Come libero docente di epistemologia all’Università di Milano nel 1953 Angiolo Maros Dell’Oro pubblicava per Le Monnier il libro Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi: per Maros Dell’Oro filosofia, scienza e tecnica esprimevano complessivamente i 3 fattori dei quali «la nostra attuale civiltà rappresenti il massimo comune denominatore» (p. V) e nessun libro a sua conoscenza trattava «organicamente degli sviluppi di tutte e tre quelle manifestazioni dello spirito» (p. V).
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi inizia dalla filosofia del positivismo: A. Maros Dell’Oro rilevava la vastità del movimento di pensiero positivistico: «sorto nella prima metà dell’Ottocento e affermatosi nella seconda» il positivismo «si proponeva… di farla finita con ogni metafisicheria e fondarsi solo su dati di fatto sicuri… Esser positivi e quindi positivisti voleva dire questo… Il nome usato per la prima volta verso il 1820 nel gruppo di riformatori sociali facenti capo a C. H. Saint-Simon e lanciato da A. Comte nel suo Corso di filosofia positiva del 1830-42 finì più tardi per imporsi ovunque» (p. 3).
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi muove dalle origini della filosofia del positivismo come movimento di pensiero europeo: A. Maros Dell’Oro sottolineava che nella prima metà dell’Ottocento nella Francia degli ideologi, dei tradizionalisti e degli spiritualisti «il positivismo si presentò come una filosofia fresca e nuova che… mirava ai fatti concreti e voleva agire» (p. 4) e nell’Inghilterra del mai rinnegato empirismo e delle inavvertite variazioni kantiane e idealistiche «il positivismo fu visto come una ripresa del glorioso pensiero tradizionale» (p. 4); storicisti ma tradizionali, impegnati ma imitatori, vivaci ma subalterni «verso il 1855 gli italiani cominciarono a importare positivismo dall’estero» e passò «qualche anno prima dell’affermazione anche da noi di un movimento originale» (p. 5); con le critiche al sistema metafisico idealistico assoluto promosse dalla sinistra hegeliana a metà Ottocento in Germania emergeva la mitologia della filosofia dello Spirito di G. W. F. Hegel, ormai da sostituire con una filosofia naturalistica secondo un’esigenza alla quale si associavano i naturalisti materialisti e alla quale «comune era il rifiuto di guardare oltre la realtà terrena delle vicende umane e dei fenomeni naturali» (p. 6).
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi passa ai caratteri generali della filosofia del positivismo: alla sterilità e alle illusioni della metafisica il positivismo opponeva la produttività e concretezza della scienza: per i positivisti nel confronto coi fenomeni dobbiamo seguire il metodo scientifico e il solo sapere è la scienza: A. Maros Dell’Oro richiamava il discredito sulla filosofia e la differente interpretazione dello scientismo nell’età del positivismo. «Il prestigio della scienza era accresciuto dagli sviluppi della tecnica in ogni settore della vita» (p. 7): dall’Illuminismo il Positivismo riprendeva il motivo del progresso continuo all’insegna della scienza e della tecnica, dice Maros Dell’Oro: «Della tecnica colpiva soprattutto l’efficienza concreta… Grazie alla tecnica l’uomo cominciava a sentirsi capace di dominare le forze misteriose che pervadono la natura e di utilizzarle in proprio favore» (p. 8). Comune con l’Illuminismo il positivismo aveva lo stesso motivo della razionalità della natura, ma il senso della concretezza e realtà dei fenomeni portava il positivista al culto del fatto come dato oggettivo assoluto: Maros Dell’Oro rilevava nel positivismo il senso dei fatti concreti avere «una corrispondenza sul piano dell’azione» (p. 9); il positivismo avversava «tutto ciò che è vago, indeterminato, inafferrabile, inconcepibile, ineffabile… ed era invece… per il rude fatto concreto» (p. 10).
