausius «ha avuto un significato profondo» (p. 55), dice A. Maros Dell’Oro: l’irreversibilità delle trasformazioni e dei fenomeni naturali dipende dalla dissipazione, degradazione, dispersione di energia; la dissipazione, degradazione, dispersione di energia è probabilisticamente esprimibile come aumento del disordine , e l’aumento del disordine o caos nelle trasformazioni e nei fenomeni naturali è scientificamente definibile in termini di entropia; letteralmente secondo la costruzione greca come l’energia esprime il contenuto di lavoro così l’entropia determina il contenuto di trasformazione, per cui il secondo principio della termodinamica stabilisce l’aumento di entropia nelle trasformazioni e nei fenomeni naturali irreversibili. Stabilendo nel disordine o caos della dispersione energetica l’irreversibilità nelle trasformazioni e nei fenomeni naturali l’entropia determina la direzione dell’ordine, il senso del cosmo, il verso dell’universo: definendo l’entropia nel mondo il secondo principio della termodinamica sanciva l’introduzione scientifica del tempo e della storia nella natura: dice A. Maros Dell’Oro: «Insieme con la teoria dell’evoluzione il secondo principio della termodinamica o principio di Carnot-Clausius ha contribuito a rompere per sempre l’idea di una natura la quale non farebbe che ripetersi dall’eternità, e ha invece introdotto la storia anche nel mondo della fisica» (p. 55). Nel ribadirne il significato storico A. Maros Dell’Oro concludeva sul secondo principio della termodinamica sottolineando l’interpretazione probabilistica di questo principio di Carnot-Clausius dovuta a Ludwig Boltzmann (1844-1906): «L. Boltzmann spiegò l’entropia come la conseguenza della maggior probabilità per i fenomeni dello stato di disordine che di quello di ordine» (p. 55): nella seconda metà dell’Ottocento Boltzmann sviluppava la teoria cinetica dei gas e fondava la meccanica statistica che giustificava statisticamente l’entropia stabilita dal secondo principio termodinamico e secondo l’andamento più probabile dei fenomeni contro il corso improbabile ma non impossibile degli eventi spiegava teoricamente la direzione privilegiata dei processi naturali.

In Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi A. Maros Dell’Oro proseguiva sulle condizioni storico-scientifiche della crisi del determinismo materiale meccanico positivistico ottocentesco rilevando la linea di sviluppo del modello esplicativo meccanico nella scienza fisica dell’Ottocento: «Anche nella riduzione di tutti i fenomeni fisici a fenomeni meccanici intervenne prima un arresto e poi un’inversione di rotta» (pp. 55-56): nella parabola della fisica meccanica ottocentesca il punto di svolta è riconducibile a M. Faraday e a J. C. Maxwell: «Il merito fu delle esperienze di Michael Faraday (1791-1867) e delle geniali intuizioni dello scozzese James Clerk Maxwell (1831-1879)» (p. 56). A. Maros Dell’Oro sottolineava il ruolo delle esperienze di M. Faraday nel superamento dei vecchi fluidi elettrici e magnetici e secondo la continuità del campo e delle sue linee di forza nella sostituzione dei fluidi elettro-magnetici con le vibrazioni ad onde trasversali al senso di propagazione come le onde di luce: secondo l’identità ondulatoria di elettromagnetismo e luce avvalorata dalla constatata identità della loro velocità di trasmissione nel vuoto pari a 300.000 km al secondo con la teoria elettromagnetica della luce J. C. Maxwell concludeva che i fenomeni luminosi sono fenomeni elettromagnetici e le onde della luce sono onde elettromagnetiche: secondo l’identità ondulatoria di elettromagnetismo e luce Maxwell elaborava la teoria fisica matematica del campo elettromagnetico la quale postulava l’esistenza delle onde elettromagnetiche della stessa natura delle onde luminose; l’esistenza delle onde elettromagnetiche previste teoricamente da Maxwell era provata sperimentalmente nel 1887 da H. Hertz (1857-1894) che le produceva in laboratorio; «più tardi, ad opera del nostro Augusto Righi e di altri, vennero scoperti nel campo elettromagnetico gli stessi fenomeni di riflessione, rifrazione, diffrazione, polarizzazione del campo ottico. L’idea di Maxwell finì così per imporsi, e da allora per i fisici la luce è una vibrazione elettromagnetica» (p. 56). A. Maros Dell’Oro insisteva sulla capacità di J. C. Maxwell di definire scientificamente l’idea di campo, «”l’invenzione più importante dal tempo di I. Newton in poi”, come ebbe a dire A. Einstein» (p. 56): introdotto come il vecchio etere di C. Huygens e A. Fresnel il campo doveva spiegare i fenomeni meccanicamente ma le sue leggi non erano meccaniche; la vera centralità dello spazio fra cariche e particelle nei fenomeni elettromagnetici era stata compresa da M. Faraday; J. C. Maxwell seppe quindi dare realtà fisica al concetto di campo: «Ben presto il campo elettromagnetico, eliminato il vecchio etere, le cui proprietà eran risultate troppo ingombranti o addirittura contraddittorie, divenne ciò che veramente spiegava i fenomeni elettromagnetici e luminosi. Lungi quindi dall’essere riducibile alla meccanica, l’elettromagnetismo le strappava anzi l’ottica» (p. 56). A. Maros Dell’Oro concludeva sulla linea di sviluppo del modello esplicativo meccanico positivistico nella scienza fisica dell’Ottocento rilevando l’estrema fase discendente della parabola della fisica meccanica ottocentesca nella teoria elettronica della materia di H. A. Lorentz (1853-1928): secondo l’elettrodinamica dei corpi in movimento Lorentz seguiva i principi dell’elettromagnetismo per ricondurre le proprietà materiali meccaniche al moto delle cariche elettriche: «L’universo, nella concezione di Lorentz, diventava un immenso campo elettromagnetico con successive condensazioni e rarefazioni, nel quale i nuclei di maggiore intensità corrispondevano a quelli che, ai nostri grossolani sensi, appaiono i corpi» (p. 57).

Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi continuava sulle condizioni storico-scientifiche della crisi del determinismo materiale meccanico positivistico ottocentesco passando all’opposizione al modello esplicativo meccanico negli sviluppi della scienza biologica dell’Ottocento: A. Maros Dell’Oro poneva l’accento sulla confutazione scientifica sperimentale della generazione spontanea da parte di L. Pasteur (1822-1895) e sul rifiuto dell’idea evolutiva neolamarckiana dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti basato sull’integrità ambientale del germoplasma dovuto a A. Weismann (1834-1914): «Pasteur… dimostrò che in una soluzione acquosa perfettamente sterilizzata dai microrganismi la vita non si sviluppa… Weismann… dimostrò che le cellule germinali rimangono intatte, qualunque cosa avvenga al corpo, e quindi trasmettono immutabilmente i caratteri della specie» (p. 57).

Nel terzo ed ultimo titolo del quarto capitolo di Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi A. Maros Dell’Oro concludeva il discorso scientifico sui limiti filosofico-scientifici del positivismo sottolineando il superamento del materialismo meccanicistico del determinismo nella scienza di fine Ottocento secondo i grandi sviluppi scientifici ottocenteschi: «Il secondo principio termodinamico di Carnot-Clausius e la teoria elettromagnetica di J. C. Maxwell, la lotta di L. Pasteur contro la generazione spontanea e le critiche a J. B. Lamarck e a C. R. Darwin fecero fare enormi progressi alla scienza e alla tecnica… al tempo stesso… contribuirono a far nascere il sospetto che la natura fosse molto più ricca e complessa e misteriosa di quanto credeva il vecchio positivismo» (p. 58).