Nel Novecento il contributo nazionale umano rurale all’Italia portato è significato dalla storia di un contadino soldato: il militare servizio di leva appena terminato il contadino è alle armi richiamato per la prima guerra mondiale o Grande Guerra nella quale lo stato italiano è storicamente nel 1915 entrato.
Colono nato il contadino soldato nel cinquantenario della guerra del 1915-18 cavaliere di Vittorio Veneto è creato: tornato dal fronte il rurale aveva ripreso a lavorare nel podere padronale affittato alla famiglia patriarcale e dopo si era sposato con una giovane locale; dal fratello primogenito essendo stata lasciata la rurale casa paterna affittuale alla morte del padre patriarca il contadino secondogenito era poi diventato capofamiglia e infine da unanime decisione familiare patriarcale con i fratelli dalla dipendenza padronale si era congedato e come i fratelli dalla campagna in città era tornato col proprio ristretto nucleo familiare limitato.
In città il contadino soldato poteva anziano agli stessi figli dei figli raccontare della prima guerra mondiale e così ai nipoti dire adulto giovane proprio superamento dell’analfabetismo totale esser potuto avvenire da militare con nome e cognome imparando a firmare: anziano il contadino soldato aveva visto confermato con attestato dello stato italiano il conferimento sul campo della croce al merito di guerra rilevato per aver sull’altopiano salvato il capitano: «Col superiore liberato l’Italia avete onorato».