Il nostro pensiero filosofico scientifico occidentale si sviluppa nell’antichità greca secondo la purezza razionale astratta teorica empirica della nostra umana meccanica intelligenza fatta di materia e movimento nello psicostorico superamento del finalismo del mitico religioso antropomorfismo dello umanizzato naturale ordinamento: «I primi tentativi di filosofia successero in Grecia: il primo che meriti il nome di filosofo è Talete… Nato a Mileto circa il 624 a. C. egli insegnò che tutto deriva dall’acqua… Il merito principale di Talete consiste nella tendenza schiettamente scientifica per cui è in aperto contrasto col mito signoreggiante in tutti i suoi predecessori» (Francesco Fiorentino, Manuale di storia della filosofia, a cura di Augusto Guzzo, La Nuova Italia 1947, p. 11): «La vera e propria indagine razionale circa il principio delle cose sorge in forma sistematica e continuativa fra la fine del VII e il principio del VI secolo a. C. nella città della Ionia asiatica… Mileto… i milesi devono essere considerati già filosofi nella pienezza del termine per la potenza della concentrazione, per la struttura logica che imprimono al loro ragionamento, per l’assoluto disinteresse teoretico della loro indagine circa l’origine e l’essenza della realtà» (Ernesto Codignola, Sommario di storia della filosofia, volume I, La Nuova Italia 1946, pp. 23-24): «I filosofi presocratici hanno per la prima volta realizzato quella riduzione della natura all’oggettività che è la prima condizione di ogni considerazione scientifica della natura» (Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1958, volume I, p. 13).
Dal VII-VI secolo a. C. nel mondo greco antico si realizzano le condizioni storiche della filosofica scientifica razionale pura astratta teorica empirica umana meccanica intelligenza: dagli antichi presocratici o presofisti nella greca nostra civiltà occidentale alle esigenze concrete della vita l’uomo ha naturalisticamente potuto scientificamente rispondere inquadrando pratica e tecnica nel contesto generale astratto teorico secondo il culturale puro disinteressato interesse della filosofia produttivo ozio dell’amore di sapere: «Nel VI secolo a. C. i maggiori pensatori greci si volsero ad una analisi razionale del mondo fisico… Questa analisi fu chiamata filosofia o amore della sapienza e comprendeva in una indagine unica quello che noi oggi distinguiamo in filosofia e scienza» (Chester G. Starr, Storia del mondo antico, 1965, Editori Riuniti 1968, p. 271): «Con i Greci si fa sentire per la prima volta nella storia dell’umanità il bisogno di strumentare l’intelligenza onde pervenire alla spiegazione del mondo e dei suoi fenomeni» (Carl Grimberg, Storia universale, Dall’Oglio 1965, volume II, p. 6).
L’inquadramento generale astratto teorico dell’esperienza reale è per la umana meccanica intelligenza la scala per salire nella contemplazione del mondo secondo lo spirito teoretico della conoscenza per la conoscenza storicamente emerso nel sesto secolo avanti Cristo con il greco antico amore di sapere della nostra occidentale filosofia scientifica: «La civiltà dell’Occidente sviluppatasi dalle origini greche si basa su una tradizione filosofica e scientifica cominciata a Mileto due millenni e mezzo fa… Il discorso filosofico e l’indagine scientifica sono dunque strettamente legati: la dottrina etica che nasce da questo legame individua il bene nella conoscenza obiettivo dello studio disinteressato» (Bertrand Russell, La saggezza dell’Occidente, 1959, Longanesi 1961, TEA 2012, p. 15).
Antico greco è il razionale puro generale astratto teorico empirico nostro occidentale pensiero filosofico scientifico: «Il fatto che la grecità abbia accolto da altri popoli elementi e impulsi culturali… non esclude affatto la profonda originalità del genio greco: il trapasso dal mito e dalla tecnica utilitaria all’indagine razionale e disinteressata è opera sua; la speculazione greca per prima ha dato forma sistematica alle esigenze logiche della mente, cioè ha posto le fondamenta di ogni scienza, e ha concepito la filosofia come soluzione dei problemi universali della realtà e come autocoscienza dell’uomo» (Ernesto Codignola, Sommario di storia della filosofia, volume I, La Nuova Italia 1946, p. 22).
Nello sviluppo storico gli antichi Greci conobbero la filosofica scientifica razionale pura disposizione teoretica al sapere per il sapere: il filosofico amore di sapere prevede la credenza nella conoscenza perseguita per l’intrinseco valore secondo la libera ragione consapevole di sé e solo in se stessa confidente: «… la tradizione filosofica dell’Occidente differisce dalle speculazioni dello spirito orientale. Non vi è nessun’altra civiltà oltre a quella greca nella quale un movimento filosofico vada a braccetto con una tradizione scientifica. E’ questo che imprime alla cultura greca i suoi lineamenti peculiari; è questa tradizione dualistica che ha configurato la civiltà occidentale» (Bertrand Russell, La saggezza dell’Occidente, 1959, Longanesi 1961, TEA 2012 , p. 410).
Il superamento della concentrazione sulla naturale materialità intramondana nel cosmico riconoscimento del valore della cognizione secondo il pensiero razionale portava gli antichi Greci alla apertura allo scolastico ozio culturale per la libera ricerca pura disinteressata del filosofico scientifico teoretico sapere per il sapere: l’antica greca valorizzazione della cognizione razionale apriva in Occidente la umana civiltà al filosofico amore di sapere perseguibile nella pura libertà richiesta dall’astrazione teorica empirica di scienza e verità: in oggettiva verità a rigore e formalità la umana meccanica intelligente astratta ipotetico-deduttiva logica metodica unità dalla greca ellenistica scienza portata sarà nel pensiero dell’antichità.