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi prosegue col positivismo francese e col filosofo francese del positivismo A. Comte (1798-1857) autore del Corso di filosofia positiva del 1830-42: A. Maros Dell’Oro rilevava nella legge dei successivi 3 stadi o stati teologico, metafisico e positivo o scientifico avere Comte fissato la storia del pensiero secondo la successiva modalità di spiegazione dei fenomeni della natura: «Per Comte la spiegazione scientifica ha un significato ben preciso. Già Galileo aveva insistito che la scienza deve indagare il come, non il perché dei fenomeni» (p. 11). Per Comte la spiegazione scientifica diventava però descrizione delle relazioni fenomeniche e la scienza si riduceva alla determinazione delle leggi della natura: Maros Dell’Oro sottolineava come Comte esagerasse il rifiuto di I. Newton di “fingere” ipotesi escludendo non solo la ricerca filosofica dell’essenza metafisica delle cose ma anche l’indagine scientifica sulla natura fisica dei fenomeni: «La concezione meccanica del calore, l’atomismo, la ricerca sui caratteri intrinseci dell’organismo vivente gli sembrano detriti dell’epoca metafisica. Parimenti non vuol che si chieda che cosa è il numero, il moto, la materia, la vita, la società in sé» (p. 10). A. Maros Dell’Oro insisteva sui limiti dell’idea comtiana di scienza: per A. Comte la scienza era solo un “sapere per prevedere” per poi regolarsi nell’azione: all’idea di Comte che la scienza abbia senso non per se stessa ma per la sua utilità per l’umanità Maros Dell’Oro ribatteva che «nessuna ricerca può dirsi a priori inutile» e alle riserve utilitarie di Comte sulle universali generali indagini astrofisiche rispondeva controesemplificando e aggiungendo come proprio l’astrofisica abbia prodotto «la scoperta dell’elio, rintracciato prima nel Sole (1868) che quaggiù (1882)» (p. 11).
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi rimane su A. Comte e si ferma sulla sua famosa classificazione delle scienze: per Comte le scienze sono nell’ordine di matematica, astronomia, fisica, chimica, biologia, sociologia: A. Maros Dell’Oro richiamava 1) i motivi storici e 2) la ragione logica dell’ordine delle scienze secondo Comte: 1) «le scienze si sono sviluppate appunto in quella successione: i Greci iniziarono la matematica e l’astronomia, Galileo e I. Newton la fisica, A. Lavoisier la chimica, F. S. Bichat… la biologia e lui, Comte, la sociologia» (p. 13); 2) «in quell’ordine si va dalle scienze più semplici e facili alle più complesse e difficili» (p. 13). All’ordine naturale della loro classificazione corrispondeva per Comte l’ordine necessario dell’apprendimento delle scienze: Maros Dell’Oro rilevava l’idea di Comte della pienezza scientifica utilitaria della sociologia, della quale Comte era orgoglioso di esser stato il fondatore. Se pochi aderirono alla sua finale religione positiva dell’Umanità, il pensiero di A. Comte divenne sempre più influente: scrive A. Maros Dell’Oro: «… dal 1850 circa l’influenza del suo pensiero fu sempre più notevole… Ben presto migliaia di persone, soprattutto nella classe dei medici, aderirono alla nuova dottrina. Finché, con E. Renan e H. Taine, essa conquistò gli stessi circoli intellettuali» (p. 15).
