1. Il significato e i precedenti della filosofia critico-trascendentale di Immanuel Kant
Il criticismo di J. Locke (1632-1704) come indagine su poteri e limiti dell’intelletto umano e l’innatismo virtuale di G. W. Leibniz (1646-1716) come riconoscimento delle idee pure precedono la filosofia critico-trascendentale di I. Kant (1724-1804) come ricerca sulle forme a priori della ragione.
2. Natura, validità e possibilità dei kantiani giudizi sintetici a priori
I giudizi sintetici a priori di Immanuel Kant ampliano la conoscenza indipendentemente dall’esperienza e sono universali e necessari: come costitutive della realtà oggettiva le forme pure della ragione sono condizioni della conoscenza e valgono quindi oggettivamente.
3. Il senso del passo kantiano: «Ho dovuto abbandonare il sapere per far posto alla fede»
Nella conoscenza la ragione non può superare i limiti dell’esperienza possibile: la metafisica non è scienza e i suoi oggetti tradizionali sono da I. Kant recuperati sul piano etico-religioso come postulati della ragione pura pratica.
4. La legge morale sintetica a priori: la volontà buona e la ragion pura pratica in I. Kant
Per I. Kant la coscienza della legge morale o imperativo categorico è un fatto della ragione: se c’è una ragione pura pratica e quindi una volontà buona, allora la stessa legge morale ha carattere sintetico a priori.
5. La Critica del Giudizio di I. Kant: la scienza meccanica vs la finalità riflettente sentimentale
Per I. Kant la spiegazione scientifica è meccanica e quindi possibile solo di un mondo meccanico: solo l’universo fisico è meccanico; il mondo biologico ed organico è invece finale e non meccanizzabile e quindi scientificamente incomprensibile.
6. Verso l’idealismo tedesco classico postkantiano: la cosa in sé come residuo oggettivistico
Per I. Kant la conoscenza passava per l’applicazione delle categorie o concetti puri dell’intelletto ai fenomeni: esistenza e causalità erano categorie e non potevano quindi riferirsi al noumeno; la conseguente problematicità della cosa in sè è così la via al superamento idealistico dell’oggettivismo.
7. G. W. F. Hegel: l’Assoluto e la ragione come organo della metafisica
G. W. F. Hegel (1770-1831) è un idealista metafisico: la metafisica si rivolge all’Assoluto inteso come idea, ragione, Spirito; organo o strumento della conoscenza metafisica non è l’intuizione ma la ragione dialettica.
8. L’idealismo assoluto: G. W. F. Hegel e i limiti degli idealismi di J. G. Fichte e F. W. Schelling
L’idealismo tende a risolvere la realtà nel pensiero: l’idealismo assoluto si propone come sintesi dell’idealismo soggettivo o etico di J. G. Fichte (1762-1814) e dell’idealismo oggettivo o estetico di F. W. Schelling (1775-1854): G. W. F. Hegel permette allo spirito di affrancarsi dalla natura.
9. Momenti e figure della coscienza: il significato della Fenomenologia dello spirito di G. W. F. Hegel
Nella Fenomenologia dello spirito G. W. F. Hegel propone alla coscienza individuale il percorso autoconoscitivo della coscienza universale: l’itinerario fenomenologico spirituale è ideale e culmina nel Sapere assoluto.
10. Il sapere assoluto, le parti del sistema filosofico e i momenti dello spirito assoluto in G. W. F. Hegel
Il sapere assoluto è l’autocoscienza assoluta dell’assoluto e la condizione del sistema della scienza filosofica: logica, filosofia della natura e filosofia dello spirito hanno in G. W. F. Hegel compimento in arte, religione e filosofia.