«… attraverso Platone Parmenide è assunto nel regno della filosofia pura come il primo dei metafisici. Vi sono tuttavia prove innegabili del fatto che Parmenide, affrontato sul suo terreno, appartiene a buon diritto anche alla scienza. Se interpretiamo il termine essere non come una misteriosa potenza verbale ma come una parola tecnica… quel concetto è il puro spazio geometrico… Come era naturale in un pensatore partito dalle posizioni pitagoriche Parmenide arrivò alla sua scoperta ispirandosi probabilmente alla formulazione che i pitagorici avevano dato del problema, l’analisi del continuo… Checché si possa pensare tra cose o punti fissi si suddivide continuamente all’infinito… In quel continuo di nuovissima concezione tutta la matematica ha il suo terreno nativo e la sua dimora… Il regno della verità è quello della matematica… E’ questa, dunque, la verità? Il poema di Parmenide risponde di sì con assolutismo imperatorio, poiché nessuna altra risposta è concepibile; e si capisce anche perché ci viene proibito di pensare o parlare del non-essere. Il non-spazio, a rigor di termini, non è in nessun posto, e non lo si può pensare. Ma poi la dea… ci conduce nel dominio… della realtà fisica, per dimostrarci che se vogliamo dare una spiegazione dell’ordinamento del cosmo ciò si può fare. L’idea che questo fosse il mondo dell’illusione in contrato con quello della verità divenne un luogo comune dell’insegnamento filosofico, e ciò si deve ai preconcetti idealistici di interpretazioni successive. Essa non è compatibile con lo studio tecnico e particolareggiato del mondo fisico quale ce lo rivelano i sia pur pochi frammenti rimastici… L’illuminazione della via della verità ha dato a Parmenide un’idea di quello che è la certezza, ma nel campo della fisica egli si limita a fare ragionevoli congetture… la realtà fisica, per Parmenide, non è un’illusione; essa è ciò che ha luogo nello spazio geometrico e lo occupa in modi mutevoli che non possono essere giustificati rigorosamente» (Giorgio de Santillana, Le origini del pensiero scientifico, 1961, Sansoni 1966, pp. 103, 105, 106, 108 e 109).