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Avventurosa ipergea via della filosofia 5: naturalismo materiale monistico presocratico o presofistico 1: Talete e Anassimandro e Anassimene

Il nostro occidentale pensiero filosofico scientifico si è dal VII-VI secolo a. C. storicamente sviluppato nella antichità greca col naturalismo materiale monistico presocratico o presofistico: con i sofisti e poi Socrate la filosofia si concentrerà sul mondo umano; la concentrazione sulla natura vede invece l’iniziale naturalismo passare dall’iniziale monismo dell’unico principio di tutte le cose al pluralismo degli elementi della realtà fenomenica; secondo la umanamente apparente materialità concentrarsi sulla natura è concentrarsi sulla materia.

La materia è spazio: naturalisticamente l’essere materiale è spaziale: alla discontinua o discreta spaziale materialità è meccanicamente mobilità nella materiale continua spazialità: la razionale reale astratta matematica geometrica continuità o infinita divisibilità dello spazio rendeva lo spaziale essere materiale unico principio dei monisti presocratici privo di soluzioni o interruzioni e dunque senza vuoti e assolutamente pieno; per farne sostanza di ogni cosa nella reale apparente processualità del mondo fenomenico i monisti presocratici avevano invece riconosciuto il vuoto spazio materiale; nel nostro occidentale filosofico scientifico iniziale monismo naturalistico presocratico fu Parmenide di Elea a rilevare la contraddizione tra la riduzione della corporea realtà ad un solo spaziale materiale principio e il riconoscimento della vuota spazialità materiale; nella eleatica seconda pitagorica razionale astratta matematica geometrica pura continuità il parmenideo essere materiale principio unico delle cose è fisicamente lo spazio pieno coerentemente uno e immobile, immutabile ed eterno nel flessibile infrangibile vuoto del quale meccanicamente la regolare necessaria casuale mobilità della discontinua indivisibile atomica spaziale materia determina la molteplice mutevole temporale reale fenomenica processualità.

Secondo i naturalisti monisti presocratici e il loro rispettivo principio materiale di tutte le cose nella antichità greca avanti Cristo dai secoli VI di Talete e la scuola di Mileto al V di Parmenide e gli eleati a riportare la reale fenomenica processualità all’unica sostanza il riconoscimento del vuoto spazio materiale nel greco antico iniziale nostro occidentale pensiero filosofico scientifico è ben riconducibile secondo la fisica densità come massa o quantità di materia su volume o appunto spazio: secondo gli stati fisici della materia Talete doveva considerare la concentrazione materiale spaziale dell’acqua; Anassimandro doveva rilevare la definizione delle cose nella concentrazione materiale spaziale nell’indefinito; nei passaggi di stato fisico Anassimene doveva guardare alla concentrazione materiale spaziale dell’aria; Pitagora doveva vedere la concentrazione materiale spaziale nelle unità fisico-matematiche dell’atomismo geometrico del punto esteso aritmogeomentricamente numero; Senofane doveva ritrovare la concentrazione materiale spaziale nella terra; nel fuoco Eraclito doveva quindi intendere l’energia inversamente proporzionale alla concentrazione materiale spaziale; natura e materia l’essere di Parmenide è dunque lo spazio fondo fisico flessibile infrangibile nella vuota continuità o infinita divisibilità del quale doveva pensarsi la concentrazione materiale superando il monismo dell’unico principio reale nel dualismo pluralistico meccanico fenomenico della elementare spaziale materialità mobile nella continua materiale spazialità.

