Tra angoscia e paura
nel sentimento sincero
tra necessità e cura
nel pensiero vero
con espressione pura
comunicando per intero
l’uomo crea la cultura
superando il naturale mero.
Tra angoscia e paura
nel sentimento sincero
tra necessità e cura
nel pensiero vero
con espressione pura
comunicando per intero
l’uomo crea la cultura
superando il naturale mero.
Dalla natura una volta uscito e continuamente necessitato
sulla terra delle relative individuali sensazioni ben smarrito
il cielo dell’essere assoluto indefinito sentito e considerato
l’uomo sempre e ovunque mondi oggettivi ha ben costruito:
intendimento e scambio comunicativo è in noi determinato
da concetti e linguaggio e da esistenza ed empiria investito
l’umano razionale e simbolico nostro apparato avrà formulato
regole per costituire la realtà oggettiva nel contesto stabilito:
nella propria oggettività ogni esperienza avrà rappresentato
la umana verità e l’universo relativo della cultura avrà definito.
Riconoscendo nell’uomo della cultura la centralità
la filosofica rivoluzione copernicana si paragonerà
all’equilibrio di inerzia sensibile e razionale gravità:
la nostra simbolica culturale costitutiva razionalità
definirà la nostra umana sola ed esclusiva verità
costruendo la formale empirica oggettiva realtà:
l’essere indeterminato realmente ci solleciterà
e vero assoluto sensibile ma indefinibile resterà:
la ragione la culturale esperienza oggettiva darà
in simboli vincolando l’individuale relativa sensibilità.
Nella sensistica individuale soggettività
il relativismo renderà indefinibile la verità
come costruzione della oggettiva realtà:
in noi l’esperienza i fenomeni non supererà
ed alla assoluta oggettività non accederà:
costituiamo noi la fenomenica oggettività
nelle possibilità della empirica razionalità:
la plurale costruibilità dell’umana oggettività
storicamente ben documentabile risulterà:
l’epistemologia la coscienza greca riprenderà
della fenomenica non univoca esplicabilità:
dalla sottodeterminazione teorica seguirà
la nostra umana sola ed esclusiva falsificabilità
dalla teoretica alla etica ed estetica verità.
Nella propria filosofica radicalità il problema della verità
umanamente da noi equilibratamente considerato sarà
se della umana esperienza si riconoscerà la razionalità:
la storicità della ragione non ci precluderà l’oggettività
e l’intuizione etica ed estetica all’essenza non ci porterà:
di concetti e linguaggio guardando alla intrascendibilità
alla intuizione si attribuirà la sola razionale esprimibilità:
la convergenza della razionale storica verità nell’oggettività
né esperienze né strumenti conoscitivi in noi privilegerà:
se l’intuizione si assolutizzerà e la ragione relativa si vedrà
la questione sarà se il preteso assoluto il relativismo bilancerà
o se dal relativismo all’irrazionalismo invece si approderà.
La filosofica negazione del sapere assoluto all’umanità
ben non comporta l’affermazione dell’assoluta relatività:
tra il relativo e l’assoluto pure si riconoscerà l’oggettività
come la esclusiva umanamente attingibile nostra verità:
in quanto pure all’esperienza etica ed estetica si riferirà
la nostra umana oggettiva verità il metodo ben eccederà:
costruzione razionale fenomenica in noi sarà ogni verità
e da fatti e realtà a valori e possibilità pure si estenderà:
nel metodo il controllo ipotetico teorico della scienza sarà
e fuori del metodo scelte e visioni recepiscono la realtà:
colla realtà oggettivamente ci si confronta nella possibilità
e alla possibilità l’educazione alla libera ragione formerà.
Dello psicodramma se la liberazione affettiva si considererà
aristotelicamente come purificatrice della nostra sensibilità
della catarsi da noi qui rilevare si potrà umanamente l’eticità
e secondo lo sviluppo etico si arriverà alla base della moralità:
empatizzando l’uomo con gli altri sensibilmente si immedesimerà
e simpatizzando razionalmente dell’umana condotta deciderà:
se la personale e storica volontà universale e coerente si determinerà
il senso morale nella kantiana ragion pura pratica nell’uomo si compirà.
Il credente con la fede Dio nel mondo ritroverà
ma con la ragione dell’essere infinito le possibilità non esaurirà
e l’ateo senza fede Dio nel mondo non verificherà
ma colla ragione dell’essere infinito la divinità escludere non potrà:
della fede l’agnostico di Dio la conoscenza negherà
e colla ragione di Dio la possibilità al rapporto di uno su infinito ridurrà.
A mia madre.
Il senso morale è un’acqua di calcarea sorgente
e può nell’uomo legare spegnendo la calce viva
da riduzione della materia sensibile proveniente:
colla catarsi la sensibilità alla pura forma arriva
e per energia ben attivata e disposta eticamente
ci dà l’immedesimazione misura della vita attiva.
Colla coscienza l’uomo sa di sé e della propria esistenza:
nel pensiero possiamo elevarci dalla realtà alla possibilità:
se l’umana conoscenza definisce una determinata apparenza
l’angosciosa indeterminatezza è la nostra esistenziale verità.