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“La lezione di questo secolo”: Karl Popper e il Novecento tra socialismo e liberalismo

La lezione di questo secolo è il titolo del testo tratto dall’intervista di Giancarlo Bosetti al filosofo del Novecento Karl Popper (1902-1994) sulla eredità storica politico-giuridica e socioeconomica del secolo da lui attraversato pubblicato da Marsilio nel 1992: alla intervista a K. R. Popper raccolta da Bosetti nel novembre del 1991 seguiva una appendice con due saggi di Popper su libertà e Stato democratico e precedeva l’introduzione di Bosetti.

Nell’introduzione a La lezione di questo secolo Bosetti rilevava la distanza dell’orientamento politico di Karl Popper dal liberalismo astensionista: Stato e governo non devono astenersi dall’intervento sociale ed economico: nell’autobiografia intellettuale del 1974 Popper riconduceva l’inconciliabilità reale di socialismo e libertà individuale alla impossibilità di realizzare la uguaglianza senza sacrificare la libertà come condizione dell’uguaglianza: «Per diversi anni rimasi socialista, anche dopo il mio ripudio del marxismo; e se ci fosse stato qualcosa come un socialismo combinato con la libertà individuale sarei ancor oggi un socialista. E, infatti, non potrebbe esserci niente di meglio che vivere una vita modesta, semplice e libera in una società egualitaria. Mi ci volle un po’ di tempo per riconoscere che questo non era nient’altro che un sogno meraviglioso; che la libertà è più importante della uguaglianza; che il tentativo di attuare l’uguaglianza è di pregiudizio alla libertà; e che se va perduta la libertà tra non liberi non c’è nemmeno uguaglianza» (K. R. Popper, La ricerca non ha fine: autobiografia intellettuale, 1974, Armando 1976, a cura di Dario Antiseri, Armando 1997, p. 49).

Secondo la dialettica storico-sociale individualismo-collettivismo la autobiografica conclusione politica di Karl Popper dell’irrealizzabilità della combinazione dell’uguaglianza socio-economica socialista con la libertà individuale liberal-democratica come condizione della uguaglianza era ben sostanziata dal confronto filosofico con Karl Marx e il marxismo: «Mi ci vollero alcuni anni di studio prima di sentirmi in qualche modo sicuro di aver colto il nocciolo dell’argomento marxiano. Esso consiste in una profezia storica, combinata con un appello implicito alla seguente legge morale: Aiuta a provocare l’inevitabile!» (K. R. Popper, La ricerca non ha fine: autobiografia intellettuale, 1974, Armando 1997, p. 47).

L’incontro col marxismo è nell’autobiografia intellettuale da K. Popper definito «uno dei principali eventi del mio sviluppo intellettuale»: «Mi insegnò tante di quelle lezioni che non ho mai più dimenticato. Mi insegnò la sapienza del detto socratico: Io so di non sapere. Mi rese fallibilista, e impresse in me il valore della modestia intellettuale. E mi fece sommamente consapevole delle differenze esistenti tra pensiero dogmatico e pensiero critico» (K. R. Popper, La ricerca non ha fine, 1974, Armando 1997, p. 49).

L’incontro col marxismo portava K. Popper ad avvertire tutta la concretezza pratica della distanza della dottrina di K. Marx dall’atteggiamento critico antidogmatico della scienza: il richiamo politico marxiano alla azione rivoluzionaria non rimandava alla previsione scientifica ma alla profezia storica.

La necessità della critica al marxismo maturava in K. R. Popper nel luglio del 1919, prima di compiere 17 anni: «… fu prima del mio diciassettesimo compleanno, proprio nel luglio del 1919, che decisi di rivedere il mio atteggiamento verso il marxismo, formulando l’idea che fosse necessario criticarlo» (Karl Popper, La lezione di questo secolo, Marsilio 1992, p. 3).

Il 1919 segnava un passaggio fondamentale nella evoluzione intellettuale di Karl Popper: lo studio di Albert Einstein evidenziava la differenza tra la mentalità critica della scienza e l’atteggiamento dogmatico non scientifico: secondo il fallibilismo e il falsificazionismo epistemologico popperiano la scienza è metodica ricerca dell’errore, procede per congetture e confutazioni e persegue la smentita e non la conferma o verificazione empirica: la teoria einsteiniana della relatività è strutturalmente aperta al confronto con l’esperienza.

Nel saggio del 1994 La società aperta di Karl Popper il sociologo Ralf Dahrendorf rilevava nella teoria politica o filosofia sociale di Karl Popper il risvolto pratico della epistemologia popperiana: «Anche in politica nessuno conosce la verità. Più ancora, chi afferma di conoscerla ci conduce su pericolosi falsi sentieri. I filosofi-re di Platone, lontani dal costituire modelli auspicabili, sarebbero dei veri tiranni, capaci di erigere il potere sulle proprie private verità. Ciò di cui abbiamo bisogno non è una società chiusa, in cui qualcuno dia ad intendere di possedere ogni risposta, bensì una società aperta che vive di contrasti e che nasce dalla libertà, proprio perché in essa nessuno può permettersi di dogmatizzare le proprie soluzioni. Anche nella vita pratica, quindi, siamo all’esperimento ed errore. Il progresso è come una lumaca che va avanti sempre passo dopo passo» (Dario Antiseri e Ralf Dahrendorf, Il filo della ragione, Donzelli 1994, pp. 52-53).

Secondo fallibilismo e falsificazionismo epistemologico la domanda politica della società aperta liberale e democratica era per K. R. Popper non chi deve comandare ma come controllare chi comanda: su comunicazione e mass media negli anni Novanta del Novecento in Cattiva maestra televisione Popper poteva concludere : «La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. E’ questa la sua caratteristica essenziale. Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia. Ora, la televisione è diventata un potere politico enorme… Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione» (Karl Popper, Cattiva maestra televisione, Donzelli 1996, pp. 44-45).

La responsabile democratico-sociale limitata libertà era da Karl Popper rilevata nel momento storico della dissoluzione del socialismo reale alla quale è dalla caduta dell’Unione Sovietica riconducibile la globalizzazione: «La libertà del mercato è fondamentale ma non può essere una libertà assoluta. Questo è vero per il mercato come per qualunque altra cosa. La libertà assoluta è un nonsense. Prendiamo la formulazione di I. Kant: quella di cui abbiamo bisogno è una società in cui la libertà di ciascuno sia compatibile colla libertà degli altri» (Karl Popper, La lezione di questo secolo, Marsilio 1992, pp. 37-38).