Il pensiero filosofico scientifico antico si sviluppava nella grecità secondo la umana fede nella ragione pura per l’astratto teorico empirico sapere in agiata libertà aperto alla generalizzazione pratica e tecnica: «I primi filosofi… cercarono di spiegare il mondo fisico secondo principi ad esso immanenti… introdussero un nuovo concetto di scienza, che ancora oggi è valido» (Robert J. Forbes, L’uomo fa il mondo, Einaudi 1986, p. 73).
Del pensiero greco nel problema della materia l’unità è in ben interpretativa conformità alle fonti della nostra occidentale scientifica filosofia dell’antichità: «Le fonti della filosofia greca sono costituite: 1) dalle opere e dai frammenti dei filosofi, e Platone è il primo di cui ci siano rimaste le opere intere e abbiamo molte opere di Aristotele ma di tutti gli altri non ci sono rimasti che frammenti più o meno estesi; e 2) dalle testimonianze degli scrittori posteriori» (Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1958, volume I, p. 9).
Il filosofico scientifico pensiero antico è storicamente inquadrabile nei secoli da Talete nel VII-VI a. C. a Sant’Agostino nel IV-V d. C. aprendosi col naturalismo monistico ed esaurendosi col neoplatonismo cristiano: monismo e pluralismo naturalistico presocratico o presofistico, umanesimo sofistico e socratico, socratismo e sistemi classici platonico e aristotelico, scienze e filosofie ellenistiche auree e romane, cristianesimo e patristica: la naturalistica filosofica razionale pura astrazione teorica empirica apriva a scienza e sapere oggettivo secondo l’unità logico-matematica della continua spaziale materia flessibile infrangibile cosmico intermediario della meccanica azione fisica per superare il sostanziale finalismo essenziale nel funzionale meccanicismo fenomenico umanamente esplicativo della percettiva sensibile apparente realtà: «… i greci crearono la fisica… dagli albori della loro civiltà… spinsero ancora più avanti la loro analisi cercando anche di raccogliere in una veduta coerente i fenomeni più comuni della materia. L’intuizione dell’atomo e le varie interpretazioni atomistiche che vanno dalla evaporazione alla attrazione dei corpi come descritta da Lucrezio basterebbero da soli a fare la gloria di un’epoca che non disponeva né di precedenti del pensiero né di strumenti di osservazione. Inoltre quegli studiosi seppero vedere l’azione delle forze centripete e centrifughe e il principio cinematico della relatività. Ebbero… con… Democrito… una prima intuizione dell’inerzia; studiarono i suoni con Pitagora; e con Euclide, Archimede, Erone e Tolomeo indagarono le macchine semplici, la statica, i pesi specifici e i principi dell’ottica geometrica, come la legge di riflessione, e la rifrazione della luce. Ci dettero un primo abbozzo della teoria ondulatoria e del concetto di etere, una originale veduta geometrica del moto di tutti i corpi celesti… Ispirato da Epicuro, Lucrezio disse cose che appaiono di sorprendente chiarezza sul tempo, sulla caduta dei gravi e sui fenomeni prodotti dal vuoto andò oltre la corrente teoria dello horror vacui… La storia della scienza antica si può dividere in tre periodi fondamentali ciascuno dei quali dura circa tre secoli… Vi è il periodo ionico-ateniese (600-300 a. C. circa)… Questo periodo aureo ha inizio con Talete di Mileto (624-548 circa)… E’ un’età che conclude il proprio ciclo singolarmente intenso e rivoluzionario nei giorni in cui Euclide compone i famosi Elementi (300 a. C. circa)… Con le sue conquiste Alessandro Magno aveva smisuratamente ampliato i confini del mondo ellenico… Pergamo, Rodi, Siracusa emersero come centri di cultura, ma fra di essi primeggiò la nuova città di Alessandria d’Egitto, onde il nome di alessandrino che spetta a questo periodo, detto anche ellenistico: un periodo che prosegue fino al giorno in cui l’Egitto cade sotto la dominazione romana (323-30 a. C.)… A questa età appartengono Euclide e i suoi continuatori… La scienza era divenuta adulta… L’ultimo grande periodo della scienza antica, quello greco-romano, comincia con la conquista romana dell’Egitto (30 a. C.)… questa epoca argentea… di decadenza… sottolinea il limitato interesse di Roma per la scienza e la filosofia» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, pp. 82-83 e 85-89).
A presiedere all’apertura del pensiero antico alla verità oggettiva fenomenica della scienza era la filosofica ontologia fisica dell’essere naturale materiale spaziale continuo uno e immobile, immutabile ed eterno di Parmenide di Elea: «Parmenide nacque intorno al 525 a. C. e appartenne alla prima generazione della nuova colonia di Elea nell’Italia meridionale… Scrisse una sola opera in versi intitolata Della natura… Il poema… ha legami molto stretti, non solo per il titolo, con la precedente speculazione intorno alla natura, e la sua influenza fu decisiva per l’evoluzione della matematica greca» (Giorgio Diaz de Santillana, Le origini del pensiero scientifico, 1961, Sansoni 1966, pp. 97-99).