Per Anassimandro il principio è astratto
e accoglie le linee di ogni ritratto:
la materia nel suo continuo strazio
si definisce nell’indefinito spazio:
nel mondo le cose risultano geometria
e la terra è al centro per simmetria.
Per Anassimandro il principio è astratto
e accoglie le linee di ogni ritratto:
la materia nel suo continuo strazio
si definisce nell’indefinito spazio:
nel mondo le cose risultano geometria
e la terra è al centro per simmetria.
Successore immediato di Talete nella scuola di Mileto è Anassimandro. Anassimandro di Mileto riconduce tutte le cose non ad una sostanza particolare ma alla stessa estensione materiale indeterminata. Ogni singola cosa è in quanto è determinata: condizione della molteplicità della realtà è che i suoi vari aspetti siano definiti e tra loro distinti. Per potersi definire e distinguere le cose richiedono però uno spazio indefinito e indistinto rispetto al quale determinarsi. Principio di tutte le cose è così per Anassimandro l’indefinito: la sola sostanza estesa indeterminata sfondo materiale comune delle cose. L’indefinito di Anassimandro è la superficie primitiva su cui eternamente si tracciano e cancellano le linee del mondo: tutto emerge dall’indefinito e all’indefinito ritorna. Per Anassimandro l’indefinito è sempre in movimento: facendo e disfacendo mondi in questo moto eterno l’indefinito si definisce e si ridefinisce nelle cose secondo la legge della limitazione reciproca dei contrari, come sono il caldo e il freddo, nei fenomeni della natura.
Secondo una legge della natura riporta le cose ad un unico principio lo stesso terzo rappresentante della Scuola di Mileto: Anassimene. Anassimene di Mileto pone il principio della realtà in una sostanza mobile e vitale: l’aria. Per Anassimene l’aria è il supporto materiale di tutte le cose: costantemente in moto l’aria si determina nei fenomeni del mondo per rarefazione e condensazione: è il caso rispettivamente del fuoco e del vento.
Prima della fioritura della filosofia occidentale nella Grecia del secolo VI a. C. le spiegazioni degli accadimenti o dello stesso mondo erano semplicemente religiose, teologiche, mitiche. Per i Greci la realtà era eterna e coincideva con la natura: il resto era dai Greci ricondotto alla ricca mitologia. Con l’emergere della filosofia nella spiegazione delle cose al mito subentra la ragione. Il passaggio dal mito alla filosofia fu naturalmente lento e graduale. Il passaggio dal mito al pensiero filosofico e scientifico richiese una realtà sociale, culturale, economica propizia. Il sorgere della filosofia fu suscitato da una crescita delle tecniche in un ambiente aperto e libero. La filosofia nasce nel contesto coloniale greco ionico delle coste egee dell’Asia Minore – odierna Turchia – che costituiva una civiltà in espansione dalla progredita e ricca tecnica. Giulio Preti richiamava che la riflessione scientifica è sorta dalla riflessione tecnica come il discorso teologico dalla prassi magica.
Termine la cui coniazione è tradizionalmente attribuita a Pitagora, “filosofia” (φιλοσοφíα, philosophìa) è “amore di sapere”, è aspirazione a conoscere: il legame della filosofia con la scienza è automatico. La prima filosofia fu così pura tensione a comprendere, stabilire razionalmente le cose. Fino a Parmenide o ad Eraclito il più immediato sforzo conoscitivo culmina in Pitagora.
Indagine razionale pura generalissima la filosofia poté offrire humus per lo sviluppo della scienza: soltanto una ricerca pura consente le astrazioni del pensiero scientifico. Le origini greche della scienza così coincidono e si confondono con le origini della filosofia. Una ricerca scientifica pura inizia in questo modo con la filosofia: nel pensiero occidentale l’indagine naturalistica è centrale. I primi pensatori così tentano una spiegazione razionale dell’intera realtà naturale.
I primi filosofi tentano i principi della realtà: nella molteplicità delle cose il pensiero restituisce l’ordine della natura quale risultato di una ricostruzione razionale: i principi indicati nel condurre ad unità la natura non sono per forza strettamente materiali: già nella scuola di Mileto all’acqua di Talete e all’aria di Anassimene si affianca l’indefinito (απειρον, àpeiron) di Anassimandro.
La ricerca filosofico-scientifica dei principi di tutte le cose documenta la vocazione della filosofia all’astrazione. Se la riflessione sulla natura della scuola di Mileto può approdare all’indefinito di Anassimandro la crisi della aritmo-geometria apre alla tradizione pitagorica le possibilità della matematica pura.