Dopo gli eleati il pensiero greco doveva riorientarsi: la via dell’essere di Parmenide e Zenone era una strada senza uscita: letteralmente, dal greco, un’aporia. Parmenide aveva sviluppato coerentemente le premesse fisiche del monismo presocratico, ma riducendo tutte le cose all’essere-uno aveva di fatto bloccato la ricerca; se voleva continuare a confrontarsi con i problemi la filosofia era obbligata a lasciare la via puramente speculativa dell’essere e a prendere altre strade. Il pensiero greco si volse così dal monismo al pluralismo e dalla natura all’uomo.
Nel riorientamento del pensiero la risposta naturalistica alla aporia eleatica converge nella ricerca atomistica delle condizioni di una approssimazione scientifica. Per l’atomismo gli atomi e il vuoto possono rendere ragione del movimento: il moto richiede una somma finita sia di punti di spazio che di istanti di tempo. Concentrandosi sul mondo degli uomini i sofisti ricercavano i fondamenti di ogni rapporto sociale e convivenza politica. Poi Socrate. L’esigenza di oggettività di Socrate diventa l’esigenza di oggettività di Platone. La metafisica di Platone è buona metafisica ispirata dall’esame dei campi della esperienza umana. Ai tempi di Platone lo sviluppo di matematica ed astronomia è tale da orientare la filosofia alla distanza critica dalla scienza. Moritz Schlick nominava Platone e sottolineava che i grandi pensatori sono sempre stati ben consapevoli che l’analisi filosofica non ha speranza se non muove dalla comprensione della conoscenza nella più rigorosa veste matematica.
Prima ancora di Platone il pensiero greco è attraversato dal filo rosso della dialettica. Come discussione razionale la dialettica conosce così un gran momento nel periodo della riduzione all’assurdo o reductio ad absurdum dell’individuazione pitagorica dell’incommensurabilità fra diagonale e lato di un quadrato e dei paradossi di Zenone di Elea: il controesempio dei numeri reali irrazionali mette in crisi il sistema aritmo-geometrico pitagorico ed apre al pensiero matematico puro ed alla svolta geometrica della matematica greca; le argomentazioni zenoniane richiedono, postulano un punto privo di estensione, grandezza, dimensioni. Altro gran momento della dialettica è l’atomismo: il movimento richiede, postula uno spazio fisico vuoto e una somma finita di istanti di tempo: è ignorato il concetto matematico di limite per il quale la somma di infiniti addendi può anche essere finita; per Werner Heisenberg lo spazio vuoto fra gli atomi nella filosofia atomistica di Democrito di Abdera fu il veicolo della geometria e della cinematica fisico-meccanica e rese possibili sistemazioni e movimenti degli atomi.
Sulla strada che porta all’atomismo greco incontriamo due pensatori: Empedocle di Agrigento e Anassagora di Clazomene. Con Empedocle ed Anassagora la filosofia cerca di andare oltre il monismo: il principio fisico unico di tutte le cose si risolveva nell’essere immutabile eleatico. L’essere-uno di Parmenide era un blocco compatto non soggetto a reali trasformazioni: l’essere eleatico non poteva farsi sostanza dei processi del mondo. Per spiegare i cambiamenti delle cose, gli eventi naturali, il cosmo occorreva abbandonare l’idea della sostanza fondamentale e risolvere i fenomeni sul piano dei fenomeni: riferendosi ad una pluralità di realtà così si mossero i fisici pluralisti: Empedocle, Anassagora e gli atomisti Leucippo e Democrito.