Nel VII-V secolo a. C. il naturalismo materiale monistico presocratico o presofistico greco antico primo nostro occidentale pensiero filosofico scientifico inizia con Talete di Mileto: Talete è storicamente il primo filosofo per la teoretica o speculativa ricerca razionale pura generale naturale: secondo il principio reale di tutte le cose ad esprimere il movimento fisico la ilozoistica vitale materia della pampsichistica animata natura è nel retaggio linguistico del pensiero mitico religioso: «Talete credette esser tutto pieno di dei (Aristotele, De anima, I, 5)» (Rodolfo Mondolfo, Il pensiero antico, La Nuova Italia 1970, p. 36): «Ai Greci l’Europa moderna è debitrice della sua civiltà e cultura, ché queste o non sarebbero sorte mai o sarebbero ben diverse da quelle che sono se alle rive del Bosforo o sulle spiagge dell’Egeo la greve uniforme civiltà dell’Oriente, col suo assolutismo religioso e politico, non si fosse fermata dinanzi alla bandiera della libertà e della ragione innalzata per la prima volta dal popolo greco (Vigilio Inama, Letteratura greca, Hoepli 1901, pp. 8-9).

Talete è l’iniziatore della scuola filosofica ionica di Mileto: secondo gli stati fisici della materia meteorologicamente e biologicamente nella ricerca razionale pura generale naturale Talete di Mileto riporta monisticamente il mondo ad un unico principio reale causa materiale di tutte le cose nelle trasformazioni corporee di sostanza fondamentale vitale: l’acqua liquido, solido o gassoso indispensabile composto elementare: «Talete di Mileto intorno al 600 a. C. importa dall’Egitto le prime conoscenze di geometria e di astronomia e, al tempo stesso, si avventura già a formulare un’ipotesi cosmogonica, facendo dell’acqua il principio di tutte le cose» (Federigo Enriques, Le matematiche nella storia e nella cultura, 1938, Zanichelli 1982, pp. 8-9): «Questa ricerca dell’origine di tutte le cose… esprime una esigenza rimasta sempre alla base del pensiero scientifico… in una trasformazione fisica o chimica cerchiamo ciò che resta invariato come l’energia, la forza viva, il peso o ciò che vi è di comune al di là di ogni apparenza come nelle radiazioni luminose, termiche, elettromagnetiche… cerchiamo… di trovare un fondamento comune di cui il campo gravitazionale e quello elettromagnetico siano espressioni particolari, in modo da riguadagnare l’unità del tutto» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, pp. 97-98).

Della scuola filosofica ionica di Mileto dopo Talete è Anassimandro: Anassimandro di Mileto rileva il principio di tutte le cose nell’infinito indefinito: «… il pensiero ionico si slanciò arditamente alla ricerca del primo principio dell’universo… credette… di trovare questo… nell’unione di piccole particelle semplici e indivisibili atomi… Anassimandro» (Vigilio Inama, Letteratura greca, Hoepli 1901, p. 153): «Anassimandro di Mileto affronta subito i più formidabili problemi dell’universo ponendo al posto dell’acqua di Talete una sostanza primitiva infinita capace di diffondersi per lo spazio e di identificarsi con esso» (Federigo Enriques, Le matematiche nella storia e nella cultura, 1938, Zanichelli 1982, p. 9).

Per Anassimandro di Mileto secondo la definita determinazione di ogni cosa la naturale fisica definibilità passa per la composizione spaziale delle indivisibili atomiche unità minime materiali risultanti da condensazione dello spazio originario sostanziale primitivo infinito indistinto sfondo principio reale materiale discontinuo o discreto per soluzione di continuità nella atomica concentrazione della materia spaziale una colla materia del mondo spaziale senza materiale spazio continuo distinto flessibile infrangibile fondo del meccanico discontinuo atomico mobile andamento processuale materiale: «Forse Anassimandro ha riflettuto che era ardito il dire che l’acqua è il principio del tutto. Ma perché proprio l’infinito… Federigo Enriques e Giorgio Diaz de Santillana pensano… che il secondo filosofo ionico abbia voluto alludere ad una materia prima infinita e infinitamente diffusibile» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, pp. 99-100): «Anassimandro comprende… che la varietà delle sostanze del mondo deve poter essere compresa in termini di un solo costituente unitario e semplice che battezza àpeiron, l’indistinto» (Carlo Rovelli, La realtà non è come ci appare, Cortina 2014, p. 19).

