Nell’Italia rurale della prima metà del Novecento il rapporto lavorativo contadino padronale rimane latifondistico tradizionale: il padrone è il signor padrone e il contadino è in soggezione: contadina soggetta sottomessa esitazione del lavoro contadino vedeva espressa considerazione di padrone signore.
Il padrone signore era di grande famiglia signorile e il contadino era di grande famiglia contadina: il padrone passava dai contadini dei poderi della tenuta familiare per direttamente comunicare sullo svolgimento del rurale lavorare; a lavorare erano intenti i contadini grandi e piccini per cercare di fruttuosamente trasformare le risorse nei prodotti rurali di piante e animali per poi colla fattoria dividendo saldare e avendo il dovuto dato avere per le vitali esigenze guadagnato.
Al sopralluogo il contadino capofamiglia o capoccio è dal padrone in mezzo al lavoro trovato e dalla massaia moglie chiamato risponde imbarazzato: lavorando il contadino inevitabilmente le mani si era sporcato e incontrato dal padrone è all’inizio salutato e alla stretta di mano invitato è per le mani sporche dal padrone ben scusato nel riconoscimento del significato del lavoro prestato nell’abile impegno di gestore familiare oculato: «Padrone, ho le mani sporche… Le tue mani sporche mandano le mie pulite».