L’italico Empedocle di Agrigento riconduce i cambiamenti, i mutamenti, il divenire delle cose all’unione e alla separazione dei quattro principi: acqua, aria, terra e fuoco. Radici di tutte le cose i quattro principi ionici si fanno in Empedocle elementi: originarie componenti di base della realtà qualitativamente immutabili e distinte. Werner Heisenberg rilevava che la dottrina di Empedocle è una svolta verso una concezione più materialistica nel pensiero greco: i quattro elementi sono piuttosto sostanze materiali che principi fondamentali; e c’è l’idea che la straordinaria varietà dei fenomeni sia spiegata dalla unione e dalla separazione di poche sostanze differenti. Ad unire e a separare i quattro elementi sono per Empedocle due forze cosmiche: rispettivamente l’amore e l’odio. Sottolineando che si tratta di forze corporee come i suoi elementi Werner Heisenberg richiamava l’amore e l’odio di Empedocle quali causa del perenne divenire delle cose secondo cicli cosmici: all’inizio i quattro elementi sono mescolati dall’amore in un insieme detto sfero; poi l’amore si indebolisce, si fa strada l’odio e nella tensione di amore e odio gli elementi si separano parzialmente e si ha il cosmo; quindi prevale l’odio, gli elementi si separano completamente e si ha il caos; infine l’amore ritorna a mescolare gli elementi finché l’odio si allontana e si ricompone lo sfero iniziale.
Momento ulteriore nell’approssimazione all’idea di atomo è il pensiero di Anassagora. Della ionica Clazomene in Asia Minore Anassagora fu per un trentennio ad Atene. Da sottolineare è in questo senso il ruolo di Anassagora nella diffusione della filosofia nella Atene del V secolo a. C. Anassagora riporta i fenomeni, i cambiamenti delle cose, il divenire al mescolarsi e separarsi di infiniti elementi infinitamente piccoli e vari: i semi originari di cui è composta ogni cosa. Heisenberg rilevava che per la teoria di Anassagora è per la prima volta possibile interpretare geometricamente il termine miscuglio: il miscuglio di semi infinitamente piccoli si può rappresentare come un miscuglio di due tipi di sabbia di colore differente. E’ per Anassagora l’infinità qualitativa delle cose a suggerire l’infinità dei semi che le costituiscono. Rispetto alle cose e alle unità superiori potenzialmente scomponibili che formano, i semi di Anassagora sono in questo senso particelle simili: omeomerie, dice Aristotele. La potenziale divisibilità dei semi delle cose è per Anassagora condizione della pensabilità delle trasformazioni naturali. Condizione della pensabilità delle trasformazioni naturali è la presenza in ogni cosa di tutti quanti i differenti tipi di semi: per Anassagora tutto è in tutto. Per Anassagora le cose del mondo sono effettivamente il risultato dell’azione ordinatrice di un’intelligenza che tutto regola: più sottile di tutto e da tutto separata questa intelligenza ha determinato un movimento che ha ordinato l’originaria mescolanza caotica dei semi costitutivi dell’universo; ogni cosa è così una mescolanza ordinata dei semi della natura, e si caratterizza per il tipo di semi che numericamente vi prevalgono secondo i differenti rapporti in cui nelle differenti cose i semi sono stati distribuiti dall’intelligenza ordinatrice. Così per Anassagora il grano è tale e tale appare per il prevalere dei semi originari che gli conferiscono proprietà ed aspetto; sebbene in minor misura il grano include tuttavia anche tutti gli altri semi; quindi il grano può trasformarsi in pane ed il pane formare e sostentare il corpo per l’intima inclusione, mescolanza, scomposizione e ricomposizione in differenti proporzioni dei semi di tutte le cose.
Werner Heisenberg sottolineava che dalla filosofia di Anassagora c’è solamente un passo al concetto di atomo: il passo fu compiuto con Leucippo e Democrito di Abdera; e per la prima volta nella storia si espresse l’idea di particelle elementari costituenti la materia.
Iniziatore dell’atomismo greco è Leucippo. Di Mileto Leucippo fonda una scuola ad Abdera in Tracia. Alla scuola fondata da Leucippo si forma Democrito di Abdera ed appartiene l’insieme degli scritti di Democrito: il corpus democriteum. Democrito sviluppa l’atomismo del maestro Leucippo.