Nella indistinzione dalla spaziale materia per inattuale flessibile infrangibilità il materiale spazio di Anassimandro di Mileto potenziale o virtuale ha la continuità: la concentrazione materiale da condensazione spaziale interruzioni o vuoti fa e nel continuo riporta la discontinuità: all’atomismo fisico del naturalismo materiale pluralistico presocratico o presofistico Anassimandro non va ma sta all’atomismo geometrico monistico pitagorico della prima pitagorica aritmogeometria del punto esteso monade o unità della spaziale fisica misurabile numerabilità: «Ricollegandosi alla tradizione ionica del problema della materia i pitagorici avevano cercato di spiegarne la natura immaginando che la sostanza primitiva di Anassimandro si condensi intorno a dei centri monadici che per ogni specie di materia presenterebbero una certa configurazione caratteristica. In questo senso le cose sono numeri e cioè gruppi di punti o corpuscoli aventi una certa estensione e disposti secondo un certo ordine geometrico: dalla quantità e dall’ordine di codeste particelle costituenti la materia stessa ritrae le sue proprietà… il numero è… figurato… le cui unità o monadi sono ad un tempo punti geometrici e fisici» (Federigo Enriques, Le matematiche nella storia e nella cultura, 1938, Zanichelli 1982, pp. 9-10).

Nella virtuale materiale spaziale continuità l’infinito indefinito di Anassimandro di Mileto è nella astrazione teorica scientifica: «Anassimandro… introduce le idee, che in seguito diverranno comuni nell’astronomia antica, del cielo come una sfera, della Terra come un corpo solido e secondo lui un cilindro librato nel vuoto al centro della sfera celeste; attorno alla Terra girano a distanze diverse su di un piano inclinato le stelle, la Luna, il Sole e i pianeti» (Giulio Preti, Storia del pensiero scientifico, 1957, Mondadori 1975, p. 18).

Dalla aperta alla sfericità della Terra ragione dell’equilibrio spaziale del bilanciato librato cosmico centrale sospeso mondo terrestre è la tecnico-scientificità del pensiero di Anassimandro di Mileto: «La prima grande rivoluzione scientifica è compiuta da Anassimandro ventisei secoli fa… Ora il cielo è tutt’intorno alla Terra e non solo sopra e la Terra è un grande sasso che galleggia sospeso nello spazio senza cadere. Presto qualcuno (forse Parmenide, forse Pitagora) si rende conto che la forma più ragionevole per questa Terra che vola per la quale tutte le direzioni sono uguali è una sfera» (Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, 2014, Adelphi 2017, pp. 32-33): «Con i filosofi di Mileto la tecnologia soppiantò la mitologia» (Benjamin Farrington, Scienza e politica nel mondo antico e Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’antica Grecia, Feltrinelli 1977, p. 164): «La scoperta dei più semplici fenomeni elettrici e magnetici è attribuita a Talete di Mileto… Siccome in quei primi esperimenti si usava l’ambra elettrizzata per sfregamento con una pelliccia così dalla parola greca elektron con cui si denomina quel materiale ha preso il nome l’elettricità» (Luigi Puccianti, Storia della fisica, Le Monnier 1951, p. 73): «Anassimandro… intuì per primo una possibile evoluzione dei viventi… osserva le variazioni che si producono nel nostro mondo… e perciò pensa che vi sia un continuo processo di trasformazione… gli stessi viventi prendono parte a tale processo» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, pp. 98-99 e 103): «Ad Anassimandro sono state attribuite parecchie scoperte tra cui quella di avere per primo delineato una carta geografica e l’altra di aver costruito uno gnomone e cioè un orologio a sole» (Francesco Fiorentino, Manuale di storia della filosofia, a cura di Augusto Guzzo, La Nuova Italia 1947, p. 12).

