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Antropologia pragmatica o culturale di Immanuel Kant: la definizione dell’uomo quarta domanda filosofica e la nostalgia sentimento del tempo

Alla fine del Settecento nella Antropologia dal punto di vista pragmatico del 1798 Immanuel Kant (1724-1804) distingueva l’antropologia pragmatica o culturale, della quale tenne un corso universitario per un trentennio, dall’antropologia fisica o biologica: alle tre questioni razionali della filosofia di 1) cosa posso conoscere, 2) cosa devo fare e 3) cosa posso sperare Kant univa la domanda definitoria antropologica di 4) cosa è l’uomo; dell’uomo Kant legava il sentimento della nostalgia alla irreversibilità del tempo.

Sulla nostalgia nell’antologia Nostalgia: storia di un sentimento del 1992 Antonio Prete riportava il passaggio di I. Kant nella Antropologia pragmatica: «Gli svizzeri (e gli abitanti di certe regioni della Vestfalia e della Pomerania, come mi è stato raccontato da un generale che ne aveva esperienza) sono colti da una grande nostalgia per il loro paese quando sono costretti a vivere in altri; essa è prodotta dal ritorno delle immagini della spensieratezza e delle liete compagnie della giovinezza, che li spingono verso i luoghi in cui godettero le gioie semplici della vita. Se però fanno ritorno in quei luoghi, ne restano delusi e guariti: credono che ciò dipenda dal fatto che in quei luoghi tutto è cambiato, ma in realtà è perché non vi ritrovano più la loro giovinezza. È interessante osservare che questo male colpisce più la gente delle regioni povere ma con forti vincoli di fratellanza e di parentela che non gli uomini di affari il cui motto è patria ubi bene» (Antonio Prete, a cura di, Nostalgia. Storia di un sentimento, Cortina 1992, p. 66).  .

Del passaggio di I. Kant nella Antropologia prammatica nella introduzione all’antologia sulla storia del sentimento della nostalgia Antonio Prete scriveva: «In un passaggio della sua Antropologia Kant, dicendo della nostalgia, suggerisce che non un luogo si cerca nel desiderio del ritorno, ma un tempo, il tempo della giovinezza: la terapia del ritorno, consigliata nei casi clinici di nostalgia, produce insieme delusione e guarigione, perché tornando nel paese ci si rende conto che non solo quel luogo è cambiato, ma che il tempo della giovinezza ivi trascorso è per sempre finito… Con Kant, dunque, la nostalgia lambisce le ombre dell’interiorità: il tempo, prendendo campo, mostra il suo vero volto, cioè l’irreversibilità» (Antonio Prete, a cura di, Nostalgia. Storia di un sentimento, Cortina 1992, p. 20).