Con l’atomismo di Democrito di Abdera siamo di fronte a una teoria avanzata. Scientificamente, fisicamente parlando Federigo Enriques rilevava che dal punto di vista meccanico, dinamico alla teoria atomica di Democrito soggiace l’intuizione del principio di inerzia per il quale un corpo non soggetto a forze persiste nello stato di quiete o di moto rettilineo uniforme: nel sistema cinetico degli atomisti il movimento rettilineo è la condizione naturale per gli atomi. Heisenberg sottolineava che gli atomisti non recarono ragioni del moto originario degli atomi. Per Democrito gli atomi sono così in continuo movimento nello spazio vuoto: lo spazio vuoto tra gli atomi rende conto del moto e del mutamento. La teoria atomica di Democrito voleva spiegare il mondo fisico ed i suoi cambiamenti. Gli atomi sono particelle fisicamente letteralmente, dal greco, indivisibili: le piccolissime unità minime che Democrito oppone all’idea dell’infinita divisibilità della materia. Werner Heisenberg richiamava che l’atomo di Democrito è un frammento di materia piuttosto astratto: Democrito ha lasciato all’atomo l’essere, l’estensione spaziale, la forma ed il movimento. Gli atomi di Democrito sono dunque reali, estesi, dotati di una forma ed in moto continuo spontaneo.
Gli atomi di Democrito sono gli eterni ed i molteplici costituenti fondamentali delle cose. Condizione della molteplicità degli atomi è per l’atomismo antico l’esistenza di un’altra realtà fondamentale: il vuoto. L’essere degli atomisti greci è discontinuo e diviso in unità materiali distinte indivisibili: una materia continua, senza vuoti e divisibile all’infinito non potrebbe differenziarsi e finirebbe per dissolversi; solo una materia discreta e molteplice può dar corpo alle cose e risolversi nei molteplici fenomeni. Alla molteplicità infinita dei fenomeni corrisponde la molteplicità infinita degli atomi: elementi indivisibili di tutte le cose gli atomi di Democrito sono infiniti. Non percepibili con i nostri sensi gli atomi sono animati da un movimento primitivo: gli atomisti non potevano attribuire il moto degli atomi a specifiche qualità; gli atomisti avevano infatti ridotto l’universo ad atomi qualitativamente indistinti e a spazio vuoto. Gli atomi di Democrito si differenziano per quantità: per determinazioni fisico-geometriche e spaziali: grandezza, forma, ordine, posizione. Variabili in estensione ed in figura gli infiniti atomi di Democrito si muovono eternamente nel vuoto infinito, e nello spazio vuoto possono così aggregarsi secondo numeri, accostamenti ed orientamenti diversi. Ogni aspetto e mutamento delle cose rimanda in questo modo per Democrito all’unione ed alla disgregazione degli atomi nel vuoto: nel proprio incessante movimento gli atomi urtano, rimbalzano, si legano secondo le corrispondenze fisico-geometriche e spaziali. Se nell’urto gli atomi cambiano il proprio moto, nel mondo vuoto degli atomisti il movimento inerziale non si risolve automaticamente in moto circolare. Nell’idea atomistica sono tuttavia i vortici che si formano dal caos del movimento originario degli atomi a determinare gli infiniti mondi corrispondenti alle infinite possibilità ed all’eterna vicenda ciclica degli infiniti atomi in perenne movimento nell’infinito spazio vuoto. Ad avvalorare l’idea atomistica di atomi, vuoto e movimento, unione e separazione degli atomi erano poi fenomeni chimici e chimico-fisici compatibili con le dimensioni atomiche, lo spazio vuoto, la mobilità degli atomi.
Heisenberg osservava che una certa convergenza di conclusioni tra la filosofia antica e la scienza moderna mostra le possibilità della stessa combinazione razionale di esperienza ordinaria e non sperimentale della natura e ricerca di un ordine logico nella medesima esperienza comune per intenderla secondo principi. Il ruolo della ragione nella conoscenza è ben rilevato da Democrito: i sensi si fermano all’apparenza delle cose; per passare dall’apparenza e dall’opinione alla realtà e alla verità dobbiamo integrare i sensi con la ragione; siamo così ricondotti alla realtà atomica dietro l’apparenza qualitativa dell’esperienza sensibile dei colori, degli odori, dei sapori; e riportati dal mondo sensibile qualitativo al mondo degli atomi eternamente in moto nello spazio vuoto riconosciamo opinione il colore, il caldo, il freddo, il dolce, l’amaro e verità gli atomi e il vuoto.
Se le qualità sensibili delle cose rimandano al rapporto del soggetto conoscente con la realtà atomica e sono quindi secondarie all’azione degli atomi sulla nostra sensibilità e soggettive, le determinazioni quantitative, fisico-matematiche del mondo atomico degli atomisti non dipendono dall’interazione con il soggetto ma sono reali, oggettive e misurabili; e siccome gli atomi, lo spazio vuoto, il movimento atomico sono originari le determinazioni della realtà atomica sono qualità-quantità primarie.