Tecnico-scientifico cartografico è filosoficamente in Anassimandro di Mileto il principio dell’infinito indefinito: il cartografo Anassimandro poteva ben considerare la corrispondenza fisica tra la necessità cartografica dello sfondo cartaceo indefinito materiale substrato del disegno geografico delle linee definitorie delle aree terrestri e la necessità cosmica del fondo spaziale indefinito originaria infinitamente diffusibile materiale sostanza della universale definizione reale delle cose: l’indefinito di Anassimandro è la superficie primitiva su cui eternamente si tracciano e cancellano le linee del mondo: tutto emerge dall’indefinito e all’indefinito ritorna; l’indefinito è sempre in movimento; facendo e disfacendo mondi in questo moto eterno l’indefinito si definisce e si ridefinisce nelle cose secondo la legge della limitazione reciproca dei contrari, come sono il caldo e il freddo, nei fenomeni della natura.

Scientifico relativistico è il discorso fisico cosmologico di Anassimandro di Mileto: la centralità terrestre per simmetria superava le posizione assolute nel mondo: «… di Anassimandro… relatività dell’alto e del basso in rapporto al mantenersi in equilibrio della Terra isolata nello spazio senza cadere» (Federigo Enriques, Le matematiche nella storia e nella cultura, 1938, Zanichelli 1982, p. 119).

Della scuola filosofica ionica di Mileto dopo Anassimandro è Anassimene: Anassimene di Mileto pone il principio della realtà in una sostanza mobile e vitale: l’aria: «Anassimene… di Talete e di Anassimandro… continua la dottrina e pone come principio delle cose l’aria conciliando in certa guisa il principio del primo con quello del secondo: l’aria è una materia determinata ed è insieme, per la sua facilità a mutarsi, in certo modo infinita» (Francesco Fiorentino, Manuale di storia della filosofia, a cura di Augusto Guzzo, La Nuova Italia 1947, p. 12): «Anassimene… ritorna all’idea di una sostanza primordiale materiale (l’aria), ma questo è un ritorno e non un regresso dato che Anassimandro non aveva risolto il problema con il suo enigma dell’infinito» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, p. 104): «Anassimene… riconosce come principio… l’aria, ma a tale materia attribuisce i caratteri del principio di Anassimandro: l’infinità e il movimento incessante» (Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1958, volume I, p. 17).

Di Anassimandro per Anassimene di Mileto aria è l’infinitamente diffusibile etereo infinito indefinito principio spaziale materiale di definizione del reale: ogni cosa è dall’aria definita nello spazio non della flessibile infrangibile fisica continuità ma della discontinua o discreta  materialità: la materia è spazio discreto e il cosmico fisico spazio è continuo.

Per Anassimene di Mileto l’aria è il supporto materiale di tutte le cose: costantemente in moto l’aria si determina nei fenomeni del mondo per rarefazione e condensazione: è il caso rispettivamente del fuoco e del vento.

Tecnico-scientifica è filosoficamente la risoluzione da parte di Anassimene di Mileto della fisica realtà nell’aria sostanza materiale elementare principio di ogni cosa: «Anassimene poteva osservare il processo di feltratura praticato a Mileto, celebre per la produzione dei tessuti di lana. Il filosofo afferma che la condensazione è dovuta alla compressione, la quale produce l’ispessimento o infeltrimento, e la sua terminologia ricorda appunto l’operazione di comprimere o gualcare delle pezze di lana… Quanto alla terra anch’egli supponeva che fosse piatta (l’idea della sfericità sarà guadagnata poi dai pitagorici)» (Umberto Forti, Storia della scienza, volume I, Dall’Oglio 1968, pp. 104-105).

L’aria è da Anassimene di Mileto rilevata fisicamente palesarsi secondo il movimento quale presupposto del mutamento: «Essa si rende visibile in virtù del caldo e del freddo, dell’umidità e del movimento. E’ in continuo movimento, poiché senza moto non vi sarebbe mutamento» (Giorgio Diaz de Santillana, Le origini del pensiero scientifico, 1961, Sansoni 1966, p. 49): «Codesta concezione spietatamente naturalistica del mondo la rompeva in modo decisivo con la tradizione religiosa e con la cosmologia mitica» (Ernesto Codignola, Sommario di storia della filosofia, volume I, La Nuova Italia 1946, p. 29).