In Spinoza l’idea panteistica di Dio come natura naturante e natura naturata, cioè come rispettivamente causa ed effetto del mondo, è il riferimento metafisico dell’etica: la visione metafisica o speculativa dell’intera realtà nella sua unità è conoscenza intuitiva; etica e morale sono così a loro volta legate alla conoscenza.
L’ascesa conoscitiva all’intuizione metafisica porta per B. Spinoza a superare il dualismo cartesiano di anima e corpo e a riconoscere il parallelismo psicofisico di pensiero ed estensione come attributi della unica sostanza reale divino-naturale: c’è corrispondenza tra l’ordine e la connessione delle idee e l’ordine e la connessione delle cose.
L’intuizione è il terzo e massimo grado della conoscenza: se andando dal primo al secondo e passando così dalle immagini sensibili alla ragione discorsiva si va già alle cause delle cose, per Baruch Spinoza la comprensione intuitiva riconduce tutto all’unica sostanza divina secondo la visione dell’universo sub specie aeternitatis.
La comprensione intuitiva della assoluta necessità del tutto porta alla purificazione dalle passioni e apre l’uomo alla libertà: condizione della libertà è per Baruch Spinoza l’amore razionale di Dio: amor Dei intellectualis.
Alla affermazione della necessità metafisica si oppone in B. Spinoza la rivendicazione della autonomia razionale, politica e religiosa.