La continuità del matematico puro spazio geometrico è dalla nostra umana ragione elaborata per astrazione dalla continuità del fisico empirico spazio reale apparente fenomenico da noi sensibilmente esperito flessibile ben infrangibile materiale sfondo del materiale mondo: come non percorribile infinita divisibilità la continuità è astratta dalla ininterrotta sempre piena fisica spazialità.
«Gli antichi… non potevano staccare il potere matematico da un certo potere filosofico… non si deve credere che le famose aporie di Zenone di Elea siano state completamente risolte o confutate dallo spirito moderno; anzi in sostanza non fu risolto proprio nulla» (Mario Dal Molin, L’uomo matematico, Bompiani 1952, p. 32).