Nella prospettiva scientifica atomistica il moto degli atomi nel vuoto obbedisce a leggi fisiche: data una situazione materiale iniziale lo sviluppo del mondo è razionalmente determinabile e fisicamente necessariamente determinato; a proposito dell’atomismo si può così parlare di determinismo. Democrito riduceva pure la realtà a materia e movimento: ad atomi che si muovono eternamente nello spazio vuoto. Riguardo all’atomismo di Democrito si può in questo modo parlare propriamente di meccanicismo: gli atomi sono originariamente dotati di movimento; se il moto è lo stato naturale per gli atomi e se gli atomi ed il vuoto hanno soltanto proprietà matematiche, geometriche allora le leggi fisiche riguardano solo il movimento degli atomi nello spazio; dato il riferimento spaziale e temporale degli atomi lo sviluppo del cosmo è così determinabile cinematicamente e quindi meccanicamente necessariamente determinato. Rispetto all’atomismo di Democrito si può dunque parlare di determinismo e meccanicismo: se ogni sviluppo dell’universo obbedisce a leggi ed è per questo necessariamente determinato dalle condizioni fisiche che lo precedono secondo il principio di causa ed effetto, allora nel mondo non c’è alcuna libertà; e se la realtà si riduce a particelle materiali in moto nello spazio vuoto allora nel mondo non c’è neppure alcuna forza a causare movimenti e cambiamenti.
Epicuro introdurrà nell’atomismo antico il peso degli atomi e la loro deviazione dalla perpendicolare di caduta: proprietà fisiche, determinazioni non matematico-geometriche ma meccanico-dinamiche intese a spiegare il moto degli atomi e il determinarsi delle cose eppure a sottrarre alla necessità uno spazio per la libertà umana attraverso il caso. Nella Divina Commedia Dante dice di Democrito «che il mondo a caso pone» (Inferno, IV, 136): se Democrito esclude dal mondo ogni scopo e finalità intelligente, Epicuro porta davvero il caso nel mondo. Ancora nella Divina Commedia Dante afferma dei seguaci di Epicuro «che l’anima col corpo morta fanno» (Inferno, X, 15): per l’atomismo la stessa anima è materiale e come tale è soggetta a disgregazione e quindi mortale; Federigo Enriques rilevava la mancanza di coraggio del Medioevo di riprendere completamente la dottrina di Democrito, che nella memoria era legata al materialismo epicureo.
Democrito opera nel V-IV secolo a. C. ed è contemporaneo di Socrate. Democrito è un naturalista e si concentra sulla natura: è un presofista e un presocratico; i sofisti e Socrate erano umanisti e si occupavano dell’uomo. Democrito è poi contemporaneo del grande medico greco Ippocrate di Cos. Dell’isola greca di Coo nel Mar Egeo Ippocrate affronta scientificamente la medicina e lega il nome alla scuola medica di Cos ed al corpus hippocraticum di scritti medici con Il giuramento deontologico famoso. La medicina ippocratica porta l’atteggiamento scientifico puro della filosofia naturalistica nello studio dell’uomo. Muovendosi sul piano dei fenomeni la scuola medica di Cos tuttavia rifugge la mera speculazione filosofica e tempera la speculazione teorica coll’attenzione ai dati empirici dell’esperienza e della pratica. La medicina ippocratica insiste su ambiente naturale e sociale e riconduce la salute all’equilibrio di 4 umori del corpo umano corrispondenti ai 4 elementi di Empedocle: il sangue del cuore è caldo e umido come l’aria, la bile gialla del fegato calda e secca come il fuoco, la bile nera della milza fredda e secca come la terra ed il flegma del cervello freddo ed umido come l’acqua. La caratterologia ippocratica spiegava poi la personalità umana col prevalere di uno dei 4 umori: sangue, bile gialla, bile nera e flegma prevalgono rispettivamente nei sanguigni estroversi e stabili, collerici estroversi ma labili, melanconici introversi e labili e flemmatici introversi ma stabili.