Nella seconda metà del Novecento in Italia uno scolaro di quarta elementare era dal maestro così valutato: «E’ un bambino maturo, riflessivo, sempre molto impegnato. Presente in ogni iniziativa della classe è disponibile ad offrire il proprio aiuto e le proprie cose. Ben inserito nel gruppo ne rispetta le regole senza cercare come invece potrebbe di affermare il prestigio acquisito per primeggiare sugli altri. Si esprime con proprietà di linguaggio e ricchezza di parole; relaziona con vivacità; è in grado di approfondire i temi proposti in modo superiore alla norma. Corretto sul piano ortografico e grammaticale imposta bene il periodo. Legge con sicurezza. Mostra assoluta padronanza della tecnica delle quattro operazioni e dell’uso del sistema di misurazione; intuisce la soluzione dei problemi. Si appassiona alla storia; mostra interesse per la documentazione geografica e scientifica».
A bambino maturo lo scolaro di quarta elementare era dal maestro a ragione elevato: era riflessivo e sempre impegnato ovvero avviato alla personale critica integrazione del sapere guadagnato; era presente in ogni iniziativa della classe e disponibile ad offrire il proprio aiuto e le proprie cose ovvero partecipe e solidale; era ben inserito nel gruppo e rispettoso delle regole gruppali scolastiche senza ricerca di uso strumentale del prestigio acquisito nella classe per la affermazione personale ovvero paritario e antiautoritario; era capace di esprimersi con proprietà, ricchezza e vivacità e di approfondire i temi; leggeva e scriveva bene; padroneggiava gli strumenti aritmogeometrici e intuiva la soluzione dei problemi matematici; si appassionava alla storia e si interessava a geografia e scienze.
A maturo lo scolaro era dal maestro inquadrato essere assurto per la personalità di bravo bambino: la bravura infantile è l’onestà intellettuale adulta; insicura intellettualmente onesta è l’umanità.
A bambino maturo l’apertura a sapere e cultura è dalla intelligenza della meccanica concreta pura della reale apparente fattura del mondo nella fenomenica misura inteso da astratta struttura: la nostra umana cognizione passa per l’astrazione dalla concreta disposizione portando l’esperienza fattuale nella teorica ragione; la nostra umana teorica empirica ragione è carica di fatti in ogni esperienziale dimensione; conoscitivamente ed eticamente ed esteticamente i fatti sono la pietra di paragone della teorica e pratica nostra umana educazione.