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi passa al positivismo inglese: A. Maros Dell’Oro rilevava l’illuministico positivismo avanti lettera dell’utilitarismo di J. Bentham (1748-1832) autore della Deontologia o scienza della morale: l’utilitarismo mirava ad un’etica scientifica: se la morale riposa sull’utilità intesa come piacere, vantaggio, felicità di contro a dolore, svantaggio, infelicità allora di bene e male è possibile un calcolo razionale secondo un’aritmetica morale e la massimizzazione del bene individuale come bilancio edonistico personale che realizza il principio eudemonistico collettivo dello stato ideale che prevede la massima felicità per il massimo numero di uomini; Maros Dell’Oro richiamava quindi la critica di A. Manzoni alla teoria di Bentham. Il principio dell’utilitarismo passava a J. Stuart Mill (1806-1873), al quale si devono il Sistema di logica deduttiva e induttiva del 1843, il Saggio sulla libertà del 1859, l’Autobiografia del 1873: di Stuart Mill A. Maros Dell’Oro sottolineava l’empirismo associazionistico e il fenomenismo sensistico: «Quanto alla realtà in sé Mill, da buon positivista, si inibiva di pronunciarsi. La sua essenza, diceva, e le sue cause ultime, sia efficienti che finali, ci sono ignote e imperscrutabili. Dobbiamo quindi limitarci ai fenomeni, e alle leggi di natura con cui possiamo sistemarli» (p. 18). In logica induttiva le 4 regole metodologiche di concordanza, differenza, variazioni concomitanti e residui sintetizzate da J. Stuart Mill per la scienza empirica e la determinazione relazionale delle leggi naturali fenomeniche erano da A. Maros Dell’Oro rilevate intese a perfezionare il metodo delle tavole dell’induzione eliminativa di F. Bacone: «Nella seconda edizione della sua logica Mill cita l’esempio dell’astronomo U. J. J. Le Verrier che, per spiegare le perturbazioni del pianeta Urano, dopo aver dimostrato che non potevano esser dovute all’influsso di alcuno dei corpi conosciuti, predisse (1845) l’esistenza di un nuovo pianeta, Nettuno, scoperto infatti da J. G. Galle l’anno appresso nel luogo indicato da Le Verrier» (p. 19). Al positivismo inglese appartiene poi H. Spencer (1820-1903): A. Maros Del’Oro indicava nella scienza 1) l’ispirazione, 2) l’orizzonte e 3) la prospettiva della filosofia di Spencer: 1) l’evoluzionismo è il principio universale che governa lo sviluppo della realtà secondo il passaggio dall’omogeneo semplice e indifferenziato all’eterogeneo complesso e differenziato; 2) l’inconoscibile esprime agnosticamente il limite della conoscenza dell’uomo, la cui esperienza scientifica non può superare i fenomeni per saper della realtà in sé loro soggiacente; 3) la morale si inquadra nello sviluppo evolutivo della socialità umana come processo dall’egoismo all’altruismo, per cui il bene altrui passa da mezzo a fine del proprio agire individuale personale.
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi arriva al positivismo italiano: dal positivismo temperamentale intellettuale filosofico concreto della prima metà dell’Ottocento si passa in Italia alla filosofia positivistica: A. Maros Dell’Oro poneva l’accento sulla figura di Carlo Cattaneo (1801-1869) e sull’idea di Cattaneo della filosofia metodologicamente continua con la scienza e alla scienza funzionale: «La figura più importante è quella del milanese Carlo Cattaneo… Era un convinto assertore del progresso, fondato soprattutto sulla scienza. Non negava la filosofia: negava che potesse avere altro metodo che quello delle scienze. E insisteva che tra queste e quella non si dà contrasto… Negò invece per tutta la vita la metafisica, dicendola un’accozzaglia di favole e di contraddizioni. La filosofia aveva il compito di sintetizzare i risultati delle varie scienze» (pp. 21-22). A. Maros Dell’Oro proseguiva che nella indifferenza alle idee di Cattaneo e altri e nella eco delle teorie straniere in Italia la prima discussione della questione del positivismo fu dovuta allo storico Pasquale Villari (1826-1917) nell’articolo La filosofia positiva e il metodo storico del 1866: insistendo che «l’unico metodo che desse veramente garanzie era il metodo delle scienze… metodo stesso di Galileo» (p. 22) La filosofia positiva e il metodo storico di Villari «apparve a Roberto Ardigò come il manifesto del positivismo italiano» (Paolo Rossi, Storia e filosofia: saggi sulla storiografia filosofica, Einaudi 1969, p. 172). Tra le influenze dall’estero nelle quali «a A. Comte ben presto si sostituì H. Spencer» e l’affermazione di «un positivismo più genuino» (p. 22) emergeva quindi la figura di Roberto Ardigò (1828-1920), elaboratore del pensiero positivo: A. Maros Dell’Oro rilevava come per H. Spencer l’evoluzionismo essere per R. Ardigò il principio universale che governa lo sviluppo della realtà; ma l’evoluzione è da Ardigò intesa come passaggio dall’indistinto al distinto secondo la psicologia e psicogenesi della conoscenza umana; per Ardigò la conoscenza umana riguarda la natura come sola realtà esistente ma non conosce i limiti dell’Inconoscibile, il quale è semplicemente l’ignoto.
Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi approda ad una rassegna del pensiero tedesco nell’età del positivismo: A. Maros Dell’Oro presentava L. Feuerbach (1804-1872) come figura originale della Sinistra hegeliana autore del rovesciamento materialistico dell’idealismo del maestro G. W. F. Hegel: Feuerbach propugnava un umanesimo integrale e riportava la religione alla condizione dell’uomo e riduceva la teologia ad antropologia; con il rovesciamento naturalistico della filosofia dello Spirito di Hegel L. Feuerbach preparava il materialismo storico sociale di Karl Marx. Di K. Marx (1818-1883) A. Maros Dell’Oro precisava di doversi in quel contesto occupare «del richiamo… al rigore scientifico e del… materialismo metafisico, gnoseologico e storico» (p. 25): Maros Dell’Oro sottolineava come Marx avesse fedelmente mutuato da G. W. F. Hegel il processo dialettico e l’organicità della realtà ma rivendicasse con L. Feuerbach le basi materiali dell’uomo: per Marx è la scienza ad insegnarci che «prima viene la materia e poi, come suo prodotto maturato attraverso l’evoluzione storica, è venuta la vita, la psiche, la conoscenza» (p. 26); l’affermazione delle condizioni materiali biologiche e socio-economiche dell’esistenza e della coscienza dell’uomo «ha portato K. Marx e F. Engels alla famosa teoria del materialismo storico» (p. 27). Con F. Engels (1820-1895) K. Marx esprimeva nella teoria del materialismo storico la dipendenza della coscienza e della cultura degli uomini dalla loro economia: come piano e complesso dialettico dei rapporti materiali dell’esistenza umana la struttura economica determina per Marx la sovrastruttura ideologica della società: per Marx, concludeva A. Maros Dell’Oro, nella civiltà i fattori economici «condizionano i fattori giuridici e politici, e l’ambiente sociale così creato condiziona a sua volta quelle sovrastrutture che sono la religione, la filosofia, l’arte e la cultura» (p. 28). Richiamata l’opposizione di K. Marx del suo socialismo scientifico al socialismo francese da lui definito utopistico A. Maros Dell’Oro terminava col materialismo naturalistico: lo zoologo K. Vogt (1817-1895) riduceva l’attività psichica a funzione cerebrale e considerava il pensiero prodotto fisiologico del cervello, il medico L. Büchner (1824-1899) attribuiva la forza alla materia e considerava il pensiero movimento meccanico prodotto dal cervello, il fisiologo J. Moleschott (1822-1893) insisteva sul processo continuo trasformativo dissolutivo-rigenerativo della vita e considerava il pensiero funzione della ricombinazione chimica organica; Vogt, Büchner e Moleschott sostenevano quindi un materialismo scientifico rispettivamente fisiologico, meccanico e chimico. Scientifico naturalistico era infine il materialismo del biologo E. Haeckel (1834-1919) e del fisiologo E. Du Bois-Reymond (1818-1896): Du Bois-Reymond maturava un agnosticismo scientifico che riferiva i limiti della nostra umana conoscenza agli eterni misteri rappresentati dagli insolubili 7 enigmi del mondo: «l’essenza della materia e della forza, l’origine del movimento, della vita, degli organismi, della coscienza e dell’intelligenza e del linguaggio e l’essenza della libertà» (p. 30), scriveva A. Maros Dell’Oro; senza enigmi era invece il mondo per Haeckel, il quale sosteneva scientificamente l’evoluzionismo biologico di C. R. Darwin formulando la legge biogenetica fondamentale per la quale l’ontogenesi ricapitola la filogenesi ma poi assolutizzava i principi scientifici cristallizzando in metafisica il pensiero filosofico-scientifico.